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La nascita del cinema bulgaro

14.01.2013

Quasi cento anni fa a Sofia è stato proiettato il primo film bulgaro. Precisamente il 13 gennaio 1915 al Teatro Moderno fu presentato "Balgaran e galant" (Il bulgaraccio è galante) interpretato e diretto da Vasil Ghendov. Purtroppo, negli anni '40 la pellicola è andata persa. Nel 2005 questa data è stata ufficialmente proclamata festa in Bulgaria per tutti coloro che lavorano nella cinematografia. Ripercorriamo i primi passi del cinema bulgaro con questo testo di Sergio Micheli, critico cinematografico, autore di molti articoli ed alcuni volumi sul cinema bulgaro.

Le testimonianze sulle prime realizzazioni cinematografiche in Bulgaria sono scarse e frammentarie. Molte pellicole sono andate perdute o distrutte. Solo pochi film si sono salvati, sufficienti comunque per poter individuare i dati caratteristici di questo primo momento storico del cinema bulgaro.

La prima realizzazione bulgara del genere, quella con la quale inizia ufficialmente la storia del cinema, è "Balgaran e galant" (Il bulgaraccio è galante). La storia d'amore è qui al suo debutto; essa ruota attorno al personaggio del bulgaraccio, ossia del genuino e rozzo tipo bulgaro, tutto preso con le sue galanterie grossolane a conquistare le simpatie di una giovane signora. Gheorghi Stoianov - Bigor, direttore della Cineteca Nazionale Bulgara, scrive a proposito di questo film: "Il 16 di maggio del 1910, alle dieci del mattino, davanti alla casa di Sassalov al n. 9 della via Slavianska a Sofia un giovane di 19 anni stava girando la commedia filmata 'Il bulgaraccio è galante' ". L'operatore del film era lo spagnolo Gaetano, operatore del Teatro Moderno. Egli adoperava una camera Pathè comprata per l'occasione a Budapest e importata in Bulgaria nel 1908 da Aladar. Il realizzatore e il protagonista del film erano la stessa persona; cioè un elegante gaudente, una specie di Max Linder bulgaro, che incontra nella strada una giovane donna e cerca di farle la corte. Al personaggio della donna dà vita l'attrice del teatro drammatico di Plovdiv Mara Lipina; la quale propone al galante di accompagnarla a fare le sue spese comprando tutto quello che le viene in mente. D'improvviso lei si accorge di avere dimenticato i suoi soldi e prega il suo corteggiatore di farle un prestito. L'uomo lo fa con piacere. Poi la giovane donna conduce il galante in un negozio di lusso dove fa alcune spese costosissime; uscendo fa portare tutti i suoi pacchi al suo occasionale accompagnatore conducendolo in casa dove lei, incontrando suo marito, lo prega di chiamare un vetturino e di dare, al tempo stesso, la mancia al facchino. Il vetturino passa sotto il naso del bulgaro galante il quale resta confuso e triste sul marciapiede con i suoi 50 centesimi...

Il bulgaraccio è galante remake di Julian Minkov.

In questo film lavorava anche M. Debello, un italiano capo del personale del Teatro Moderno, che interpretava la parte del cliente; il contabile Anghelov faceva la parte del marito mentre i passeggiatori erano due figuranti del Teatro Moderno: Metodi Stanoev e Todor Stamboliev.

Le riprese furono effettuate in 25 giorni. In apertura del film, al posto del gallo di Pathé Freres ebbero l'idea di rappresentare un piccolo leone sdraiato con la scritta Ghendov-Film. Dopo le riprese, le pellicole passarono al laboratorio per il trattamento: cioè in un granaio le cui finestre erano oscurate con carta nera; l'acqua necessaria veniva presa dalla fontana del cortile della birreria Vitoscia. Alla fine arrivò il giorno della prima visione. Il successo di Ghendov-Film fu più grande di quanto si sperava.

Per 14 giorni, un record per quei tempi, l'unica copia positiva di cui disponevano i realizzatori girava senza interruzione. La presentazione del film nelle città di Russe, Adrianopoli e Plovdiv ottenne lo stesso successo della capitale.

Il pubblico contemplò per la prima volta un film bulgaro con personaggi, strade, case, alberi bulgari... Un Max Linder bulgaro, con un piccolo leone nazionale. Non si trattava più di Pathè Freres, nè di Mack Sennet, ma di Ghendov-Film.

Uno dei primissimi film che si conserva ancora è "Liubovta e ludost" (L'amore è una pazzia), proiettato per la prima volta nel Settembre del 1917, il cui soggetto fu tratto da un racconto dello scrittore francese Renè Le Croix, realizzato dalla Ghendov Film. A sentir parlare di soggetti scelti da ciò che di meglio, come narrativa di moda, offriva la produzione straniera; a sentir dire di una sigla come Ghendov Film, verrebbe fatto di pensare, nei confronti della cinematografia di quei tempi, ad una impostazione intellettuale ed organizzativa del lavoro di una certa serietà ed impegno perlomeno uguali a quelli delle altre cinematografie contemporanee. Ma è un'espressione sbagliata.

Basta continuare la lettura dei dati del film per accorgersi subito del carattere artigianale ed improvvisato di questa realizzazione. Dunque: sceneggiatore e regista: Vasil Ghendov, produttore: Vasil Ghendov (Ghendov film), interpreti: une studente: Vasil Ghendov; una ragazza: Gianna Ghendova (moglie di Ghendov) e così via.

Il pioniere e mattatore bulgaro evidentemente non dimostra la stoffa del collega Charlie Chaplin che, già in quel periodo, aveva realizzato qualche decina di film a base d'inseguimenti e di torte in faccia ma di tutt'altro significato.

"L'amore è una pazzia", in due parti, con didascalie scritte a gesso su una lavagna e riprese direttamente per ottenere l'effetto della pellicola negativa (si vedono anche le linee bianche orizzontali fatte per mantenere allineata la frase), racconta la vicenda di un amore fra due giovani, contrastato dalla zia della ragazza che vuol dare in marito alla nipote il ricco Giongiukov. In poco più di dieci minuti di proiezione si susseguono una serie di colpi di scena fra cui quello, più ingegnoso di tutti, dello studente che, cambiato il proprio abito con uno preso in prestito da un amico, si presenta dalla zia spacciandosi per Giongiukov e fingendo attacchi epilettici. Alla fine, come è naturale, la zia preferisce per la nipote il giovane studente permettendo finalmente il loro amore e, di conseguenza, la loro unione.

Il testo è tratto dal libro di Sergio Micheli "Il cinema bulgaro", Marsilio Editori, 1971





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