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Bari:"La parola padre", sei ragazze, sei storie e un protagonista 'il dolore interiore'

24.11.2012

Il secondo spettacolo della rassegna Actor del Nuovo Teatro abeliano di Bari, ha visto in scena lo spettacolo "La parola padre" drammaturgia e regia di Gabriele Vacis, una nuova produzione dei Cantieri Teatrali Koreja, il teatro stabile d'innovazione del Salento, che ancora una volta non si è smentito e non ci ha deluso.

"La parola padre" è uno spettacolo che conduce gli spettatori ad effettuare un viaggio nel mondo di sei giovani ragazze di nazionalità diversa, bulgara, polacca, macedone e tre italiane e qual è il primo luogo che possa accumunare le sei protagoniste se non l'aeroporto, crocevia internazionale.
Li unisce anche la lingua inglese, che permette loro di poter comunicare.

Ma cos'altro li accomuna?
E come chi si incontra per la prima volta tenta di trovare un argomento che li possa legare, loro lo trovano nella parola "padre", e scoprono che nei paesi dell'est il padre viene chiamato "Tatko" o "Tata", un po' come nella Grecìa Salentina, ma in seguito si svestono della figura di figlia amorevole, e prorompono parlando della figura del padre, come di quello che non ha permesso la loro felicità o per gelosia, diffidenza e assillo., alcune volte anche grazia alla presenza-assenza di una madre.

Il palcoscenico si presenta con un muro costruito con bidoni di plastica, un muro che viene infranto più volte e poi sempre riedificato, forse a simbolo della ferita dell'anima di ognuno di loro e solo grazie all'aiuto di chi comprende il loro dolore riescono ad andare avanti.

Come quello di Irina Andreeva (Bulgaria), dove ammette che i padri odiano sempre i fidanzati delle figlie, odio che non è mutato nemmeno quando il suo amore Victor muore di morte bianca, anzi in quell'occasione il suo Tatko, rimarca come non valesse niente nemmeno sul posto di lavoro.
Chi per tutta la sua gioventù ha tentato di essere perfetta per far felice i suoi genitori, ha fatto da paciere e da arbitro, per poi diventare un'adolescente ribelle.

Chi si sente in colpa perché "non" è stata stuprata a 15 anni come sua madre, Alessandra Crocco (Italia).

E chi come racconta Anna Chiara Ingrosso (Italia),da bambina ha dovuto subire un'attenzione "particolare".

Simona Spirovska (Macedonia), invece odia il suo padre della patria, rimpiangendo il dittatore Tito, perché da quando c'è lui al potere non può più avere ed amare chi non discende da Alessandro il Macedone, perché infonde l'odio verso i greci, gli albanesi, i serbi, ovvero verso tutta la ex Jugoslavia e così lei non può più vedere ed avere amici, oltre confine.

E chi come la polacca Aleksandra Gronowska, racconta attraverso le sue fotografie dell'infanzia, rigorosamente in bianco e nero, tanto da sembrare lontane dal tempo e dei luoghi, ma si riferiscono al 1981, la sua vita sotto il comunismo, spiegando le interminabili code anche di tre ore per avere un po' di carta igienica se andava bene o trovare gli scaffali vuoti. Mostra la tessera per poter acquistare la carne e se la perdevi non poteva essere sostituita e dagli sguardi sbigottiti ed increduli delle altre ragazze che gli chiedono Perché?, lei con naturalezza spiega "Because it's comunism" (perché è il comunismo), perché non lo sapevate che in Polonia c'è stato il comunismo?.

Per terminare con il grido di Maria Rosaria Pinzetta (Italia), che al raggiungimento dei suoi 42 anni chiede disperatamente al padre da sempre in competizione con lei, cosa può fare ancora il suo corpo "Scusa papà... scusa... Volevo solo sapere quanto tempo mi rimane...Quanto tempo mi rimane da vivere... e come".

Giovani che hanno in sospeso conti sia con i loro padri ma anche con la loro patria, uomini e luoghi che le hanno generate.

Uno spettacolo che esce fuori dagli schemi, coinvolgente, perché ci si accorge che non stanno recitando ma stanno raccontando la loro storia e le lacrime che si vedono non sono finte e si intuisce che il vero protagonista è il dolore interiore, una sofferenza che le accompagnerà per sempre e in ogni luogo.

Spettacolo prodotto da Koreja nell'ambito del Progetto Archeo.S., finanziato dal Programma di Cooperazione Transfrontaliero IPA Adriatico Lead Beneficiary Teatro Pubblico Pugliese
drammaturgia e regia: Gabriele Vacis
scenofonia e allestimento: Roberto Tarasco
coordinamento artistico: Salvatore Tramacere
con: Irina Andreeva (Bulgaria), Alessandra Crocco (Italia), Aleksandra Gronowska (Polonia), Anna Chiara Ingrosso (Italia), Maria Rosaria Ponzetta (Italia), Simona Spirovska (Macedonia)

Rassegna Actor, Nuovo Teatro Abeliano, Bari

23 e 24 novembre 2012 ore 21.00
25 novembre 2012 ore 18.00


Autore: Anna deMarzo
Fonte: Puglia live




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