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Europa dell’Est: l’impegno dei governi contro l’abbandono dei minori

22.11.2012

Un impegno che giunge a latere di un convegno dell'Unicef e che coinvolge 21 Paesi dell'area centrorientale del Vecchio Continente e gli Stati dell'ex Unione Sovietica: contrastare il fenomeno dell'abbandono dei minori negli orfanotrofi, retaggio dei vecchi regimi comunisti.Una pratica che, oggi, causa ogni anno circa15mila abbandoni di minori. Le stime ufficiali, annunciate dall'Unicef, parlano chiaro: quasi 1milione e mezzo di bambini e adolescenti, tutti minori di 18 anni, vivono lontani dalle loro famiglie. Nei Paesi dell'Europa dell'Est e in quelli mittelasiatici, i minori sono abbandonati in forza della convinzione, ereditata dal patrimonio culturale ex-comunista, che lo Stato abbia la responsabilità di allevarli.

Una convinzione ben radicata nella cultura e nelle vedute dei nuclei familiari dell'est. Una degenerazione culturale dovuta al periodo sovietico, statalista e accentratore, in cui si ricoprivano della massima importanza gli interessi pubblici, a scapito di quelli privati. Dalle parole di Sofia Marie-Pierre Poirier, direttrice territoriale dell'Unicef, giungono delucidazioni sulla delicata questione.

"Molti Paesi puntano ancora oggi sul collocamento in massa nelle istituzioni, ignorando le prove esistenti che questo va a scapito degli interessi dei bambini e provoca handicap fisici e cognitivi che si trascinano per tutta la vita". Sarebbero, infatti, secondo gli esperti, proprio gli orfanotrofi la causa di ritardi nello sviluppo fisico di un bimbo piccolo.

La Russia è il primo Paese, nella classifica delle nazioni coinvolte nella pratica dell'abbandono dei minori: poco più di 15mila bambini con meno di tre anni sono costretti al trasferimento in un istituto di accoglienza. Segue la Bulgaria: l'Agenzia statale per la tutela dei bambini denuncia l'abbandono di circa 2mila minori, dei quali la metà sono neonati.

Ma, oltre alla pessima convinzione di delegare allo Stato l'educazione e l'allevamento dei piccoli, quali sono le altre cause che spingono migliaia di genitori a staccarsi dai propri pargoli? La povertà, di iscuro, ma anche una gestione politica inefficiente dello Stato nel settore assistenziale e del welfare.

Parla Milena Harizanova, referente Unicef da Sofia: "L'abbandono di neonati e bambini avviene soprattutto in seno alle comunità emarginate, soprattutto tra i rom". Genitori disoccupati, ridotti in miseria, sprovvisti di permessi o documenti e impossibilitati, pertanto, alla registrazione nei Comuni, così come alla richiesta degli aiuti sociali.

Il Parlamento è al lavoro con l'obiettivo di varare, entro il 2013, una legge che vieti l'abbandono dei minori di 3 anni presso strutture statali. Strutture delle quali si sta cercando di prevedere la chiusura definitiva entro il 2025. Un traguardo, il divieto di abbandono, raggiunto finora solo da tre Paesi: Croazia, Romania e Serbia.


Autore: Emilio Garofalo
Fonte: Frontiere News



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