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"A est dell'Occidente" di Miroslav Penkov

21.11.2012

«I racconti di Penkov riescono con poche frasi a ottenere ciò che agli altri scrittori è concesso solo con interi capitoli… Davvero una raccolta di trionfi!». - L.A. Times

«Pensate a un incrocio tra una giovane Alice Munro e Jonathan Safran Foer». - The Montreal Gazette

«Questo libro denso e importante fa di Penkov, un giovane scrittore nato in Bulgaria e arrivato in America nel 2001, un talento da seguire assolutamente». - Publishers Weekly

«Undici anni dopo il suo arrivo in America, Penkov ha realizzato uno dei più entusiasmanti debutti degli ultimi anni. Gli otto racconti contenuti in A est dell'Occidente sono buffi, tristi e meravigliosamente naturali». - The Boston Globe

«Miroslav Penkov possiede un'anima antica. I suoi racconti sono ricchi di una saggezza elegiaca e malinconica che evoca perfino Tolstoj». - The Barnes and Noble Review

In Makedonija, il racconto che apre questa raccolta, Nora e suo marito vivono da otto anni in un ospizio a qualche chilometro da Sofia. Vivono accettando più o meno serenamente le ingiurie degli anni, i malanni, la nostalgia del passato. Finché un giorno il marito di Nora si imbatte in una dolorosa scoperta. Gli cade di mano il portagioie della moglie, il coperchio si spalanca e, sul fondo, uno scomparto segreto rivela le lettere che qualcuno ha scritto a Nora più di sessant'anni prima, quando lei aveva appena sedici anni. Da quell'istante l'uomo diventa preda della gelosia, un'assurda gelosia per il giovane fidanzato della moglie morto da oltre mezzo secolo, alimentata dal desiderio di voler essere lui quel ragazzo che ha amato Nora quand'era vicina all'inizio della sua vita e non alla fine.

"Sono nato esattamente vent'anni dopo che ci siamo sbarazzati dei turchi. 1898. Esatto, questo significa che ho settantun anni. Sono anche bisbetico. E cattivo. Puzzo, come tutti i vecchi. Sono un reumatismo ambulante: spalle, anche, ginocchia e gomiti. La notte non dormo. Chiamo mia figlia con il nome di mio nipote e mi ricordo del giorno in cui ho conosciuto mia moglie molto meglio di ciò che ho fatto ieri oppure oggi. Era il 2 agosto, credo. 1969. Ieri notte ho pisciato nel letto e chissà quali altre delizie mi toccheranno stanotte. Non sono né originale né al passo con i tempi. Ma forse sono geloso di un uomo morto da sessant'anni.
Ho trovato le lettere che ha scritto a mia moglie molto prima che ci conoscessimo, quando lei aveva sedici anni. Una di quelle scoperte stupide, da romanzo rosa, niente a che vedere con la realtà e la vecchiaia. Mi è caduto il suo portagioie. Il coperchio si è spalancato e sul fondo è scattata l'apertura di uno scomparto segreto. Dentro c'era un libriccino, un diario in forma epistolare.
Non riesco neanche a immaginare di essere capace di scrivere lettere che una donna voglia conservare per sessant'anni. Vorrei essere stato io ad aver conosciuto Nora quand'era più vicina all'inizio della sua vita che alla fine. Perché questa è la semplice verità: siamo prossimi alla fine. E lo non voglio. Io voglio vivere per sempre. Voglio rinascere nel corpo di un giovane e con la mente di un giovane, diversi dal mio corpo e dalla mia mente. Voglio vivere di nuovo, essere qualcuno che non conserva alcun ricordo di me. Voglio essere quell'uomo."


Nel secondo racconto, A est dell'Occidente, Naso incontra Vera nel 1970 quando lui ha sei anni e abita con i genitori sulla sponda bulgara del fiume del suo paese, mentre lei vive sull'altra riva, quella serba. La incontra durante la grande riunione in cui i due paesi concedono alle due famiglie di passare qualche ora insieme, e per tutta la vita, nei diversi luoghi in cui lui e Vera si ritroveranno a vivere, cercherà invano di abolire il confine reale e immaginario che lo separa irrimediabilmente da lei.

In Comprando Lenin, un ragazzo decide di lasciare la Bulgaria ed emigrare in America. Non c'è nessuna guerra o miseria che lo costringa ad approdare su rive straniere. Se ne va perché può farlo, e perché la rabbia dell'Occidente gli ha infettato il sangue. Quando però, il nonno, vecchio comunista, gli scrive un biglietto d'addio con la firma di tutti gli abitanti del paesino di Leningrad, il giovane comprende che il suo legame con il paese natio non verrà mai meno.

Raccolta di racconti che ha entusiasmato la critica e il pubblico dei paesi in cui è apparsa, A est dall'Occidente è uno di quei rari libri in cui la letteratura assolve perfettamente il suo compito: avvincere il lettore con una lingua impeccabile e, a un tempo, illuminare un passaggio epocale, un cambiamento decisivo nelle sorti dell'umanità. Con passione, poesia e verità, il libro narra di storie semplici, di vicende tragicomiche e intense, eppure meravigliosamente esemplari della vita vera, dei sogni, delle speranze, delle delusioni e degli smarrimenti di quella parte dell'umanità, le genti dell'Est, che si sono ritrovate all'improvviso tra le braccia dell'Occidente.

A est dell'Occidente
Autore: Penkov Miroslav
Traduttore: Ada Arduini
245 p., brossura, 2012
Editore: Neri Pozza (collana I narratori delle tavole)

Miroslav Penkov è nato nel 1982 a Gabrovo, in Bulgaria. Nel 2001 si è trasferito negli Stati Uniti, dove si è laureato in psicologia e ha conseguito un master in scrittura creativa all'università dell'Arkansas.
Nel 2008 la Southern Review ha assegnato al suo racconto Comprando Lenin il premio Eudora Welty 2007 per la narrativa. Un mese dopo Salman Rushdie e Heidi Pitlor hanno scelto lo stesso racconto per l'antologia 2008 Best American Short Stories.
Miroslav Penkov insegna ora scrittura creativa all'università del North Texas e dirige la American Literary Review.

...
Come l'America non si dimostra la panacea di tutti i mali, nemmeno la Bulgaria esce indenne dall'analisi dell'autore: politici corrotti, che possono dire qualsiasi aberrazione purché chiedano scusa subito dopo - un'immagine a dir poco attuale -, fame e povertà, pregiudizi e invidia. Miroslav Penkov è spietato nei confronti di tutto quanto circonda i suoi personaggi, li lascia in un limbo, perfettamente al centro dell'odi et amo delle loro emozioni e dei loro desideri, alla mercé della nostalgia, di quel "richiamo del sangue" che è il comune denominatore di tutti i racconti. ...
[Tratto dall'articolo di Gianluca Di Cara sul Flaneri.com, link per leggere l'articolo completo.]


Fonte: Neri Pozza

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