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Gli accordi sul gas con Sofia: un finale difficile

10.11.2012

Le lunghe trattative tra Mosca e Sofia per trovare un accordo sul gas si avvicinano alla fine. L'accordo per il «South stream» è pronto per la firma, ma l'operazione è stata rimandata a causa del lutto nazionale in Bulgaria in seguito alla scomparsa del patriarca della chiesa ortodossa bulgara Maksim.

Il tessuto sottile dei negoziati per il gas, di solito, comprende un sacco di circostanze. La Bulgaria, in cambio dell'accordo sul «South stream», vuole l'11% di sconto sul gas russo, pur avendo una penalità in sospeso per il mancato completamento della centrale nucleare "Belene", nella quale la Russia ha ampiamente investito. Sarà peraltro Gazprom a pagare per la costruzione della sezione bulgara del "South Stream". Sofia, è vero, non riceverà diritti di transito per il pompaggio di greggio fino al 2030.

Insomma, vien da chiedersi se non sia la parte russa a trarne vantaggio economico. Come ritiene il Direttore generale del Fondo per la sicurezza energetica nazionale Konstantin Simonov:

Il South stream per la Russia è un progetto significativo in cui la Gazprom investe molte energie. Solo nelle ultime settimane sono stati firmati accordi inerenti decisioni definitive sugli investimenti con Serbia e Ungheria. Prima dell'avvio della sezione offshore del gasdotto volevamo concludere simili accordi anche con gli altri stati di transito. La Bulgaria, in questa catena, è il partner più problematico. Il pregiudizio è l'unica ragione che mi spiega, ad esempio, il rifiuto, da parte di Sofia, di realizzare il gasdotto Burgas - Alexandroupolis e di completare la centrale nucleare di Belene. Quanti anni, poi, già si protraggono le trattative per il South stream! Per ottenere un risultato ci apprestiamo a determinati compromessi. Lo sconto sul gas in questo «gioco» è un asso importante. Dobbiamo fare come dice l'UE, allineare il prezzo del gas. Per Polonia e Bulgaria sono più alti rispetto a Germania e Italia e se si raggiungono compromessi sul prezzo, allora meglio ricevere in cambio un guadagno reale.

Il Ministro dell'economia e dell'energia bulgaro Delian Dobrev ha dichiarato che a coordinare le trattative per il South stream dev'essere la Commissione europea. Secondo Simonov, questo significa che al South stream si cerca di applicare le regole del «terzo pacchetto energia», che prevede la parità di accesso per tutti i produttori di gas alle infrastrutture di trasporto.

Quindi il proprietario della materia prima non deve essere il proprietario assoluto delle tubature. Se lo è, allora deve fissare a non meno del 50% i volumi di trasporto per altri fornitori alternativi. Noi sosteniamo che, oltre al gas russo, nessun altro potrebe costituire il "South Stream", non si saprebbe dove prenderlo! Stando così le cose, perché non dare al progetto lo status di TEN (Trans European Network), ossia di Trans-europeo, che lo escluderebbe dal "terzo pacchetto energia"? Ma il South stream ha un concorrente europeo, il «Nabucco». Per questo nessuno si appresta a semplificarci la vita.

Allo stesso tempo in Bulgaria, sul confine marittimo con la Romania, è stato individuato il giacimento di gas e petrolio "Khan Asparuh". I bulgari hanno già dichiarato che entro il 2030 smetteranno di importare. Quali saranno le esigenze di gas russo in Bulgaria e in Europa complessivamente? La richiesta crescerà, afferma Simonov:

La Bulgaria, per questioni ecologiche, seguendo l'esempio della Francia, ha proibito l'estrazione di gas di scisto. In compenso è stato trovato un giacimento offshore, però queste riserve devono ancora essere confermate e le ricerche comportano non pochi mezzi. I progetti offshore in Grecia, Ucraina e Bulgaria, probabilmente, sono più un'operazione tattica per contrastare il fornitore tradizionale di «combustibile blu». Sono scettico nei confronti della possibile autonomia energetica della Bulgaria, assicurata dai giacimenti nei confini marittimi con la Romania.

In Europa c'è poco gas, le riserve di cui si dispone sono in calo e la speranza per il gas di scisto, per i giacimenti offshore o di scisto liquefatto dagli Stati Uniti non sono che fattori di pressione sulla Russia, che già da oltre quarant'anni rifornisce regolarmente l'Europa. Solo due sono state le interruzioni: nel 2005 a causa di forti gelate e il 2000 per colpa dell'Ucraina.

Mappa gasdotti

Konstantin Simonov è certo che l'attuale calo di consumi di gas in UE sia temporaneo e legato alla crisi finanziaria. Una tendenza comune, invece, è la crescita delle importazioni di questa materia prima. Secondo le ipotesi, le esigenze entro il 2020 aumenteranno di 110-120 miliardi di metri cubi. Nuovi gasdotti in Europa, costruiti dalla Russia e i suoi partner, torneranno sicuramente utili.


Autore: Gajane Khanova
Fonte: La Voce della Russia


Per approfondire: Notizie di Economia



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