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Memoriale delle vittime bulgare dell'Olocausto a Yad Vashem (Israele) - Fonte: wikipedia
Memoriale delle vittime bulgare dell'Olocausto a Yad Vashem (Israele) - Fonte: wikipedia

Affrontare il passato, ma non riuscire a guardare il futuro

09.11.2012

Nella sua breve storia post comunista la Bulgaria ha tentato, con successo variabile, di disfarsi degli elementi del suo passato e del suo comportamento, come una tipica nazione dei Balcani segnata dalla propaganda dell'era comunista, che usava distorcere o proibire categoricamente ogni forma di dibattito pubblico.

Tali elementi includono, pur non essendo limitati a questo, la figura storicamente controversa di Re Boris III, l'ultimo sovrano bulgaro, alleato di guerra di Hitler e padre di Simeone di Sassonia - Coburgo Gotha, Primo Ministro della Bulgaria dal 2001 al 2005. Tra gli elementi discutibili della storia bulgara ci sono anche le politiche nei confronti delle minoranze, prevalentemente turchi e musulmani, e sicuramente il passato del Paese come membro del Patto di Varsavia, con la sua ideologia e gli elaborati meccanismi di repressione.

Il fatto che queste problematiche siano state espresse è di per sé un successo, e sarebbe stato impensabile prima del 1989, ma questo può essere visto anche come un fallimento perché la maggior parte delle figure e degli eventi "controversi" sono stati glorificati o denigrati a seconda della capacità politica e intellettuale di chi teneva il discorso. La storia è stata usata ancora una volta per evidenziare alcuni aspetti del passato della Bulgaria e per minimizzarne altri.

Bewältigung der Vergangenheit, il termine tedesco che può essere reso come "riconoscere il proprio passato", non ha un equivalente in bulgaro. Per questo non è difficile comprendere il perché più ci si avvicina al tempo presente, più sia complesso discutere di quella che è considerata una parte di storia grigia e dolorosa.

Un tentativo di affrontare, se non di accettare, il tema, è stato realizzato nella conferenza organizzata dal Bulgarian Helsinki Committee, il più importante garante dei diritti umani, intitolata Facing the Past, tenutasi all'inizio di ottobre. L'argomento centrale di questo incontro era il comportamento, nel periodo 1941-44, della corona bulgara nei confronti degli ebrei che vivevano nella stessa Bulgaria e nei "territori" che essa "amministrava", ovvero Macedonia, Tracia e Serbia del Sud, le "nuove terre".

La conferenza ha riunito un gruppo di storici, esperti in studi ebraici, scienziati politici, giornalisti e scrittori tra cui gli studiosi Michael Berenbaum e Stephen Sage del Museo dell'Olocausto degli Stati Uniti. Erano presenti anche il regista americano Ed Gaffney, lo scrittore italiano Gabriele Nissim e Sonia Comb, professoressa universitaria francese. Hanno partecipato all'incontro anche Goran Sadikarijo, della Fondazione Olocausto per gli ebrei di Macedonia e Paul Hagouel della comunità ebraica greca, Vladimir Paunovski del Museo ebraico di Sofia, lo storico Rumen Avramov e lo scienziato politico Antoni Todorov, l'esperta di storia ebraica Albena Taneva e l'ex ambasciatrice bulgara in Svizzera Lea Cohen.

Come sempre quando si parla di eventi controversi in Bulgaria, è altrettanto importante considerare gli assenti a questo incontro. Il governo non ha inviato alcun rappresentante (sebbene Tsetska Tsacheva, speaker del Parlamento, abbia scritto un "discorso" ai partecipanti). Lo storico Ivan Ilchev, rettore dell'Università di Sofia, ha invocato impegni precedenti, così come Gavriil, il vescovo di Lovech, invitato per rappresentare la Chiesa ortodossa, attore fondamentale per la vicenda ebraica in Bulgaria nel 1941-44. Gavriil ha mandato delle scuse scritte, dicendo che avrebbe partecipato a una cerimonia in Grecia.

Il fallimento bulgaro nel chiedere scusa per ciò che è stato fatto nei territori occupati è stato interpretato da due distinti punti di vista. Il primo, che riassume la posizione ufficiale del governo attuale, può essere descritto come un espediente verbale. Secondo questa versione la Bulgaria non "occupava" quei territori, ma semplicemente "amministrava" terre popolate soprattutto da bulgari e che Hitler aveva promesso di restituire al Paese se questo si fosse unita all'Asse. Di conseguenza la Bulgaria non può essere ritenuta responsabile.

L'altra posizione sostiene che il fatto che Macedonia, Tracia e Serbia meridionale fossero "occupate" o "amministrate" non sia rilevante. La questione è invece che le truppe e la polizia bulgara, controllate dal noto Commissariato per gli Affari Ebraici, hanno radunato 11,343 ebrei, li hanno fatti salire su carri bestiame della ferrovia di Stato e, passando per il territorio bulgaro, li hanno condotti al porto di Lom, sul Danubio bulgaro. Da qui gli ebrei venivano deportati in Austria e nel campo di concentramento di Treblinka. Nessuno di loro è mai tornato. Krasimir Kanev, direttore del Bulgarian Helsinki Committee, ha sostenuto che secondo la prospettiva giuridica moderna, tali atti possano essere considerati "genocidio".

La conferenza si è tenuta in coincidenza con l'uscita di un nuovo film macedone, The Third Half, del regista Darko Mitrevski. Sebbene il film non fosse stato visto in Bulgaria (ed è alquanto improbabile che ciò avvenga in futuro), i media bulgari sono stati pronti a demonizzare la pellicola come "propaganda contro la Bulgaria". Diversi membri bulgari del Parlamento Europeo, oltraggiati dal film, hanno inviato una petizione al commissario europeo per l'allargamento affinché rimproverasse Skopje per ciò che loro definivano "il tentativo di manipolare la storia bulgara" e per "odio diffuso" da parte di uno Stato candidato all'ammissione nei confronti dei suoi vicini.

I macedoni hanno risposto che la Bulgaria tentava di negare l'Olocausto, e hanno proposto The Third Half come film candidato per il US Academy Award. La copertura mediatica alla conferenza dell'Helsinki Committee era limitata. I media principali erano sostanzialmente critici. Hanno eseguito un'intervista con uno storico che lavora al Consiglio dei Ministri, il cui titolo suggeriva che "forze esterne" avevano cercato di riscattare Hitler pagando con la stessa moneta.

La posizione ufficiale del governo bulgaro attuale resta irremovibile. Quando a settembre ha incontrato il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Boyko Borisov ha dichiarato: "Ci sono circoli nel mondo che vogliono distorcere, interpretare e commentare la storia. Penso che la Bulgaria sia un paese che ha salvato tutti i suoi ebrei da Hitler, grazie all'intera nazione bulgara".

Le relazioni tra la Bulgaria e Israele sono particolarmente cordiali al momento, da quando è aumentata la tensione tra Ankara e Gerusalemme due anni fa, e dal momento che la Bulgaria sta disperatamente cercando investimenti stranieri per sostenere un'economia in crisi.

Resta da vedere se e in che modo la conferenza Facing the Past influenzerà l'opinione pubblica bulgara o se produrrà qualche cambiamento politico sul tema. Nel contesto attuale questo sembra improbabile, e le ragioni hanno a che fare con motivazioni psicologiche piuttosto che storiche.

A causa al passato di irriducibile Stato comunista, la Bulgaria non è mai propriamente riuscita a "de comunistizzarsi" come gli altri Stati dell'Europa centrale che in passato appartenevano al blocco sovietico. Questo è delicato processo che non produrrà conclusioni e risultati netti.

La Bulgaria preferisce dimenticare piuttosto che analizzare qualcosa che può evitare di ripetere gli errori. Come la Germania Est, che ha dichiarato di non aver nulla a che fare con il Nazismo o l'Olocausto, opera invece dei "vili capitalisti" della Germania Ovest, la Bulgaria ora trova molto scomodo ammettere che ciò che ha fatto in Macedonia, Tracia e Serbia meridionale era sbagliato.

Una spiegazione possibile è che molti bulgari, essendo stati educati con la teoria che la mancata deportazione di circa 48,000 ebrei bulgari fosse unica in Europa e uno degli eventi più nobili della storia della Bulgaria, temano oggi che qualsiasi ammissione di colpa sugli 11,343 deportati possa macchiare il grandioso atto del salvataggio. I bulgari hanno bisogno di avvicinarsi alla Bewältigung der Vergangenheit, e la conferenza dell' Helsinki Committee può essere il primo passo in questa direzione. Ciò che ha reso unica la Bulgaria è il fatto che non abbia permesso 48,000 deportazioni dei suoi cittadini. Questo è senza dubbio un evento onorevole, specialmente sullo sfondo degli anni più tetri della civiltà umana. Tuttavia non ha fatto lo stesso per le 11,343 persone che sono state private dei diritti di cittadinanza. Questa è l'altra faccia della medaglia. Il bene non può completamente riparare al male, ma insistendo che il male non è mai stato commesso è controproducente per i bulgari stessi.


Autore: Anthony Georgieff
Fonte: Gariwo




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