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Sorelle Maleeva: quando il tennis è di famiglia

01.09.2012

In quasi 25 anni (dal 1982 al 2007), Manuela, Katerina e Magdalena Maleeva hanno dato lustro al tennis bulgaro. Hanno ottenuto risultati di tutto rispetto, anche se forse non hanno ricevuto la giusta considerazione…

Bulgaria-Italia ringrazia il sito Ubitennis per la gentile concessione di questo articolo.

Quando due anni fa, in quel di Wimbledon 2010, Tsvetana Pironkova raggiunse una clamorosa quanto stupenda semifinale (che, peraltro, forse avrebbe potuto vincere), immediatamente i ricordi di molti appassionati corsero ad esplorare le radici storiche del tennis bulgaro, di certo non prodigo di grandissimi e celebrati nomi. Chiunque conosca un po' di storia del tennis, non può però non ricordare l'importante lascito delle tre sorelle Maleeva, buonissime giocatrici nel corso degli anni Ottanta e Novanta. Cerchiamo ora di porre ordine e di ricordarle singolarmente:

Manuela, la primogenita, nacque nel 1967 da Georgi Maleev e Yuliya Berberyan (chiare, nel cognome, le origini armene), giocatrice di tennis nel corso degli anni Sessanta e poi allenatrice delle tre figlie; nel 1982, dopo aver vinto il titolo junior al Roland Garros, fece il suo esordio nel circuito professionistico, chiudendo la stagione tra le prime 200.


Manuela, Yulia Berberyan, Katerina e Magdalena Maleeva

Nel 1984 vinse ben 5 tornei (tra cui Perugia, battendo la Evert e Tokyo, battendo la Mandlikova), raggiungendo anche i primi quarti di finale in un torneo del Grande Slam (Wimbledon, sconfitta dalla Navratilova); quello stesso anno vinse anche il suo unico titolo Slam, in misto agli US Open, in coppia con Tom Gullikson. L'anno seguente toccò il suo best ranking, scalando le classifiche fino alla terza posizione mondiale, ovviamente alle spalle del binomio Evert-Navratilova: rimarrà costantemente nelle prime 10 fino al 1992.

Nel 1987 contrasse matrimonio con l'ex-tennista svizzero François Fragnière, acquisendone poi anche la cittadinanza; con la compagine elvetica vincerà la Hopman Cup del 1992, in coppia con Jakob Hlasek.

La maggiore delle sorelle Maleeva chiuderà la propria carriera nel 1994, a soli 27 anni, con risultati di tutto rispetto: 19 titoli (tra i quali soprattutto il Tier I di Zurigo '93 sulla Navratilova), 12 quarti di finale Slam e 2 semifinali agli US Open (1992, dopo aver battuto la sorella Magdalena nei quarti, e 1993, sconfitta poi in tre set dalla Graf). Infine, Manuela disputò il Masters di fine anno per 10 volte consecutive (1985-1993; nel 1986 il Masters si disputò in Marzo e Novembre), raggiungendo le semifinali nel 1987 ed i quarti nel 1986 e 1988-1990.

Katerina, la secondogenita, nacque nel 1969. A livello di Grande Slam vanta risultati leggermente inferiori a quelli della sorella (7 quarti di finale, ripartiti tra i quattro Slam), peraltro con 11 titoli di rango WTA e 5 partecipazioni al Masters di fine anno, torneo nel quale raggiunse i quarti nel 1990. Quello stesso anno (la sua miglior stagione negli Slam, con tre quarti di finale) raggiunse il suo miglior piazzamento in classifica, issandosi fino alla sesta posizione mondiale.

In compagnia della sorella Manuela, Katerina raggiunse due semifinali di Fed Cup: nel 1985, dopo aver battuto URSS, Regno Unito e Jugoslavia, furono eliminate dalla Cecoslovacchia di Mandlikova e Sukova, mentre nel 1987 soccombettero dinanzi agli Stati Uniti di Evert e Shriver (peraltro, quella edizione di Fed Cup venne vinta dalla Germania, rappresentata da Claudia Kohde-Kilsch e da juna giovanissima Steffi Graf).

Come già detto, la storia del tennis bulgaro deriva da quella della famiglia Maleeva: nel 1989, con l'approdo al professionismo di Magdalena, la "piccolina" della famiglia, la Bulgaria divenne la prima nazione a schierare in Fed Cup ben tre sorelle, con Yuliya Berberyan (madre delle tre Maleeva) capitano-non giocatore. La tradizione continuerà poi con la nomina di Magdalena, nel 2005, come capitano-giocatore della compagine bulgara.

Magdalena, l'ultimogenita, nacque nel 1975. Nel 1990, un anno dopo l'approdo al professionismo, fece il suo esordio in un torneo del Grande Slam, raggiungendo il terzo turno al Roland Garros. I più attenti forse, nel frattempo, avranno già associato il nome di Maggie al torneo di Amburgo 1993, con la bulgara avversaria di Monica Seles in uno dei giorni più neri della storia del tennis, con l'accoltellamento della yugoslava da parte dello squilibrato Gunther Parche. Nel 1996 toccherà, anche se per una sola settimana, la quarta posizione mondiale, diventando la terza delle sorelle Maleeva ad entrare nelle prime 10 del mondo. Piccola curiosità: Magdalena vinse i campionati nazionali bulgari nel 1988 (a soli 13 anni) e nel 2010, diventando la più giovane ed anche la più anziana ad imporsi in tale manifestazione.

Chiuderà la carriera con 11 titoli, tra i quali spicca soprattutto la Kremlin Cup del 2002, quando battè Venus Williams, Amélie Mauresmo e Lindsay Davenport, vincendo uno dei più importanti tornei WTA. Nel 2007 Maggie darà l'addio alle scene, chiudendo la saga delle Maleeva dopo 25 anni sui campi da tennis, da quando nel 1982 Manuela fece l'esordio nel circuito.

A livello prettamente tecnico, l'impostazione delle tre sorelle era praticamente la stessa: gioco solido da fondocampo, rovescio bimane e buone abilità atletiche, il tutto con movimenti semplici e rapidi. Oggi fanno tutte parte del "Maleeva tennis club", centro di formazione per futuri campioni e campionesse in quel di Sofia, loro città natale.

In conclusione, credo la storia della famiglia Maleeva sia molto interessante e meriti di essere raccontata, anche in assenza di campionesse leggendarie o bacheche zeppe di trofei: siamo sempre in presenza di tre ex top 10 con scalpi presitigosi, di giocatrici che, al momento del ritiro di Magdalena, avevano battuto 9 delle 14 no.1 sino ad allora riconosciute dal ranking (Martina Navratilova perse ben 6 volte contro le Maleeva: 3 contro Manuela, 2 contro Magdalena e 1 contro Katerina), contribuendo a rendere popolare in patria uno sport fino ad allora praticamente sconosciuto e lasciando comunque il loro ricordo, non sempre ben valorizzato, nella lunghissima e multiforme storia del tennis.


Manuela Maleeva/The last game


Autore: Daniele Camoni
Fonte: Ubitennis




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