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A chi conviene l’attentato di Burgas?

23.07.2012 - Burgas

In Bulgaria continua l'indagine sull'attentato terroristico all'aeroporto di Burgas, nel quale sono morti turisti israeliani. Le nuove versioni non fanno chiarezza su questa esplosione, avvenuta in uno dei paesi europei più tranquilli e risultato essere così facilmente vulnerabile. Il reportage del corrispondente de "La Voce della Russia" Aleksandr Pel't da Burgas continua:

"Il modesto aeroporto di Saforovo, situato a qualche chilometro dalla città bulgara di Burgas, la quarta del paese per grandezza, ritorna gradualmente al suo quotidiano ritmo lavorativo. Solo domenica 22 luglio qui hanno cominciato ad atterrare e decollare voli internazionali di linea. Il giorno dopo l'attentato terroristico l'aeroporto è stato chiuso, poi per quattro giorni si è cercato di ripristinare l'orario lavorativo".

Una delle due uscite dell'aeroporto ora è chiusa, ma l'altra lavora 24 ore su 24 e viene controllata dagli addetti alla sicurezza del terminal degli arrivi e dalla polizia con i cani. Praticamente tutti i passeggeri in arrivo vengono perquisiti e ad alcuni controllano i documenti con particolare solerzia. Di fronte all'aeroporto non c'è già più il frenetico andirivieni di auto ed autobus turistici, in compenso sono parcheggiate macchine speciali della polizia ed altri veicoli delle autorità. Non si sente la tensione, ma è latente il desiderio di sentire annunci agli altoparlanti che ordinano di comunicare alla polizia l'eventuale presenza di persone sospette.

Anche l'ingresso in aeroporto è sotto stretto controllo della polizia, cheispezionano le auto, fermano e controllano i documenti ai turisti negli autobus.

Sono riuscito a trovare un testimone degli eventi tragici del 18 luglio. Un taxista di quarant'anni, che preferisce rimanere anonimo, ha raccontato che si trovava a 30-40 metri dal centro dello scoppio. La prima impressione è stata quella di un grosso incidente automobilistico nel parcheggio, ma dopo un paio di secondi una potente ondata si è riversata sull'edificio dell'aeroporto e nel cielo si è formata una colonna di fumo nero. Il taxista racconta di aver subito composto il numero della polizia diventando così l'autore della prima comunicazione sull'esplosione in aeroporto. Arrivati sul posto i soccorritori e la polizia hanno chiuso immediatamente l'aeroporto e tutti i voli sono stati dirottati a Varna.

Nella stessa Burgas, tanto più sulla costa del Mar Nero, nel luogo di villeggiatura della "Spiaggia del sole", la più vicina all'aeroporto, la situazione ora è assolutamente tranquilla. Alcuni turisti solo dopo uno o due giorni dall'esplosione in aeroporto sono venuti a sapere della vicenda. La polizia non si vede, se non vicino agli alberghi dove alloggiano israeliani, chiusi al passaggio da barriere e dove le guardie dell'hotel controllano con maggior attenzione le auto che si avvicinano.

Sulla stampa bulgara si leggono diverse versioni sull'attentato terroristico. Alcuni testimoni oculari affermano che il sospettato fautore dello scoppio non era certo un europeo dai capelli lunghi in pantaloncini, la foto del quale è stata diffusa dalle autorità del paese. Le persone hanno visto una persona con capelli corti che parlava in inglese con un chiaro accento. Le autorità che stanno conducendo le indagini hanno annunciato la presenza di un altro sospettato: probabilmente l'attentatore che ha fatto esplodere l'autobus con gli israeliani aveva un complice. Sono riuscito a individuare appena con la coda dell'occhio, mentre passavo il controllo passaporti, un pezzo di una fotografia in bianco e nero tra le carte sul tavolo delle guardie di frontiera. Raffigurava una persona dalla folta barba, dall'aspetto chiaramente arabo. Se questo sia un punto di riferimento per le ricerche sull'attentato a Saforovo, non lo sappiamo.

Esiste anche una versione del tutto "cospiratoria" sull'attentato nell'aeroporto di Burgas. Il gruppo libanese "Hezbollah" si sarebbe così vendicato di Israele per conto dell'Iran, per la morte degli scienziati nucleari e per la vendetta ha scelto la tranquilla Bulgaria. Simili comunicazioni sono arrivate a Washington e Tel-Aviv. In risposta, un rappresentante di Hezbollah ha dichiarato che l'organizzazione non fa la guerra contro i turisti. I giornali britannici hanno invece ricevuto la notizia che sia stato lo svedese Mehdi Ghezali, ex detenuto di Guantanamo, l'attentatore a far esplodere l'autobus a Saforovo. Sia Svezia che Bulgaria si sono affrettati a smentire questa notizia e domenica sera, il gruppo chiamato "Kedat al-Jihad", fino ad allora sconosciuto, ha rivendicato l'attentato al bus con a bordo i turisti israeliani. Il Ministero degli affari esteri bulgaro ha subito smentito questa dichiarazione.

Qualunque sarà la verità, gli esperti non hanno dubbi: l'esplosione di Burgas entra nettamente nella catena di eventi della scorsa settimana: l'attentato a Damasco, che ha troncato la leadership siriana; la prolungata e pesante pausa nella decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU sulla risoluzione "siriana" e, infine, il doppio attentato contro i rappresentanti dell'Islam tradizionale nel Tatarstan russo. Tutti questi eventi, ricordiamo, sono accaduti alla vigilia del mese del Ramadan, sacro per tutti i musulmani.


Autore: Aleksandr Pel’t
Fonte: La Voce della Russia




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