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Il "divide et impera" energetico di Mosca è sempre più pressante

26.06.2012

La Russia monopolista continuerà ad esportare gas e greggio all'Europa e a dargli una mano saranno le principali compagnie del Vecchio Continente. Nella giornata di domenica, 24 giugno scorso si è chiuso il Forum Economico di Pietroburgo: una kermesse alla quale hanno preso parte i principali esponenti del mondo della politica e dell'economia provenienti da Russia ed Europa. Il tema centrale del vertice è stato l'energia, con la Russia padrona di casa che ha giocato la parte del leone. Essa infatti ha chiuso il summit con un bottino carico di contratti con le più importati compagnie energetiche dell'Unione Europea destinati a garantire a Mosca l'egemonia nel settore per un'altra decina di anni.

L'accordo più importante è stato firmato dalla compagnia Rosneft con la norvegese Statoil: i Russi si sono assicurati il diritto di sfruttamento di alcuni giacimenti marittimi di gas nella acque territoriali della Norvegia, e hanno impegnato i norvegesi a cooperare con Mosca nello sfruttamento del bacino di greggio nei presso di Stavropol, nel Caucaso.

Significativa è anche l'intesa che, sempre la Rosneft, ha raggiunto con il colosso statunitense Exxonmobil per lo sfruttamento dei giacimenti di gas in Siberia. Inoltre, l'intesa russo-americana è stata rinnovata anche per i lavori presso i ricchi bacini del Mar Glaciale Artico.

Cospicuo è anche il risultato ottenuto dal monopolista russo del gas, Gazprom, che, sempre a Pietroburgo, ha raggiunto con la compagnia francese EDF un accordo per la costruzione di nuove centrali elettriche in Europa e la gestione congiunta di insediamenti già esistenti. Inoltre, Gazprom si è assicurato l'esclusiva sulle forniture di gas alle centrali controllate in collaborazione con EDF.

Ruolo da protagonista è stato giocato anche dall'Italia. Sempre la Rosneft ha firmato un importante accordo con il colosso energetico ENI con cui è stata stabilita la creazione di alcune joint venture per lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti di gas e greggio nel Mare di Barents e nel Mar Nero.

Tuttavia, le clausole imposte al Cane a sei zampe sono particolarmente onerose: come riportato dall'autorevole Bloomberg, nelle joint venture Rosneft manterrà il 66,67% delle azioni, mentre l'ENI si è fatta carico del totale delle spese per ottenere le licenze necessarie per l'avvio delle indagini geofisiche nelle zone ove sono ubicati i giacimenti.

Ancora più significativo è il contratto firmato dalla compagnia russa Lukojl con l'italiana Enel: esso prevede la collaborazione italo-russa nella ricerca di nuove fonti di gas naturale, e il comune impegno a trasportare l'oro blu in Europa attraverso la gestione delle infrastrutture energetiche.

La Russia contro le energie rinnovabili

Infine, durante il forum di Pietroburgo la Russia ha lanciato un chiaro avvertimento all'Europa in merito all'intenzione di Bruxelles di diminuire la dipendenza dalle forniture energetiche di Mosca.

Il vicepresidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ha messo in guardia il Vecchio Continente dalla concessioni di finanziamenti per lo sviluppo di energie rinnovabili, e ha sottolineato come per raggiungere tale scopo vi sia sempre la necessità di ricorrere al gas naturale, su cui il Cremlino mantiene il monopolio.

Le ultime affermazioni del Vicecapo di Gazprom, e, più in generale, la corsa al contratto con le singole compagnie energetiche del Vecchio Continente, garantiscono un consistente vantaggio alla Russia nella competizione che Mosca sta attuando con l'Unione Europea.

Da due anni, la Commissione Europea ha varato un piano di azioni per la diversificazione delle forniture energetiche che prevede la costruzione di rigassificatori e nuovi gasdotti per trasportare oro blu centro-asiatico in Europa. Tuttavia, esso è contrastato dai singoli Paesi dell'Occidente del Vecchio Continente, che puntualmente sacrificano l'interesse generale dell'UE per stringere rapporti privilegiati con la Russia.

La condotta dei Paesi dell'Europa Occidentale è pericolosa, poiché porta l'Europa ad essere sempre più dipendente da un unico fornitore sul piano energetico. Da parte sua, Mosca si avvale in maniera palese del settore energetico come mezzo per consolidare la sua egemonia politica nel Vecchio Continente.

Un esempio di ciò lo si è avuto nel vertice di Pietroburgo, quando la Bulgaria si è vista negare da Gazprom uno sconto sul prezzo del gas precedentemente concordato con accordi firmati.

Infatti, il monopolista russo ha vincolato la concessione dello sconto alla firma da parte di Sofia del contratto di collaborazione col Southstream: gasdotto concepito da Gazprom, in partnership con ENI, EDF, con la compagnia tedesca Wintershall e con quelle nazionali di Grecia, Macedonia, Slovenia, Serbia e Montenegro, sul fondale del Mar Nero per rifornire di oro blu russo l'Europa Occidentale e impedire la costruzione delle infrastrutture energetiche previste dai progetti della Commissione Europea.


Autore: Matteo Cazzulani
Fonte: Il Legno Storto


Per approfondire: Notizie di Economia



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