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Vaticano e ambasciatori, un caso bulgaro

14.05.2012 - Roma

La Santa Sede è di tanto in tanto molto schizzinosa per quanto riguarda le persone che i numerosi Stati (quasi 180) che hanno rapporti con lei. Esamina con cura il profilo del futuro rappresentante, prende informazioni sul luogo (se è possibile, ovviamente) e si avvale anche dell'esperienza e del know how di altri rappresentanti diplomatici, "fidati", in maniera ovviamente casuale e informale. E poi decide; E ogni tanto preferisce rifiutare, senza che il tema emerga mai esplicitamente, e tanto meno in maniera ufficiale e pubblica.

Sembra che qualche cosa del genere stia accadendo nei rapporti fra Vaticano e Bulgaria. La persona di cui si parla è Kiril Marichkov Jr., figlio di un musicista rock molto popolare nel Paese, e nipote di un altro Kiril Marichkov, che ha ricoperto la carica di ambasciatore presso il Vaticano dal 1993 al 1997, negli anni che sono seguiti alla caduta del Muro di Berlino. Il Kiril che dovrebbe - o piuttosto avrebbe dovuto, secondo le informazioni che trapelano sia dal Ministero degli Esteri di Sofia che dalla Santa Sede - rappresentare la Bulgaria è un avvocato, che vive già in Italia; ma che a quanto pare ha difficoltà a farsi accreditare come tale dall'Ordine degli avvocati.

Un'ammissione ufficiale c'è: è quella del ministro degli Esteri bulgaro, Nikolay Mladenov, che ha confessato durante il programma "Chassa 24" ("24 ore") della radio Nazionale bulgara che in effetti esiste un problema con la rappresentanza diplomatica in Vaticano. E fonti non citate del ministero degli Esteri hanno fatto filtrare alla stampa locale alcuni dettagli: che il Vaticano ha ricevuto informazioni controverse sul Master's Degree del candidato, e sulle sue credenziali professionali, e che comunque la Segreteria di Stato eccepisce sulla carenza di esperienza nel campo diplomatico di Kirill. In genere inoltre il Vaticano preferisce ambasciatori che abbiano uno status culturale e personale ben affermato, considerando che l'immagine del rappresentante diplomatico costituisce una forma di omaggio all'istituzione presso cui rappresenta il suo Paese. Da un punto di vista formale sembra che l'escamotage trovato dai diplomatici in talare per esprimere la non accettazione, senza ferire i sentimenti di nessuno, stia nel fatto che Kirill risiede in Italia. Gli ambasciatori presso la Santa Sede devono, obbligatoriamente, avere residenza nel Paese di origine per essere accettati.

In mancanza di spiegazioni ufficiali c'è anche chi ipotizza che il non gradimento abbia origine in una novella pubblicata da Kirill Marichkov sette anni fa, "la Via del fuggitivo", che contiene episodi di sesso fra uomini. Il libro, pubblicato in Bulgaria, racconta la storia di un immigrato bulgaro in Italia che per sopravvivere commette crimini e rapine, e infine si prostituisce. In realtà da parte del Vaticano non c'è neanche bisogno di un "no" esplicito. Se una richiesta di accredito non è accettata entro tre mesi, il Paese interessato sa che è opportuno presentare un'altra candidatura.

Il caso più recente di questo genere è accaduto quattro anni fa, e ha avuto per protagonista la Francia, la "fille ainée de l'Eglise", la figlia maggior della Chiesa, come amano definirla i cattolici d'Oltralpe. La morte improvvisa di Bernard Kessedjian, nel novembre del 2007 pone all'Eliseo e al Quai d'Orsay il problema di un successore di rango. Si fece il nome di uno storico di grande levatura, Max Gallo; accademico di Francia, figlio di immigranti italiani, parlamentare socialista in Europa, ma apertamente a favore di Sarkozy nelle elezioni presidenziali dell'epoca. Ma a quanto pare lo storico ha declinato l'invito. Un'altra candidatura culturalmente importante, quella dello scrittore Denis Tillinac, è stata lasciata cadere con la considerazione che Tillinac è cattolico, ma è un divorziato risposato; il che, naturalmente, potrebbe costituire un problema per un ambasciatore francese cattolico in Vaticano.

Infine dal Quai d'Orsay sarebbe partita - a quanto pare, perché anche qui non c'è mai stata nessuna conferma ufficiale - la richiesta di accredito per un alto funzionario del ministero degli Esteri, Jean-Loup Kuhn-Delforge, che dall'anno scorso rappresenta la Francia ad Atene.

Il suo "profilo personale" però non è stato gradito in Vaticano. Omosessuale dichiarato, anche se cattolico, porta il cognome dell'uomo con cui ha una relazione. Insomma, non sembra esattamente il profilo di un ambasciatore che il Vaticano potrebbe accettare. E infatti non l'ha accettato, e dopo un anno di vuoto a Villa Bonaparte è giunto l'ambasciatore negli Stati Uniti e a Mosca, Stanislas Lefebvre de Laboulaye, un personaggio di grande rango nella diplomazia transalpina.

Si ringrazia l'autore per la gentile concessione.


Autore: Marco Tosatti
Fonte: VaticanInsider




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