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Bulgaro
     
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Voci di opposizione e coerenza di ideali nella Bulgaria dal 1944 al 1989

05.04.2012

Sono stati recentemente pubblicati gli atti del convegno internazionale "1989-2009 La caduta del muro: venti anni dopo" tenutosi a Venezia il 17-18 dicembre 2009. Il volume è curato da Iliana Krapova, Francesca Fornari e Alessandro Scarsella che insegnano al Dipartimento di Studi Linguistici e Comparati dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

Pubblichiamo la relazione del Prof. Giuseppe Dell'Agata (Università di Pisa), dal titolo "Voci di opposizione e coerenza di ideali nella Bulgaria dal 1944 al 1989. Ringraziamo l'autore per la gentile concessione [Bulgaria-Italia].


E' opinione largamente diffusa che la Bulgaria, a differenza degli altri stati gravitanti nell'orbita sovietica, non abbia quasi conosciuto una significativa opposizione interna ai gruppi di potere dominanti nel paese. Non ha certo conosciuto le rivolte nella Germania dell'Est, le lotte operaie in Polonia (da quelle del 1956 all'epopea di Solidarność), l'eroica insurrezione di popolo in Ungheria nel 1956 e neppure il generoso sogno di massa di una società libera e senza sfruttatori del "socialismo dal volto umano" cecoslovacco. La Bulgaria è stata sempre riconosciuta come l'alleata più fedele e più acritica della dirigenza sovietica nelle sue diverse incarnazioni, pur non ospitando nei suoi confini, a differenza ad esempio di Italia e Germania, le truppe alleate di occupazione che avevano lasciato il suo territorio non molto dopo la fine della guerra.[1] Perfino l'autogolpe che ha posto fine al lunghissimo dominio di Todor Živkov (10 novembre 1989) è chiaramente connesso alle scelte politiche di Gorbačev in favore di Petăr Mladenov. Questo allineamento riposava sia sul fatto che i principali dirigenti del Partito Comunista e dello stato bulgaro del dopoguerra avevano vissuto e operato a lungo in esilio in Unione Sovietica, sia sulla diffusa esistenza di un sentimento filorusso tra la popolazione, che risaliva alla simpatia per lo "zar liberatore" e per i Russi in generale, grazie al ricordo della guerra russo-turca del 1877-1878. E proprio il diffuso sentimento popolare filorusso era stato più volte usato come pretesto da parte dello zar Boris III per sottrarsi alle richieste di Hitler di dichiarare guerra all'Unione Sovietica.

Soltanto con il 1988 si formano, come vedremo in seguito, i primi gruppi organizzati di aperto dissenso e opposizione. I partiti e i personaggi gravitanti intorno al vecchio regime autoritario filonazista sono annientati dalla coalizione del Fronte Patriottico (Отечествен Фронт) che inaugura immediatamente i Tribunali speciali del popolo già all'indomani del 9 settembre 1944. I partiti alleati al Partito Operaio (Comunista) sono pienamente d'accordo con l'ondata di affrettati processi e di condanne a morte. Il primo ministro è Kimon Georgiev del partito "Zveno", celebre per aver partecipato con ruolo decisivo a tre colpi di stato: quello del giugno del 1923, con il rovesciamento del governo e l'assassinio del primo ministro democraticamente eletto, Aleksandăr Stambolijski, leader di un monocolore del Partito Contadino; quello del maggio del 1934 con lo scioglimento di tutti i partiti politici e la sospensione della Costituzione, che portò alla gestione personale e autoritaria dello zar, e, infine, quello del 9 settembre 1944 favorito dall'ingresso dell'Armata Rossa nel paese.[2] In seguito alle elezioni politiche del 27 ottobre 1946 viene alla luce una vivace opposizione, che conta 99 deputati su 465 e comprende il Partito Contadino di Nikola Petkov, quello Socialdemocratico di Petăr Dărtliev e altri partiti minori. Lo scontro riguarda il nuovo progetto di Costituzione, che entrerà in vigore il 4 dicembre del 1947. L'opposizione è liquidata, Dărtliev imprigionato, Nikola Petkov è condannato a morte e i partiti d'opposizione sono sciolti. Da questo momento comincia il dominio assoluto dei comunisti e si intraprende la strada economica e politica esemplata su quella dell'URRS staliniana.

La mancanza in Bulgaria delle rivolte avvenute in Ungheria e Polonia, del nuovo corso dubčekiano in Cecoslovacchia e anche del lungo e vistoso dissenso nella stessa Unione Sovietica, come anche l'apparente consenso di massa alla politica dei vertici del partito, ha prodotto giudizi negativi e una sorta di complesso autocritico sul fatto che i Bulgari vadano considerati come una nazione di persone vili e conformiste, un "gregge di pecore" si è anche detto. Alcuni hanno voluto collegare questa passività e conformismo con i cinque secoli di dominio ottomano sui Bulgari. Una serie di studi recenti ha invece messo in luce la presenza di una costante opposizione etico-politica, attiva fin dagli anni '50 e con larga influenza sull'opinione pubblica, che ha svolto un ruolo di opposizione principalmente etica, ma con frequenti risvolti politici pregni di forti istanze egualitarie. Una documentazione e discussione di questi temi appare, ed esempio, nel volume di Evgenija Kalinova e Iskra Baeva, Българските преходи 1939-2005.[3] Dato che il dissenso ha carattere quasi esclusivamente intellettuale, molto utile è anche la cronaca dettagliata dei rapporti tra gli scrittori bulgari e la vita politica in Bulgaria dal 1944 al 1970, ricostruita su un'ampia base di documenti d'archivio (dell'Unione degli Scrittori, delle strutture del Partito Comunista e della polizia segreta), scritta da Vladimir Migev.[4] Un volume interamente dedicato ai caratteri specifici del "dissenso" bulgaro, ampio e ricco di importanti analisi e considerazioni, è poi quello di Natalija Hristova sulla specificità del "dissenso" bulgaro.[5] La Hristova fa precedere al tema del "dissenso" bulgaro capitoli molto ampi su quello sovietico e in particolare sul modello morale enunciato da Solženicyn di "vivere fuori dalla menzogna" e su quello cecoslovacco portato avanti con tenacia da Václav Havel. La studiosa rileva come il concetto di "dissidente" sia stato introdotto dagli occidentali e fatto proprio solo in un secondo momento dagli stessi interessati. Nel caso bulgaro molti dei più autorevoli "dissidenti" rifiutano questa qualifica. La Hristova delinea il modello con cui si costruisce una figura autorevole di "dissidente": l'intellettuale o l'artista, scrittore, pittore, regista teatrale o cinematografico, deve in primo luogo affermarsi per le sue qualità artistiche. Una volta che abbia raggiunto una grande popolarità, la sua opposizione alla nomenclatura e in generale alle ingiustizie sociali e ai favoritismi, anche se solo sotto forma di "correttivo" etico-sociale, ha una straordinaria ricaduta su ampi strati della popolazione e suscita la reazione, molto spesso imbarazzata, degli organi del potere.

Va inoltre tenuto presente che la politica culturale sia dello stalinista Vălko Červenkov che del suo successore Todor Živkov, si mostra particolarmente attenta ai rapporti con artisti e scrittori che si sforza di blandire e di ricondurre con le buone ad una "corretta" posizione ideologica pseudomarxista-leninista. Anche quando vengono comminate sanzioni come quella, ritenuta particolarmente grave, della radiazione dal partito, le punizioni sono spesso attenuate o anche cassate. L'appartenenza inoltre alle diverse organizzazioni, come le unioni degli scrittori, pittori, scultori, sceneggiatori e registi teatrali e cinematografici, comporta una notevole serie di privilegi materiali (priorietà nell'assegnazione di appartamenti, corsie preferenziali per acquisto di automobili, soggiorni "creativi" al mare o in montagna, assegnazioni in qualità di addetti stampa o addetti culturali presso ambasciate). La vecchia idea romantica che scrittori e artisti debbano esprimere le ansie e le aspirazioni dell'insieme della popolazione è inoltre ampiamente condivisa per tutto il periodo del "socialismo reale".[6]

Per delineare poi la presenza di una effettiva resistenza critica "correttiva", bisogna tener conto della coerenza e continuità delle manifestazioni di dissenso dei singoli scrittori nel corso di un lungo periodo. Inoltre ricordiamo ancora che, fino al 1988, questi autori erano quasi sconosciuti all'estero e che quindi mancava loro quella "legittimazione" esterna che è ingrediente fondamentale del dissenso classico.

La maggioranza di coloro che con coerenza e coraggio si sono più volte opposti all'arbitrio del regime sono comunisti, con importanti meriti nella Resistenza antinazista precedente al 9 settembre. Lo scrittore Georgi Markov, molto vicino a Todor Živkov, emigra in Inghilterra nel 1969 e comincia a lavorare nelle sezioni dedicate alla Bulgaria delle trasmissioni della BBC, di "Europa libera" e di "Deutsche Welle". Dal 1975 al 1978 legge settimanalmente alla radio "Europa libera" le sue analisi molto critiche e documentate sulla Bulgaria. L'11 aprile del 1978 muore dopo essere stato avvelenato (è il famoso caso del cosiddetto "ombrello bulgaro") sul ponte di Waterloo a Londra, molto probabilmente ad opera dei servizi segreti bulgari e sovietici.[7] Nei Reportages da lontano, editi a Zurigo nel 1980 e in Bulgaria nel 1990, Markov distingue i comunisti in quattro diverse tipologie: i comunisti idealisti, gli agenti sovietici, i comunisti per congiuntura e interesse e quelli per caso.[8] Parlando poi di Radoj Ralin, figura leggendaria per coraggio e dirittura morale, dice che spesso era definito un "VERO comunista" (maiuscolo nell'originale) che vuol dire esattamente l'opposto di "MEMBRO DEL PARTITO". [9]

Il 9 marzo del 1950, il celebre pittore, grafico e caricaturista Aleksandăr Žendov (1901-1953), che aveva studiato in Germania e in Russia e che era da venti anni membro del Partito Comunista, invia a Vălko Červenkov, leader del Partito e del governo e responsabile anche in seguito dell'ideologia e propaganda, una lunga lettera nella quale illustra le gravissime conseguenze dell'appiattimento ai primitivi dettami staliniani sull'arte e sulla cultura. E. Baeva ritiene che Žendov fosse vittima dell'illusione che il Comitato Centrale fosse stato male informato sui problemi dell'arte.[10] Il 15 luglio Červenkov pronuncia un discorso, pieno di rozzi e violenti attacchi all'artista, lo accusa di aver creato un gruppo antipartito presso l'Unione degli Artisti e di essere diventato "l'espressione della rivolta borghese individualista contro la partiticità nell'arte figurativa, contro il ruolo dirigente del Partito e contro la critica e la lotta nei confronti della putrescente cultura dell'Europa Occidentale".[11] Žendov, attaccato da "colleghi" asserviti alla linea del momento, è distrutto, completamente emarginato e non molto tempo dopo morirà di cancro. Sarà riabilitato solo dieci anni dopo.

Georgi Markov aveva definito Radoj Ralin (1923-2004) un "fenomeno unico nella vita della Bulgaria contemporanea. Straordinario e profondamente radicato nella realtà comunista".[12] Antifascista, partecipa alla Resistenza e poi all'ultima fase della guerra dopo il 9 settembre. I suoi meriti politici, ma soprattutto il suo coraggio e la sua onestà gli permettono di sfidare apertamente le diverse istanze del partito. E' tra i pochissimi che riesce a farsi ricevere direttamente da Todor Živkov per aiutare compagni e amici in difficoltà. Satirico possente, oltre che lirico delicato, è autore di un numero infinito di epigrammi politici, nei quali castiga la nomenclatura, difende l'uguaglianza e i diritti dei più deboli. Da "vero comunista" mette sotto accusa il potere e guadagna una stima diffusissima in tutta la popolazione. Stefan Canev dice che "nulla faceva imbestialire i dirigenti di allora più del ricordar loro i loro propri ideali". [13] Nel 1956 interviene, insieme a Emil Manov, per difendere la libertà di espressione in occasione del siluramento di Vladimir Topenčarov da direttore del giornale Отечествен Фронт.[14] Nel 1960 esce, con bellissime illustrazioni di Boris Dimovski, una raccolta di epigrammi pungenti Безопасни игли (Spille di sicurezza). Ralin è attaccato come "autore di una serie di testi, epigrammi e barzellette con chiaro carattere calunnatorio e antipartito, indirizzati contro importanti personalità del partito e dello stato" e licenziato dalla redazione di "Стършел".[15] Nel 1962-63 prepara un'altra raccolta di epigrammi, Люти чушки (Peperoncini piccanti), accompagnata sempre da disegni di Dimovski, che viene data alle stampe nel 1965, ma che, per serie esitazioni delle redazioni, esce solo nel 1968 in coincidenza con il fiorire e poi con l'annientamento della Primavera di Praga. Un epigramma, intitolato Глух, но послушен! (sordo, ma obbediente) recita: Сит търбух / за наука глух (panza piena / sordo per la scienza). E' illustrato dal profilo di un maiale la cui coda arricciolata avrebbe imitato la firma di Todor Živkov. Gli autori confesseranno successivamente che avevano inteso imitare la firma dell'anziano filosofo e politico conservatore Todor Pavlov. Dimovski è licenziato dalla rivista satirica "Стършел" e Ralin dalla redazione della casa editrice Български Писател. Ralin è anche invitato a sparire da Sofia e ad andare in una residenza per gli scrittori a Hisarja, con l'obbligo di firma alla polizia. L'Unione degli Scrittori gli assegna un mensile che Radoj rifiuta, dato che ha sempre pensato che "chi non lavora non mangerà". Ralin è difeso, oltre che da Nevena Stefanova, Hristo Radevski e Hristo Ganev, anche dal raffinato poeta Aleksandăr Gerov che scrive una vibrata lettera di protesta indirizzata alla redazione della rivista "Литературен Фронт" e al Comitato Centrale del Partito Comunista. In essa Gerov afferma con foga: "Per me, come comunista, come cittadino e come scrittore Radoj Ralin vale di più di quanto valete voi tutti assieme. Avete avuto la bassezza di attaccare questo unico Aleko Konstantinov bulgaro dei nostri giorni".[16] Nel 1964 viene licenziato il redattore capo di "Стършел" Dimităr Čelkaš che, in stato di ubriachezza, aveva insultato Todor Živkov. Ralin si fa ricevere da Živkov e lo consiglia di mandare Čelkaš a Roma in qualità di addetto culturale all'ambasciata. Živkov dice: "Lui mi insulta e io lo dovrei mandare in Italia?" E Radoj: "E' proprio questo che farà un'impressione straordinaria e innalzerà la vostra autorità". Čelkaš fu davvero inviato a Roma.[17] Nell'aprile del 1968, nel pieno del nuovo corso a Praga, il Comitato Centrale chiede che venga tenuto un congresso degli scrittori bulgari. Tra gli scrittori che si oppongono a quella che viene temuta come una resa dei conti ci sono R. Ralin, V. Petrov, E. Manov, H. Ganev. G. Gočev, D. Ovadija, B. Dimitrova e V. Andreev. Nel 1970 in un raptus di servilismo il Consiglio Direttivo dell'Unione degli scrittori, presieduto da Georgi Džagarov[18] decide, all'unanimità, di preparare un regalo straordinario per il sessantesimo compleanno di Todor Živkov. Verranno posti in una madia speciale quei brani che gli scrittori considerano il meglio della loro produzione. Radoj Ralin rifiuta con il seguente pretesto: "Ho subito una grave punizione di partito e non sono degno di un onore del genere".[19]

Un'altra integerrima figura di poeta e geniale traduttore (sua è la magnifica traduzione bulgara dell'opera di Shakespeare) è Valeri Petrov (1920). Tra il 1947 e il 1950 è addetto stampa all'ambasciata di Roma. Viene criticato per la sua tematica 'decadente' nel 1947 e nel 1949. [20] Petrov avrebbe commentato l'idea della madia con i "tesori" degli scrittori, sottolineando la contraddizione tra gli slogans di stare "più vicini al popolo" e i privilegi degli scrittori che potevano usufruire, oltre a tanti altri vantaggi, anche di un Club all'inglese tutto per loro.[21] Valeri Petrov è autore di molte sceneggiature sia teatrali che cinematografiche. Alcuni film con sceneggiature di Petrov e con la raffinata regia di Rangel Vălčanov, sono bloccati o tolti dal circuito. Nel 1961, in piena stagione del disgelo sovietico e di riflesso bulgaro, esce il poema В меката есен[22] (Nel mite autunno). Il poema, con una fascinante armonia prosodica e strutturato su coppie di versi a rima baciata, esprime un senso di libertà e tratta importanti nodi politici insieme a istanze intime e personali. Riscosse un enorme successo tra i lettori. Malgrado successive critiche, ottenne anche, l'anno successivo, il premio Dimitrov. Cinema e teatro sono i media che maggiormente influenzano gli spettatori e suppliscono alla mancanza della stampa "libera". I biglietti per il teatro si acquistano con mesi di anticipo, le sale sono sempre strapiene e la risposta ai temi trattati, molto spesso assai critici della politica del momento, è complice e vibrante. Tra i grandi registri teatrali, alcuni dei quali operanti a Burgas, ricordiamo Vili Cankov, Julija Ognjanova[23], Krikor Azarjan, Griša Ostrovski, Leon Daniel, Metodi Andonov e Asen Šopov. Tra gli autori citeremo Ivan Radoev, Jordan Radičkov e Stanislav Stratiev. E' proprio Vili Cankov che suggerisce a Valeri Petrov l'idea di mettere in versi il pezzo sui furti di rose compiuti dagli innamorati. Nel 1962 il teatro di Haskovo mette in scena la pièce Когато розите танцуват (Quando le rose danzano). Nel 1962 nasce, scritto a due mani da Valeri Petrov e Radoj Ralin, lo spettacolo Импровизация (Improvvisazione), in seguito sostituito dal plurale Improvvisazioni. Si trattava di 61 scenette di attualità, molte delle quali di forte valenza politica e supportate da una versificazione libera e suadente. Molte di queste scene vengono tolte d'autorità dal repertorio e si diffonde la battuta: "Improvvisazioni con amputazioni". In una di queste scenette, "L'ombra della statua", si lavora per rimuovere una statua (di Stalin): tre operai si affannano per portarla via. Uno dice: "Ohi, mi è venuta un'ernia". Gli altri due rimangono interdetti, poi la sollevano e la portano fuori. Tornano trafelati e scoprono che l'ombra c'è sempre come prima.[24] Atanas Slavov ricorda che lo spettacolo "divenne una sorta di summa di tutte le accuse mosse all'élite dominante per tutto il periodo del disgelo e toccò il massimo del favore del pubblico, se escludiamo gli epigrammi di Ralin".[25]

Verso la fine di novembre del 1970, in conclusione della seconda Conferenza Nazionale degli scrittori bugari, viene presentato, a firma di Džagarov, un testo vergognoso indirizzato al comitato per i premi Nobel a Stoccolma, nel quale si condannava l'attribuzione del Nobel a Solženicyn e si sottolineava il carattere politico e non letterario di questa decisione. Un'iniziativa, oltre che vergognosa, anche isolata. Neppure gli scrittori sovietici avevano fatto nulla di simile. Blaga Dimitrova collega l'esclusione di Elizaveta Bagrjana dalla rosa dei Nobel proprio a questa grave e ridicola missiva. [26] Nella discussione alcuni sostennero che quasi nessuno aveva letto davvero i testi di Solženicyn. Gočo Gočev, antifascista e comunista da prima della guerra, condannato nel 1943 e internato nel campo di concentramento di Belene, che si è sempre battuto per una drammaturgia libera da schematismi e dogmatismi, cerca di opporsi. Al momento del voto si registra quello contrario di Blagoj Dimitrov, non iscritto al partito e quattro astenuti: Valeri Petrov, Gočo Gočev, Marko Gančev e Hristo Ganev. I quattro iscritti al partito vengono convocati a colloqui con Aleksandăr Lilov. I colloqui sembrano svolgersi in un clima sereno, ma l'8 gennaio del 1971 i quattro vengono espulsi dal partito. Una relazione del Comitato Centrale illustra le colpe dei quattro astenuti e sottolinea il loro persistere in una linea essenzialmente antipartito.[27] Bisogna notare che Hristo Ganev, sceneggiatore e marito della coraggiosa regista Binka Željazkova, è stato partigiano e commissario politico della celebre brigata Čavdar, mentre Marko Gančev, scrittore satirico e poeta, la cui raccolta di versi Бягащо дърво (Albero in corsa), è stata attaccata, è definito preda del pessimismo e incline a deformare la realtà.

Tra gli scrittori che hanno testimoniato la verità e si sono coerentemente opposti alle lusinghe e alle falsificazioni del potere ricordiamo anche Emil Manov (1919-1982). Il 1 settembre 1941 sfugge per poco alla pena di morte ed è condannato all'ergastolo per l'organizzazione di gruppi armati comunisti. Nel 1957 esce in due puntate sulla nuova rivista "Пламък" (Fiamma), che allora esprime una linea di rinnovamento dopo il XX° Congresso del PCUS, il suo racconto lungo Недостоверен случай (Un caso inverosimile). In essa si narra come un architetto comunista, laureato a Praga, difenda una compagna accusata dal bigottismo di partito. Dopo aver ritrovato un antico amore, l'architetto vorrebbe divorziare, ma gli viene impedito e diventa apatico e alcoolizzato. L'opera fu attaccata molto duramente. Più volte Manov, forte anche del suo passato antifascista, interviene contro il potere con limpida coerenza. Nel 1963 viene rappresentata nella nuovissima città di Dimitrovgrad il suo spettacolo teatrale Грешката на Авел (Il peccato di Abele) con la regia di Asen Šopov. La pièce è attaccata duramente con le accuse di rifiuto del realismo socialista e di deformazione della realtà. Il sindaco della città, Petăr Jordanov, difende apertamente lo spettacolo e, sostenuto da applausi della cittadinanza (applaudono tra il pubblico anche i già menzionati Hristo Ganev e Binka Željazkova) sostiene che l'autore con coraggio e onestà ha messo veramente il dito nella piaga. Nel giugno del 1964 (la pièce concorre in una rassegna teatrale in onore del ventesimo anniversario del 9 settembre) si svolge la "prima" a Sofia. Todor Živkov presenzia allo spettacolo, non applaude e si allontana. Le repliche sono sospese. Živkov si reca pochi giorni dopo ad incontrare i minatori di Dimitrovgrad. Nell'occasione insulta il regista Asen Šopov, che definisce "caprone barbuto" e il teatro di Dimitrovgrad viene retrocesso a succursale di quello di Haskovo.[28]

Parlando della libertà di pensiero e di espressione di Radoj Ralin, Georgi Markov riporta la diffusa opinione che Ralin poteva dire qualsiasi cosa in quanto era "pazzo". Un importante ideologo del partito, che Markov non cita, gli avrebbe detto una volta: "Sono tre i pazzi che possono dire quello che vogliono: Radoj, Koce Pavlov e Sašo Gerov".[29] Aggiungiamo ora qualcosa a proposito di Konstantin Pavlov (1933-2008), forse il massimo poeta bulgaro della seconda metà del Novecento. Più volte gli viene negato l'ingresso nell'Unione degli scrittori, anche se le sue due raccolte liriche del 1960 e del 1965 rivelano qualità straordinarie e vengono apprezzate all'estero. Dal 1966 al 1975 gli viene proibito di pubblicare come 'nemico del popolo' ovvero, in altri termini, per la qualità e lo struggimento sofferto per i calpestati valori di fratellanza e uguaglianza, che avrebbero dovuto appartenere al DNA del regime. Attraversa questi lunghi anni in povertà e, come si esprime in una poesia "nel ventre della balena". Nel 1975 entra nell'Unione dei cineasti e nel 1980 in quella degli scrittori, dalla quale esce nel febbraio del 1989. In un'intervista del 1987 Pavlov ricorda che non gli furono proposti neanche i trenta denari per corromperlo e rabbonirlo, perché lo sapevano irremovibile e aggiunge con acuta amarezza: "Se me li avessero proposti, chissà…".[30] La sua magnifica raccolta di versi tra il 1958 e il 1962, Спомен за страх (Ricordo del terrore), rimase per trent'anni nei cassetti della casa editrice dell'Unione degli scrittori, letteralmente "nel ventre della balena", ed è stata edita in un'edizione davvero sontuosa in facsimile dattiloscritto, arricchità da splendide illustrazioni di Svetlin Rusev, uno dei massimi pittori e tra gli animatori dell'opposizione nell'ultimo scorcio di regime. Ci sono conservati i pareri redazionali di Valeri Petrov (totalmente a favore), di Blaga Dimitrova (favorevole in parte) e di Ivajlo Petrov (contrario).[31]

Un'altra importante scrittrice che ha esercitato, con le sue posizioni indipendenti e spesso controcorrente, una grande influenza sull'opinione pubblica è Blaga Dimitrova (1922-2003). Tra i protagonisti delle lotte degli ultimi due anni del regime, nel 1992 è nominata Vicepresidente della Repubblica, carica che lascerà l'anno dopo per dissensi con l'ex compagno di lotta e poi Presidente Želju Želev. Entusiasmo e poi un clamoroso scandalo suscitò il suo romanzo Лице (Il volto). Finito nel 1977 e pubblicato alla fine del 1981 conosce un grande successo di vendita. E' morta da poco Ljudmila Živkova e Blaga gode di una forte reputazione artistica e morale. Data la trama, che vedremo tra poco, c'è incertezza sull'accettazione da parte dell'editore. Il vicepresidente dell'Unione degli scrittori, Dragomir Asenov, fino allora conservatore e ligio alla linea ufficiale del partito, mentre si reca all'aeroporto per andare a farsi operare di cancro a Parigi (dove morirà) disse al redattore della casa editrice: "Siete pazzi se non pubblicate questo romanzo!".[32] Blaga Dimitrova telefona allora a Ljubomir Levčev, che è al vertice dell'Unione degli scrittori e ricopre importanti cariche politiche. Levčev, senza aver letto il romanzo, garantisce per la pubblicazione e indica una tiratura di 35.000 copie. Лице ha però una storia precedente. Una sceneggiatura di Blaga Dimitrova, dalla trama praticamente identica, aveva vinto all'inizio del 1970 un concorso indetto dalla direzione della cinematografia bulgara. Un funzionario del Comitato Centrale sconsiglia vivamente la produzione del film. La sceneggiatura, dal titolo Ti verrò in sogno, narra della fucilazione del comunista Andrej e dei rapporti con la sua innamorata e compagna nella lotta partigiana, Bora. Bora è diventata una austera insegnante, ascetica e immersa nel ricordo e nel dolore per l'amato perduto. Il giovane Velin (nel romanzo Kiril), amico di Andrej è stato costretto a partecipare alla fucilazione dell'amico. Prima dell'esecuzione Velin porta ad Andrej un bicchiere d'acqua e Andrej gli regala il suo orologio. Per questi precedenti il giovane è stato discriminato, vive in miseria ed è espulso dall'università per non aver potuto dare gli esami. Bora lo accoglie in casa, lo assiste fino alla laurea. Una volta conosciuti i rapporti che legavano i due al partigiano fucilato, si instaura tra loro un caldo sentimento di affetto, che non ha però un reale sbocco sentimentale. Ma Bora rientra con fiducia nella vita e abbandona il suo ascetico scetticismo. Il giovane lavorerà con slancio come ingegnere idraulico. In aprile Todor Živkov attacca direttamente il romanzo e in diverse sedute del Consiglio direttivo dell'Unione degli scrittori tra aprile e dicembre dello stesso 1982 non fanno che moltiplicarsi le condanne e le stroncature di questo "scandaloso romanzo, antipartito, anticomunista, antinostro".[33]

Un altro intellettuale, Želju Želev (1935), un filosofo e non uno scrittore, è divenuto una sorta di simbolo del dissenso e poi dell'opposizione politica che, con tenacia e abilità, cercando sostegni diversi, giunge a diventare, eletto da un parlamento a maggioranza comunista, Presidente della Repubblica. Nel 1965 è espulso dal partito comunista per aver scritto un corposo saggio critico sulla concezione della materia da parte di Lenin, che viene attaccato da posizioni ultramaterialiste. Il paradosso è che il saggio esce in una rivista specialistica della Repubblica Democratica Tedesca, col parere favorevole decisivo di Walter Ulbricht, cui il giovane filosofo si era rivolto.[34] Nel 1967 Želev completa una poderosa monografia sul fascismo.[35] Su consiglio di Radoj Ralin il manoscritto viene consegnato a diverse case editrici e di conseguenza è letto e fatto conoscere a molte persone. Il volume, dedicato al nazismo e ai fascismi italiano e spagnolo, una vera bomba, anche se a scoppio ritardato, vede la luce, dopo un lungo travaglio, nel 1982, edito dalla casa editrice della gioventù comunista in 10.000 copie. Dopo tre settimane, quando sono già state vendute 6.000 copie, viene sequestrato e proibito. Il fatto è che i tratti morfologici caratteristici del totalitarismo di destra sembravano molto simili a quelli regnanti nei paesi del blocco sovietico e in Bulgaria in particolare. Certo che le 6.000 copie vendute testimoniano dell'allentamento di quello che un tempo era un attento e occhiuto controllo ideologico preventivo. Nella prefazione a una seconda edizione del libro, Želev racconta che i Russi si interessarono subito ad una traduzione; nel 1989 furono gli Ucraini del Fronte nazionale[36] e nel 1986, durante il secondo Congresso internazionale di Bulgaristica (Sofia 23 maggio-3 giugno) Radoj Ralin ne aveva proposto la traduzione ai bulgaristi cinesi. Dopo un mese il libro era stato tradotto ma l'edizione era stata poi bloccata.

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L'ascesa al potere in URSS, nel 1985, di Michail Gorbačev si situa in un contesto in cui l'insieme del blocco sovietico si trova in palesi difficoltà, sia economiche che politiche. Gli accordi di Helsinki, la pressione dell'OCSE, l'indebitamento con l'estero (specie in Bulgaria), la lotta di Solidarność, favoriscono sia una relativa liberalizzazione che la possibilità di dar vita a posizioni di aperto dissenso politico. Con l'impetuoso diffondersi della perestrojka la stampa sovietica diventa oggetto di speranza e attento interesse in tutto il blocco orientale. In Bulgaria, tra il 1985 e il 1988 si moltiplicano gli abbonamenti a pubblicazioni come "Ogonek", "Moskovskie novosti", "Argumenty i fakty" e "Literaturnaja Gazeta", che la DDR di Honecker mette invece al bando. Col Plenum del CC del luglio del 1987 la direzione živkoviana cerca di mettersi al passo lanciando una nuova 'concezione' nella quale si assemblano alla rinfusa parole come "democrazia socialista, autogestione, stato di diritto, economia di mercato, diverse forme di proprietà compresa quella privata". In realtà Živkov temporeggia e aspetta che sia passata la bufera; sosterrà addirittura che la Bulgaria aveva già avuto la sua perestrojka nel 1956! A Sofia circola l'epigramma allitterante di Radoj Ralin "Паши преустройство не правят" (I pascià non fanno perestrojka).[37] La Bulgaria ha inoltre lanciato il delirante 'Processo di rinascita', di sapore razzista e ha grottescamente 'ribattezzato' con la forza più di 33.000 turchi. Ahmed Dogan, agente dei servizi segreti dal 1974 e in seguito, fino ad oggi, importante uomo politico e di stato, viene condannato nel 1986 a dieci anni di prigione. Il governo argomenta questa azione sciagurata, che sarà poi tra le principali concause della caduta del regime, con l'incredibile asserzione che i Turchi bulgari (circa 900.000) sono "discendenti di Bulgari islamizzati a forza in passato". Come abbiano fatto poi a diventare di lingua madre turca lo sa solo Allah il misericordioso! Nel febbraio del 1988 si svolgono manifestazioni e proteste per l'inquinamento tossico a cui è sottoposta la città di Ruse da parte di stabilimenti della sponda rumena del Danubio. Si forma un comitato di difesa di Ruse nel quale è particolarmente attivo il grande pittore Svetlin Rusev, presidente dell'Unione degli artisti e membro del Comitato Centrale, che, il 12 febbraio pubblica un allarmato articolo "Un grido per Ruse".[38] Rusev è escluso dal Comitato Centrale e calunniato di aver contrabbandato sue opere d'arte in Giappone con la complicità della celebre coreografa Neška Robeva. Il celebre scrittore Jordan Radičkov, anche lui membro del partito, sosterrà, deluso, che l'energia e lo slancio iniziale della perestrojka era stati uccisi, la situazione ristagnava e in campo culturale non si era fatto un bel nulla.[39]

All'inizio del 1988 nasce l'Associazione indipendente per la difesa dei diritti dell'uomo (Независимо дружество за защита правата на човека), presieduta da Ilija Minev, già dirigente dei gruppi ultrafascisti dei Legionari, condannato a 20 anni di prigione dopo il 9 settembre e in seguito ad altri 13 per "incitamento all'insurrezione armata contro il potere".[40] Tra i principali esponenti figura Eduard Genov, uno dei giovani storici condannati nel 1968 per aver dimostrato e diffuso manifesti contro l'aggressione sovietica alla Cecoslovacchia socialista. Genov, che sostiene che l'Associazione è politica e vuole la caduta del regime, è messo a forza, insieme alla famiglia, dalla polizia segreta sul treno per Vienna e scortato sino al confine. Nel gennaio del 1989 allo scrittore di Plovdiv Petăr Manolov, che aveva chiesto invano la possibilità di pubblicare una rivista letteraria, viene sequestrato l'archivio. Manolov inizia uno sciopero della fame. Valeri Petrov, Blaga Dimitrova e altri scendono in campo a suo favore. La polizia segreta è sconfitta e l'archivio restituito al legittimo proprietario. L'8 febbraio del 1989 Konstantin Trenčev e lo stesso Petăr Manolov fondano a Stara Zagora il sindacato indipendente Podkrepa (Sostegno). I due confesseranno che volevano organizzare un gruppo che non comprendesse ex detenuti politici, come Minev, per non prestare il fianco alle accuse del potere che, come nel caso della Associazione indipendente per i diritti dell'uomo, poteva collegare la nuova opposizione politica ai relitti del passato regime reazionario di prima della guerra.[41]

Nel febbraio del 1989 nasce, come continuazione dell'attività del comitato di difesa della città di Ruse un movimento di "difesa ecologica dei cittadini" che prenderà il nome di Ekoglasnost, per confluire in seguito, dopo il convegno internazionale a Sofia, (Ecoforum, 16 ottobre-3 novembre, indetto in accordo con l'OCSE), nella Unione delle forze democratiche (SDS), blocco politico di opposizione che contenderà il primato politico alle forze degli ex-comunisti ribattezzati "socialisti". Un altro movimento, diretto alla tutela delle libertà religiose, viene fondato il 9 marzo, sempre del 1989, a Tirnovo dal fisico divenuto monaco Hristofor Săbev col nome di Comitato per le difesa dei diritti religiosi, della libertà di coscienza e dei valori spirituali (Комитет за защита на религиозните права, свободата на съвестта и духовните ценности).

Ma il movimento di gran lunga più importante, che in qualche modo costituisce la summa e l'epilogo di quella lunga marcia di dissenso e opposizione condotta con tenacia e continuità da varie personalità che si sforzavano di "vivere nella verità" pur rimanendo fedeli agli ideali politici della Resistenza e alla speranza, che pur si andava attenuando, di collaborare a costruire un mondo migliore, è il Club per il sostegno della glasnost' e della perestrojka in Bulgaria (Клуб за подкрепа на гласността и преустройството в България). Il 3 novembre del 1988 si riunirono nell'aula n. 65 dell'Università di Sofia un gruppo di intellettuali, scrittori, professori, cineasti etc., che dettero vita al Club col compito di studiare e di battersi su sei punti cruciali: situazione economica e basso livello di vita della popolazione, diritti dell'uomo, problemi demografici, ambiente, istruzione e cultura e, infine, problemi aperti della storia bulgara. Presidente fu eletto lo scrittore Hristo Radevski, nell'ufficio operativo del Club troviamo personaggi già ricordati come Želju Želev e Nevana Stefanova. Tra gli animatori principali Radoj Ralin, Valeri Petrov, Blaga Dimitrova col marito, il critico Nikolaj Vasilev. Il comunicato del Club non contiene una sola parola diretta contro il regime. I presenti a questa prima assemblea sarebbero stati 81. Per la polizia segreta 87, 48 dei quali iscritti al partito comunista. 12 tra di loro erano "antifascisti" da prima del 9 settembre. 36 erano i non iscritti al partito e 38 avevano fatto parte del comitato per Ruse. Tutta la nomenclatura è d'accordo per liquidare il Club. Želju Želev riconosce apertamente che la presenza di vecchi comunisti e partigiani costituisce uno scudo formidabile per la difesa delle attività del Club. Il giorno successivo alla riunione istitutiva, Blaga Dimitrova concede una importante intervista alla radio Deutsche Welle. Nel novembre del 1988 il presidente della RFT Von Weizsäcker, in visita in Bulgaria, incontra alcuni intellettuali liberi e non conformisti, come Radoj Ralin, Jordan Radičkov, Vera Mutafčieva, Angel Balevski e Anžel Vagenštajn, alcuni dei quali sono membri del Club. Il 18 gennaio 1989 arriva a Sofia, con un seguito di 120 persone, il presidente francese François Mitterand (che il mese precedente aveva incontrato a Praga Václav Havel). Alla famosa colazione partecipano Ralin, Želev, Blaga Dimitrova, Radičkov, Vagenštajn, Rusev, Stefan Prodev, Valeri Petrov, l'accademico Šeludko e altri. Želev espone il programma del Club, sostiene di non volere un confronto col potere che esercita però, da parte sua, una accanita resistenza. Ritiene indispensabile l'abolizione della censura e la possibilità di costituire movimenti di opinione "informali". Radoj Ralin afferma che gli ideali del socialismo, per i quali si erano battuti, non sono stati realizzati e che si è invece creata una casta di gente arricchita dall'esercizio del potere, casta guidata da un 'comunarca'.[42] Blaga Dimitrova sostiene con slancio che scrittori e intellettuali si sono fatti carico, come nel periodo della Rinascita nazionale o in quello tra il 1923 e il 1925, di risvegliare il popolo dal "letargo e dalla paura ereditati dal dispotismo bolscevico". [43] Suo marito, Nikolaj Vasilev, dice di essere stato espulso dal partito, ma di sentirsi sempre comunista e di sperare che "le forze sane" riusciranno a prevalere. Svetlin Rusev e Stefan Prodev sono reticenti nell'esporre le misure repressive che hanno subito e Radičkov dichiara di sentirsi umiliato dal fatto che alcuni dei presenti abbiano trasformato l'incontro in una sorta di cahier de doléances e si dichiara fiducioso che la Bulgaria sarà in grado di risolvere da sola le proprie difficoltà.[44]

***

Il 10 novembre 1989 Todor Živkov è sostituito al vertice del partito e dello stato da Petăr Mladenov, grazie al determinante appoggio sovietico di Gorbačev e di Ševernadze.[45] Si apre un aperto, e spesso assai aspro, confronto democratico. I comunisti, presto divenuti socialisti, vincono le prime elezioni, ma il parlamento nomina alla presidenza e vicepresidenza della Repubblica i 'dissidenti' Želju Želev e Blaga Dimitrova. Molti degli scrittori ricordati in questa breve rassegna, scrittori che avevano rappresentato aspirazioni e sofferenze di tanti lavoratori, pagando di persona e testimoniando una opposizione ideale alle varie congiunture del potere, vengono presto dimenticati. Ma il fatto di averli ricordati in questa sede ci induce a credere che la vita politica e culturale della Bulgaria tra il 1944 e il 1989 non fu solo grigio conformismo e acquiscenza da parte di un "gregge di pecore". C'erano anche quelli che l'arcidissidente Georgi Markov aveva classificato come "comunisti idealisti" o "veri comunisti" in lotta con gli "iscritti al partito" che avevano usurpato poteri e ideali.



[1] Attualmente esistono in Bulgaria truppe straniere della NATO e degli Stati Uniti.

[2] Vedi Недю Недев, Три държавни преврата или Кимон Георгиев и неговото време, Sofia 2007.

[3] Sofia 2006, ed. Paradigma.

[4] Владимир Мигев, Българските писатели и политическият живот в България 1944 -1970, Sofia 2001, ed. Kota.

[5] Наталия Христова, Специфика на българското "дисидентсво". Власт и интелигенция 1956-1989 г., Plovdiv 2005, ed. Letera.

[6] La critica sulla funzione degli scrittori come "coscienza del popolo" è espressa con forza da Alek Popov in Спътник на радикалния мислител, Sofia 2005, ed. Lik, pp.19-20. Per Popov la scrittura, come la lettura, è un processo strettamente individuale.

[7] In una intervista alla radio Darik, Dimităr Ivanov, ultimo dirigente dei servizi segreti bulgari e autore di una breve storia degli stessi, sostiene che Markov sia stato agente sia dei servizi bulgari che di quelli inglesi, che per molti anni era stato "tollerato" e che la sua liquidazione può essere stata voluta sia dai servizi bulgari che da quelli inglesi; vedi dariknews.bg 1 ottobre 2008. Ljuben Markov, cugino di Georgi, reagisce vivamente alle affermazioni di Ivanov in darikradio.bg, 19 novembre 2008.

[8] Георги Марков, Задочни репортажи за България, Sofia 1990, ed. Profizdat, p.50.

[9] G. Markov, op. cit., p.507.

[10] E.Kalinova - I.Baeva, op.cit., p.120.

[11] V.Migev, op. cit., p.72.

[12] G.Markov, op. cit., p.506.

[13] Stefan Canev, Убийците са между нас, Sofia 1996, p.175.

[14] N.Hristova, op. cit., p.180.

[15] N.Hristova, op. cit., p.211.

[16] N.Hristova, op. cit., p.306.

[17] N.Hristova, op. cit., p.380.

[18] Džagarov sarà nominato vicepresidente del Consiglio di Stato, cioè, in pratica vicepresidente della Repubblica Popolare.

[19] N.Hristova, op. cit., p.335. Anche Indro Montanelli rifiutò a Berlusconi l'onore di essere sepolto in una delle nicchie del mausoleo personale. Dopo eloquenti gesti scaramantici avrebbe detto al premier:"Domine, non sum dignus!".

[20] V.Ginev, op. cit., p.40 e p.56.

[21] N.Hristova, op. cit., p.334.

[22] Валери Петров, В меката есен. Поема, Sofia 1961, ed. Bălgarski Pisatel.

[23] Durante la Resistenza Julija Ognjanova fu torturata selvaggiamente dalla polizia.

[24] Vedi Armando Pitassio, L'ombra della statua. Scrittori bulgari e società stalinista tra il 1956 e il 1963, in Atti del Quinto Convegno Italo-Bulgaro. La rinascita nazionale bulgara e la cultura italiana (Pisa 24-28 settembre 1990) a cura di Giuseppe Dell'Agata, Roma 1995, La Fenice Edizioni, pp.141-167.

[25] N.Hristova, op. cit., p.236.

[26] Блага Димитрова, Отсам и отвъд, Sofia 1992, ed. Kotar'88, p.92.

[27] N.Hristova, op. cit., pp.323-325.

[28] N.Hristova, op. cit., p.258.

[29] G.Markov, op.cit., p.509.

[30] Константин Павлов, Интервюта, Sofia 1995, ed. Fakel, pp.15-16.

[31] Константин Павлов, Спомен за страх, Sofia 1998, ed. EA.

[32] N.Hristova, op. cit., p.346.

[33] N.Hristova, op. cit., p.348. Jordan Radičkov intervenne cercando di sdrammatizzare. I vertici del partito consigliarono, comunque, un comportamento flessibile e punizioni miti, segno che era già in vita una certa liberalizzazione. Si giunse al paradosso che un articolo di Emil Manov fu rifiutato perché proprio lui, testimone indefesso della verità e degli ideali comunisti, fu accusato di essere insensibile al nuovo che avanzava. Manov rispose con amarezza: "Sì certo, io sono comunista!".

[34] Желю Желев, Въпреки всичко. Моята политическа биография, Sofia 2005, ed.Colibri, pp.117 e sgg.

[35] Желю Желев, Фашизъм. Документално изследване на германския, италианския и испанския фашизъм, Sofia 1982, ed. Narodna Mladež.

[36] Желю Желев,Интелигенция и политика, Sofia 1995, ed. Literaturen Forum, p.37. L'edizione russa è Фашизм. Тоталитарное государство, Mosca 1991, ed. Novosti

[37] Димитър Луджев, Революцията в България 1989-1991. Книга 1, Sofia 2008, ed. I. Bogorov, p.25.

[38] Вик за Русе, in "Народна Култура".

[39] D.Ludžev, op. cit., p.43.

[40] D.Ludžev, op. cit., p.76.

[41] D.Ludžev, op. cit., p.85.

[42] Neologismo di Ralin riferito a Todor Živkov: 'comunarca' come 'monarca', capo comunista.

[43] D.Ludžev, op. cit., p.73.

[44] D.Ludžev, op. cit., p.74.

[45] Тодор Живков, Мемоари, Sofia-Veliko Tărnovo 1997, ed. Abagar, p.622.


Autore: Giuseppe Dell'Agata

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