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Bulgaro
     
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La caduta della Bulgaria del Volga

28.02.2012

Secondo L.N. Gumiliòv, un grande peso negli eventi che stiamo per raccontare l'ebbero i secolari periodi ciclici di clima secco e clima umido che si fecero sentire nella steppa, uno nel III e un altro nel X sec. Il primo periodo significò una spinta allo spostamento di masse di genti verso l'ovest del continente eurasiatico che sfociò nelle famigerate Invasioni Barbariche. In Occidente gli effetti del mutamento climatico di fatto non erano così appariscenti per la presenza della foresta nordica e quindi le terre dell'Ovest potevano rappresentare una meta ambita dai pastori impediti a migrare verso il sud a causa delle altissime montagne del Pamir e del Tien-Shan.

Il secondo periodo invece segnò in particolare il tempo della decadenza e della fine della Bulgaria del Volga.

Non fa meraviglia tuttavia non trovar cenno di questi cambiamenti di clima presso i contemporanei musulmani giacché, dice L.N. Gumiliòv, le "...oscillazioni periodiche di umidità e di secchezza nella steppa si producono nel corso di secoli e non possono essere notate nel corso di una o tre generazioni." Le ragioni della siccità? Un abbassamento generale della temperatura che impediva all'umidità dell'aria di cadere sul suolo sotto forma di pioggia e alle nevi del Pamir/Tienshan, che alimentavano i fiumi che scendevano verso la steppa, di sciogliersi. Di conseguenza il Mare d'Aral e le oasi stesse si riducevano perché i due fiumi Syr-Darya e Amu-Darya diminuivano la loro portata.

Se il pastore è costretto a spostarsi sempre più ad ovest per trovare foraggio per le sue bestie, credendo che tutto ciò sia l'effetto di una qualche ira divina o d'un incantesimo sulla sua persona o sulla sua gente prima di convincersi che il clima è realmente cambiato, il contadino nelle oasi contigue vede il terreno coltivabile diminuire e le sabbie avanzare e anche lui è convinto di essere il bersaglio di ire divine e di incantesimi. Alla fine la decisione del pastore di migrare verso le terre del contadino provoca una serie di conflitti a non finire fra migrante e sedentario!

Intorno al IX-X sec. la regione della steppa a nord delle oasi sopraddette era abitata dalla lega degli Oghuz (in parte detti anche Turkmeni) fino al Volga. Comincia a essere abbandonata dai Peceneghi che si riversano nella steppa ucraina e i Karluki avanzano da est. Questi erano i più orientali e governati da esponenti della nobile famiglia Ašina la quale aveva dato ai propri Kaghan il nome di Khan neri (o Karakhanidi) in cui l'aggettivo "nero" era usato in senso geografico e voleva dire soltanto i Signori del nord.

Se l'equilibrio dei rapporti con la Khoresmia (abbastanza rari fino ad allora) era stato di solito un po' precario (in una partita di schiavi si era trovata persino la moglie di un capo karluko), seppur non sfavorevole a contatti amichevoli, è possibile che, a causa del clima mutato e nella ricerca di un luogo migliore per vivere, i Karluki, non appena si presentò l'occasione in cui i Samanidi chiesero loro aiuto nelle lotte per il potere nel 960, accettarono subito la condizione posta per essere degli alleati alla pari e optarono per l'Islam.

Nel 992 decidono di assediare Bukharà. La città con i suoi ormai deboli sceicchi samanidi è in imbarazzo: Nel passato gli Oghuz fornivano i ragazzi per l'armata nazionale, ma ora che avevano abbandonato il paganesimo e si erano convertiti all'Islam che fare davanti a questa provocazione? Abbiamo il documento di un noto faqih di Bukharà, Abu-l-Husain Hilal as-Sabi, ove, essendogli stati comunicati questi dubbi, questi avesse consigliato sibillinamente di non resistere. Si risparmiarono delle vite, ma ormai la dinastia samanide era alla fine e, con l'assenso di tutta l'élite rimasta al potere, il khan karluko Kylyč Bugra comunque entrò in città. Non vi rimase per molto, ma alla fine, quando riuscì a spartirsi il territorio con i restanti sceicchi Samanidi nel 996, si insediò a Bukharà per sempre.

E i rapporti con Bulgar? Di sicuro non furono trascurati giacché sappiamo che nella spartizione il khan si era accordato con i Mammelucchi di Gazna (Gaznavidi) perché la giurisdizione della regione attraversata dalla Via della Seta del Nord gli rimanesse riservata in esclusiva.

Neanche così la pace durò a lungo e in Khoresmia i disordini continuarono contro le ambizioni dei Gaznavidi che volevano un unico loro grande dominio dall'India al Mare d'Aral!

I Bulgari intanto, ora che i Cazari non contavano più, che i mercati si erano decentrati rispetto al passato e che il Volga non era più frequentato come prima, avrebbero dovuto assumere una politica di espansione più intensa alla ricerca di alleati, specialmente fra vicini. Purtroppo però dei veri stati slavi (o d'altra etnia) non si erano ancora disegnati nella Pianura Russa di questi anni. Molti centri slavo-baltici al nord si andavano organizzando ognuno indipendentemente dall'altro: Polozk, Pskov, Vitebsk, Smolensk etc., ma un capo dei capi fra i locali slavi e variaghi, nonostante il racconto idillico delle Cronache Russe dei Tempi Passati, non c'era. Una coppia di personaggi attivissimi sul fronte dell'unificazione dei poteri invece è attiva: Vladimiro con suo zio Dobrynia! I due in tutti i modi stanno tentando di riunire nelle loro mani i centri maggiori accennati appena qui sopra partendo dalle centrali di Novgorod e di Rostov. Finalmente intorno al 980 la nuova realtà politica, la Rus di Kiev, sembra essersi realizzata nelle mani di Vladimiro e Bulgar, a parte le formali e necessarie relazioni amichevoli col nuovo vicino, va alla conquista ideologica proponendo la conversione all'Islam di Vladimiro.

Secondo le Cronache Russe, i Bulgari mandarono dei faqih nel 986 allo scopo di convincere il signore di Kiev che, se si fosse fatto musulmano, non solo si sarebbe legato più tenacemente a loro e al ricco Centro Asia, ma avrebbe fatto buoni affari col resto d'Europa. I Bulgari in realtà erano venuti a sapere di una circostanza molto particolare a loro favorevole: Una delle tante mogli di Vladimiro era bulgara e gli aveva dato due figli: Bars (russo Boris) e Uleb (russo Gleb) e Boris, in particolare, era il luogotenente di suo padre a Rostov. La strada per un'alleanza appariva perciò spianata, se rammentiamo che il matrimonio dinastico era il modo di legare un capopopolo con un altro! Eppure Vladimiro esita. Gli interessi economici gli sono chiari, ma la sua persona non è ancora troppo sicura a Kiev. Malgrado ciò occorre fare una scelta di campo al più presto e l'anno seguente, dopo aver riflettuto non solo sulle proposte bulgare, ma anche su quelle cazare (!!) e su quelle costantinopolitane, riunisce i notabili di Kiev (bojari slavi o bulgari slavizzati) e si prende ancora qualche mese di tempo per una decisione definitiva. Nel 988-89, fatti i giusti conti e sotto la forte pressione dei suoi, opta alfine per il Cristianesimo, si battezza e i destini di Kiev e di Bulgar si separano per sempre.

Boris e Gleb intanto, rinnegando la loro origine bulgara, moriranno senza discendenza e sono i primi martiri cristiani russi a essere santificati.

Malgrado il fiasco la politica di Bulgar non desiste (non c'è scelta) dal cercare alleanze e amicizie con le città russe associate con Kiev. Allo stesso tempo deve affrontare una Novgorod che cerca in vario modo di affermare la propria presenza fra gli Ugro-finni sui grandi laghi del nord e di liberarsi della servitù bulgara sul Volga. Sapendo che questa città in qualche modo dipende da Kiev, ancora una volta, secondo Tatiščev, nel 1006 "I Bulgari del Volga mandarono degli ambasciatori con molti doni affinché Vladimiro lasciasse che (i mercanti bulgari) trafficassero liberamente nelle città (russe) lungo il Volga e l'Okà. Vladimiro volentieri acconsentì alle richieste e dette loro il sigillo (permesso) per tutte le città (con mercato) così che (i Bulgari) potessero trafficare liberamente." Lo stesso concessero i Bulgari nelle loro città ai mercanti russi, ma entrambi posero la riserva di non andare nei villaggi lontani a comprare direttamente! Insomma la fiducia reciproca è pochissima sui contatti con il Grande Nord e a questo proposito c'è nelle Cronache un episodio interessante. Si racconta che nel 1071 ci furono dei tafferugli a Lago Bianco fra gli Ugro-finni e i mercanti novgorodesi. E' probabile che l'evento sia da leggere come uno scontro fra soli Bulgari ossia per l'intrusione indesiderata da parte dei "bulgari di Novgorod" nel dominio nordico dei "bulgari del Volga"! Le Cronache dicono che Ian Vyšatič, novgorodese, ebbe la meglio...

Nel 1088 Bulgar è sulla scena in chiave punitiva contro Murom dei Viàtici giacché in quegli anni (è sempre lo storico del XVIII sec. Tatiščev che ce lo segnala) dei pirati alla confluenza fra Okà e Volga avevano condotto azioni di disturbo sui mercanti bulgari fra cui alcuni erano stati addirittura uccisi. Chiesto al principe russo di Murom di scovare i colpevoli e di consegnarli per essere giudicati a Bulgar, questi aveva rifiutato e di conseguenza i Bulgari si erano sentiti in diritto d'assaltare la città, di saccheggiarla e darla alle fiamme. Temendo mosse militari peggiori, nel 1107 tutta la Suzdalia si diede da fare per riparare vecchie fortezze e per costruirne delle nuove. La prevenzione era giusta perché i Bulgari arrivarono in forze in una nuova spedizione punitiva e furono fermati soltanto per "un miracolo" (dicono le Cronache Russe). Forse in seguito a questo evento si completò la cinta delle mura di Vladimir che cominciava a essere considerata la capitale della regione sul fiume Kliazma, affluente del Volga più interno e più riparato.

Nel 1120 Giorgio Lungamano (che nel 1147 fonderà Mosca) razzia Bulgar. Si tratta di Bulgar sul Volga sotto il governatore Ibrahim, ma è interessante notare che l'armata del Lungamano è comandata da un boiaro (bulgaro convertito cristiano?) detto il Nipote dell'Africano (!).

Il tempo delle glorie della Rus' di Kiev di Vladimiro è ormai passato e Suzdal con Vladimir sono diventate insieme una realtà separata e indipendente. A Giorgio Lungamano succede il primogenito Andrea detto Bogoliubskii che si stacca definitivamente da Kiev e dal Dnepr e fa di Vladimir la sede definitiva di una nuova Rus. Parla il bulgaro perché sua madre è pecenega, ma ha pure assimilato un po' dei modi di fare dei popoli della steppa e sa molto bene come funziona il traffico lungo il Volga e, quando i Bulgari nel 1152 fanno incursione assediando e bloccando la cittadina di Iaroslavl, capisce che occorre liberarsi di loro al più presto. Così nel 1164 col figlio Iziaslav e con i fratelli Iaroslav e Giorgio (governatore della nominata Murom) parte per una spedizione sul fiume Kama che sfortunatamente non dà molti esiti.

Perché eliminare i Bulgari dall'arena politica del Volga? In realtà i mercati maggiori si erano spostati da un bel po' a Costantinopoli e Beniamino di Tudela che fu nella capitale romea nel 1167 li aveva riconosciuti fra i mercanti: "...dalla Babilonia e dalla Mesopotamia, dalla Media e dalla Persia, dall'Egitto e dalla Palestina, dalla Russia e dall'Ungheria, dalla Peceneghia e dalla Bulgaria del Volga..." E allora, se nell'enorme mercato romeo si commerciava fianco a fianco, da dove scaturiva l'inimicizia? La risposta sta in un problema di rifornimento alimentare: Impadronirsi delle Terre Nere dei Bulgari e non dipendere più da loro per i cereali che in queste feritili plaghe si coltivano meglio.

Nel 1172 le Cronache Russe dicono intanto di una nuova campagna militare condotta dal figlio maggiore di Andrea, Mstislav, contro la Bulgaria del Volga. E' inverno e la zona è battuta da tempeste di nevischio. La neve è così alta che si corre il rischio di perdersi nella fitta foresta perché qui non ci sono villaggi. L'impresa infatti non riesce e un'armata di ben 6000 bulgari ricaccia i russi indietro e il giovane figlio muore.

Bulgar comincia però a temere sempre più i principi di Vladimir ora che li vedono continuare a fondare città e forti sul Volga. Bulgar capitale è arretrata e non corre pericoli, ma Bulgar sul Volga seppur insabbiata rimane la porta d'accesso nella regione. Occorre rinforzare i controlli fluviali e così si parte alla ricerca di un nuovo punto strategico sulla riva opposta del Kama (l'area non è più come la si vede oggi!) dove costruire una fortezza col suo nuovo porto fluviale e di qui ritornare a controllare la corrente.

Nella Storia del Khanato di Kazan leggiamo: "C'era sul fiume Kama un'antica città di nome Briagov (ossia la città di Ibrahim). Qui venne un Khan a nome Sain da Bulgar mentre attraversava la regione nel 1177 alla ricerca di un posto e lo trovò sul Volga immediatamente sul confine con la Terra Russa su questa riva del Kama. Di qui da un lato si va nella Terra Bulgara e dall'altro verso Viatka e Perm." La storia continua dicendo che, dopo aver sbaragliato il drago che abitava lì, Sain finalmente fondò Kazan. Sulla riva destra del Kama di fronte a Bulgar sul Volga era già cresciuto un villaggio e questo fu elevato a sede di governatore, ma Kazan odierna, nella realtà dove oggi si trova, fu fondata invece al tempo dell'invasione tataro-mongola a ca. 50 km dal sito di Sain (detto Iski Kazan o Vecchia Kazan) e, soprattutto, non più sul Kama, ma direttamente sul Volga.

La pressione russa però non si era comunque fermata e nel 1174 s'erano notati dei movimenti strani che tradivano i loro tentativi di penetrare più a fondo nelle grandi distese nordiche. I Bulgari avevano visto che i fornitori Vepsi e Yugri, non solo per la forte pressione russo-novgorodese, ma pure di altri nuovi arrivati (monaci tedeschi) sulle rive baltiche, stavano migrando verso nordest nel bacino del Peciora. Ecco come ce la racconta N. Karamzin (1766-1826), storico di corte dei Romanov, : "Alcuni abitanti della regione di Novgorod… decisero di lasciare la patria e lungo il Volga navigarono fino al Kama... Sapendo che più a nord abitavano genti selvagge in una zona fitta di foreste, ma ricca di doni della natura, molti del gruppo risalirono l'affluente Osà dalla confluenza. Conquistarono le povere case dei Votiaki e finalmente giunsero al fiume Viatka. …Sulla riva destra videro un villaggio-fortezza... con mura e fossato profondo... Il 24 luglio lo catturarono. Gli abitanti si nascosero nelle foreste. …Intanto gli amici rimasti sul Kama, forse per paura dei Bulgari vicini, cercarono anch'essi un posto dove abitare. Con le barche giunsero alla foce del Viatka, risalirono e s'impadronirono di una città dei Ceremissi (Meri). …Una nuova città fu fondata dai russi presso la foce del fiume Khlinovitsa e fu chiamata Khlinov. Accolsero molta gente del luogo e fondarono una piccola repubblica ...".

Mascherata o spontanea la sopraddetta era una chiara mossa colonialistica tesa a scalzare i Bulgari dall'area (oggi) permiana con la complicità dei boiari di Novgorod e (forse) di nascosto da Vladimir sul Kliazma. I Bulgari avevano capito bene tutto ciò e avevano mutato i vecchi itinerari seguendo una nuova rotta, Volga-Unzha-Sukhona-Yug, per mantenersi in contatto con i loro fornitori tradizionali. Tuttavia accadde un altro fatto strano nello stesso anno. Andrea Bogoliubskii viene ucciso in una congiura ordita apparentemente ed esclusivamente dai suoi cognati per una vecchia faida famigliare! La moglie di Andrea, Ulita, era la figlia di un bulgaro (probabile) a nome Stiepan Kučko (il Corto, in bulgaro Keče/Kiči) che Giorgio Lungamano, padre di Andrea, aveva fatto giustiziare per impadronirsi delle di lui terre. Costei e i suoi fratelli avevano sfruttato l'occasione per la legittima vendetta dell'ingiusto parricidio ed è pensabile che i Bulgari abbiano avuto un ruolo nel fattaccio creando odii e rancori.

Nel Centro Asia nel frattempo stanno accadendo eventi di grandissima risonanza non soltanto nella storia di Bulgar, ma di tutta la Pianura e dell'Europa.

In breve dal 1034 al 1157 vediamo il potere samanide passare nelle mani dei Selgiuchidi, altro ramo degli Oghuz, e nel 1049 appaiono i Polovzi (o Cumani, anch'essi federati degli Oghuz) nella regione del Volga-Don. Questi si spingono fin sotto Cernìgov e creano le prime condizioni per l'indebolimento di Kiev e della sua influenza sulla Suzdalia che invece cresce in aggressività. Nel 1183 infatti Vsevolod Grande-Nido, succeduto al fratello Andrea Bogoliubskii, indice una vera e propria crociata contro i bulgari musulmani. Nell'armata tira dentro persino i nuovi arrivati Polovzi, paganeggianti cristiani! La crociata finisce senza vincitori e senza vinti. Ci si scambiano i prigionieri e Vsevolod se ne torna a casa. Non sarà questa l'unica crociata da lui e dai suoi diretta contro i Bulgari perché ce ne saranno altre nel 1205, nel 1218. Nel 1220 Vsevolod dà alle fiamme il fortilizio di Ošel e il locale governatore bulgaro è costretto alla fuga dalla porta posteriore. Il massimo della sfida ai Bulgari è però nel 1221 quando viene fondata un'altra Novgorod (oggi Nizhnii Novgorod) poco a nord di Kazan...

Nel Centro Asia intanto c'è sempre più gran fermento. Qualche tempo prima i Khoresmiani era venuti a scontrarsi con una nuova potenza in armi della steppa: I Mongoli col Kaghan Temüjin, proclamatosi Re dell'Universo o Cinghis-khan nel 1206. L'esperienza militare non era stata felice per i Khoresmiani, benché non avesse avuto grandi conseguenze. L'errore grosso fu quando il governatore della città di Otrar fece giustiziare i 450 membri di una carovana di mercanti che ritornava in patria, in Mongolia. Non si sa se ciò avvenisse per semplice avidità o per il timore che costoro fossero delle spie venute in ricognizione in vista di un prossimo attacco, ma si sa per certo che l'ambasciata mongola, mandata in seguito a chiedere spiegazioni e a pretendere un risarcimento, fu pure passata a fil di spada salvo un componente che tornò in patria a riferire.

La risposta non si fece attendere e nel 1219 il figlio di Cinghis-Khan, Čagatai, a capo di ben 150 mila uomini (il numero, com'è solito, è gonfiato) armati e montati, si presentò davanti a Otrar. La città cadde e fu completamente distrutta, ma la marcia ormai vittoriosa dei Mongoli con a capo ora lo stesso Temüjin non si fermò e continuò verso Occidente. Ci furono distruzioni e assassini senza fine. Organza nel 1221 cadde e fu addirittura cancellata dalle acque dell'Amu-Darya deviato appositamente.

Il Khoresmšah colpevole di questo scompiglio riesce a fuggire su un isola del Mar Caspio mentre Temüjin continua verso sud e dopo aver annientato anche le forze del Khurasan dà ordine di volgersi adesso a nord.

Le armate mongole con a capo Subedei e Jebe passano il Dar-i Al, passo sul Caucsao che oggi divide gli Osseti in settentrionali e meridionali, e sciamano nella steppa ucraina, sconfiggendo Polovzi e Alani (Osseti). Non s'ingaggiano in ulteriori scontri perché la loro è solo una ricognizione. Ritorneranno invece nel 1223 e si scontreranno con una lega di russi e Polovzi sul fiume Kalka. Battuta pesantemente questa lega, i Mongoli riprendono la via terrestre. Sono diretti, è ormai chiaro, verso Bulgar che subisce il primo assalto.

L'emiro bulgaro Ilham ibn Salim aveva però organizzato la sua difesa e, racconta lo storico contemporaneo Ibn al-Athir, "... quando gli abitanti di Bulgar sentirono che (i Mongoli) si avvicinavano, misero in atto degli agguati in molti recessi, uscirono contro di loro, s'incontrarono con loro con fare amichevole per poi attirarli nei posti dove li attendeva l'agguato. Qui li assalirono da tergo in modo tale che i Tatari si trovarono circondati da spade sguainate da tutti i lati e ne fu uccisa una moltitudine e solo pochi si salvarono. Dicono che fossero 4000 uomini e che di là si diressero a Saksin (Bulgar) per tornare dal loro signore Cinghis Khan."

E' però una vittoria temporanea e, benché i Bulgari rafforzino i forti e le città, nell'autunno dell'anno stesso i Mongoli sono di nuovo sul Volga. I Bulgari non seguiranno la tattica dello scontro in campo aperto, ma attireranno il nemico fuggendo verso i forti ripristinati che all'apparenza sembrano isolati nella foresta (una sessantina) e con questo espediente battono i Mongoli che sono costretti a tornarsene al sud.

Le notizie continuano tuttavia a giungere numerose sulle distruzioni massicce intervenute e non promettono nulla di buono per il futuro della Via della Seta e di conseguenza collaborare con la Suzdalia è diventato vitale, importante e necessario, ritornino o no i Mongoli.

Le medesime esigenze esistono da parte russa visto che, oltre al tracollo sul Kalka, già nel 1204 Costantinopoli è caduta in mano latina ed è in pratica scomparsa come grande mercato che ora è in mani veneziane. Sulle rive del Baltico è sorta Riga e un ordine monastico armato cristiano finora operante nelle Crociate in Medio Oriente, sta cercando di conquistare la Pianura Russa.

Nel 1229 dopo lunghe trattative e riflessioni, Ilham (?) stipula un accordo con Giorgio figlio di Vsevolod in chiave anti-mongola. In questa occasione viene traslata la salma del martire ortodosso Abramio (Avramii) assassinato in città e sepolto nel cimitero cristiano del circondario della capitale bulgara anni prima. In verità si erano avuti numerosi incendi spontanei in città e la gente li aveva attribuiti alla presenza troppo vicina del corpo cristiano per cui era giunto il momento di rendere grandi onori alla salma, ma pure di mandarla al più presto a Vladimir, sottolineando il gesto come un atto di buona volontà da parte bulgara. L'accordo appena stipulato serve però a poco perché le notizie dall'est fanno temere il peggio. Il nipote di Cinghis Khan, Batu, con la sua armata mongola è di nuovo da queste parti e ci sono scontri violenti nel 1229 e nel 1232 che per fortuna non portano all'occupazione del territorio ancora, ma dove il detto Giorgio trova la morte.

Il destino di tutto l'Occidente è segnato.

Nell'assemblea dei nobili mongoli - quriltai - del 1234 viene deciso di riunire le forze di tutti cinghiscanidi sotto il comando supremo di Batu e di Subedei e sbaragliare per prima la resistenza bulgara e poi le postazioni russe e infine proseguire nell'Europa Occidentale.

Nel 1235 l'esercito mongolo dirige un'ennesima volta verso il Volga. Conta non solo arcieri montati, ma anche complicate macchine d'assedio e persino le prime armi da fuoco cinesi. Alla fine dell'autunno giunge e assedia Bulgar e, come raccontano laconicamente le Cronache Russe, nel 1236 la città cadde perché "...vennero dall'Oriente gli eretici Tatari (Mongoli) e presero la Grande Città Bulgara..."

Bulgar non fu distrutta completamente dal fuoco, ma si spopolò e non solo per le morti in guerra, ma anche per le deportazioni in massa dei superstiti benché molti tuttavia riuscissero a migrare verso la nuova e più sicura Kazan.

Era finita così l'epopea bulgara?

Non proprio giacché Bulgar sul Volga vivacchiò ancora per anni sotto i Tataro-mongoli diventando la loro capitale dal 1240 al 1260 come lo provano le monete che qui furono coniate da Batu.

Non solo! Attrasse ancora qualche personaggio famoso, quando pensiamo a Khwaia Hassan come esempio. Costui era stato catturato a 23 anni dai Tatari ed era rimasto per ben 7 anni loro prigioniero. In seguito, essendosi fatto una fama di persona dotta e avendo raccolto intorno a sé un bel numero di accoliti, era stato liberato scegliendo di essere un sufi itinerante. La sua scelta di andar lontano a predicare la fede lo portò a Bulgar dove conobbe molte persone colte. Visse qui ben 9 anni prima di morire a 93 anni nel 1292 a Arbil.

Val la pena di notare anche la presenza del grande poeta bulgaro Kul Gali. Nella sua Storia di Giuseppe (Kissa-i Yusuf) racconta l'epopea del figlio di Giacobbe, idealizzando in questa figura biblica il principe che nato dal niente riscatta e salva i suoi sudditi trattandoli con giustizia perché chi si comporta da giusto, vince sempre. Forse si riferiva all'emiro in carica o presagiva la catastrofe che il poeta visse (morì nel 1240)? Non ci è dato saperlo...

Nel 1238 e nel 1239 ci sono comunque delle rivolte bulgare capeggiate da un certo Jiku e da un certo Baian che Batu fa soffocare dal suo fidato generale Subedei.

Man mano che la situazione si stabilizza sotto i Mongoli (la Suzdalia si sottomette nel 1238 mentre Kiev è distrutta nel 1240) e Berke, successo a Batu morto nel 1255, decide di adottare l'Islam, ecco che i Bulgari ritornano a sentirsi a casa loro insieme ai nuovi venuti.

Ormai non ci si rivolta più ai nuovi Signori Tatari e musulmani del Grande Fiume, sebbene non si cessi di opporsi alle loro soperchierie come accade ancora nel 1261 dopo Berke durante il regno di Mengu Temir.

C'era però un'altra capitale bulgara più all'interno di Bulgar sul Volga. Che succede qui in questo periodo? Al centro del dominio bulgaro di una volta, questa capitale è ormai in lento declino e, sebbene si conino anche qui monete bulgare come segno di vitalità, è comunque l'ultimo respiro giacché il destino suo è ormai guardare i suoi Bulgari diventare i Tatari del Tatarstan di oggi insieme agli ex occupanti venuti da altri angoli del mondo...

Ringraziamo l'autore per la gentile concessione.


Autore: Aldo C. Marturano
Fonte: Rivista storica dell’Univ. di Čeboksary (Russia)



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