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La crisi delle onde corte, addio anche a Radio Bulgaria

14.01.2012

Non c'è più ormai alcuna ragione per essere ottimisti sul futuro della radiofonia internazionale in onde corte. E purtroppo le notizie che giungono ormai quotidianamente sul fronte delle chiusure e delle ristrutturazione ci dicono che a essere pesantemente minacciata è tutta l'informazione radiofonica rivolta a comunità linguistiche, geopolitiche, religiose diverse da quelle normalmente servite da una stazione radio. Le onde corte sono oggettivamente un mezzo obsoleto, o peggio ancora percepito come tale. Ma con i pesanti venti di crisi che tirano le onde corte non vengono sostituite dal satellite o da Internet: non è il medium per la distribuzione dei contenuti a essere messo in forse, ma i contenuti stessi.

Oggi le mailing list frequentati dagli hobbysti della radio sono state percorse dall'inattesa notizia della imminente chiusura dei programmi internazionali di Radio Bulgaria. La piccola nazione balcanica parlava all'estero via radio da 75 anni e ancora oggi poteva vantare dieci redazioni linguistiche diverse. I blugari sono uno snodo importante in una parte dell'Europa all'interfaccia con l'Asia e il Medio Oriente e la radiofonia poteva sicuramente svolgere un ruolo periferico ma non del tutto marginale. Invece il 31 gennaio si spegne tutto e a quanto sembra i trasmettitori verranno smantellati e distrutti. La distruzione non riguarderebbe solo le onde corte ma anche gli impianti in onde medie che su 747 e 1224 kHz in onde medie. Una chiusura radicale. Le redazioni di Radio Bulgaria invocano l'invio dei messaggi di solidarietà e hanno preannunciato per il 14 gennaio l'apertura del sito Web www.saveradiobulgaria.com, ancora non attivato.

Se gli ascoltatori di Radio Sofia piangono, anche quelli ben più numerosi di emittenti gloriose e autorevoli come Deutsche Welle, Radio Nederland e Radio France Internationale sono molto preoccupati. Della radio internazionale tedesca si sa già, con il 2012 è arrivato a un netto taglio sulle emissioni, anche in tedesco, in onde corte mentre tutte le stazioni regionali tedesche devono rinunciare a una quantità di programmi persino in FM e proprio nella prima settimana del 2012 hanno spento diverse frequenze in onde medie.

L'emittente internazionale olandese, molto seguita per la sua obiettività, si è vista ridurre del 70% il budget stanziato dal Parlamento e passa sotto il controllo del ministero olandese degli Esteri (il BBC World Service ha fatto il percorso opposto, perdendo i soldi stanziati dal Foreign Office per rientrare tra le tante voci di spesa supportate dal canone radiotelevisivo). Con queste riduzioni l'emittente olandese abbandonerà il grosso delle sue attività in onde corte per focalizzarsi, dice il governo, solo sulle regioni del mondo che sperimentano gravi carenze di libertà di stampa. Anche stazioni ripetitrici importanti, come quella per il Sud America (dove pure ci sono ex colonie e territori oltremare olandesi) dalle Antille, verranno chiuse.

Petizione per Radio France

Anche per Radio France Internationale il destino è quanto mai incerto, perché l'amministrazione Sarkozy ha optato per una concentrazione di ruoli e risorse decidendo di fondere RFI con il canale televisivo internazionale France24. Un merger che redattori e lavoratori non vedono di buon occhio perché, dicono, è solo il preludio di licenziamenti e smantellamenti. I dipendenti della stazione hanno lanciato una petizione online (in lingua francese).

Comincio a pensare che una buona parte di ciò che oggi è ancora possibile ascoltare via radio da diverse nazioni occidentali cesserà di esistere prima del 2015, data che fino a poco tempo fa molti ritenevano fin troppo pessimistica. L'accelerazione subita da un processo che da anni procede inarrestabile ma tutto sommato lento è impressionante, ma tutto sommato, alla luce di quello che sta succedendo ai bilanci pubblici e alla solidità finanziaria di parecchie nazioni, ci sta andando ancora bene. Se mai il mondo riuscirà a uscire da questa crisi, sarà un mondo con parecchie voci in meno. Consoliamoci pensando che questo tipo di diversità culturale è molto di nicchia e Internet è sicuramente in grado di compensare il vuoto avvertito dai nostalgici di un medium ultrasettantenne.


Autore: Andrea Lawendel
Fonte: Radiopassioni



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