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C’è la crisi? La Bulgaria punta sul “turismo alcolico”

22.08.2011

Migliaia di giovani, soprattutto inglesi e scandinavi, si riversano sulle spiagge del Mar Nero per i cocktail a prezzi stracciati. Le associazioni turistiche: "È tutta colpa dei tour operator". E qualcuno chiede una stretta legislativa come in Turchia

Per uscire dalle secche della crisi economica ogni mezzo è lecito. Deve essere questa l'opinione del governo della Bulgaria che ha scelto l'alcool come metodo per combattere la recessione. Meglio, il turismo alcolico. Le assolate coste bulgare del Mar Nero sono la location perfetta per migliaia di giovani in cerca di sballo a buon mercato. Grazie a drink e cocktail a prezzi stracciati, i resort della zona si stanno guadagnando il primato europeo del turismo etilico, con ondate di teenager provenienti soprattutto da Inghilterra e Paesi scandinavi, dove per bere bisogna davvero mettere mano al portafogli.

Il quotidiano bulgaro 24Chasa non ha dubbi: "Il turismo alcolico è la cosa migliore che è capitata alla Bulgaria negli ultimi 30 anni". E non solo economicamente parlando. "Questo turismo assicura, e continuerà a farlo nei prossimi anni, la sopravvivenza a molti operatori del settore e a migliaia di lavoratori". "Inoltre la gente si diverte, fa amicizia, balla e si gode il bel tempo". Ad esempio al locale Slunchev Bryag (Sunny Beach), dove "drink e donne" vanno di pari passo e costano poco, secondo quanto rivela uno speciale andato in onda lo scorso giugno sull'emittente privata nazionale bTV.

"Alcool a prezzi stracciati e prostituzione nei nightclub per i turisti che lo desiderano", riferisce lo speciale bTV. Il risultato sono le migliaia di giovani stranieri, soprattutto nordeuropei, che si riversano sul lungomare o nelle stradine di Varna, completamente ubriachi e che gridano "We love Bulgaria" (Amiamo la Bulgaria) o "Bulgaria rules" (Bulgaria regna). In buona parte si tratterebbe addirittura di minorenni, i più interessati a spendere poco e attirati dalla relativa vicinanza delle coste bulgare.

Ma se da un lato l'economia turistica del Paese batte cassa, dall'altra paga il conto in salute. Secondo le associazioni turistiche nazionali, la condotta da bancone dei turisti avrebbe contagiato anche gli stessi giovani bulgari, trascinati in una sorta di "gara alcolica" con i coetanei inglesi o scandinavi. "Un tempo eravamo abituati a soccorrere soprattutto ragazzi stranieri, ma ultimamente il numero dei giovani bulgari che hanno esagerato nel bere è in costante crescita", riferisce il dottor Georgi Matev, primario all'ospedale della cittadina di Burgas. Si parla di coma etilici da 3-5 giorni di ricovero o giovani che si rompono braccia o gambe cadendo dopo aver perso i sensi. E poi si sa, le cure mediche costano. Si stima che ogni giorno di ricovero costi alla sanità nazionale circa 200 Lev bulgari a persona (102 euro), una cifra non male per uno dei paesi più poveri d'Europa.

Ma se le associazioni turistiche non centrano, allora di chi è la colpa? Secondo Stoyan Marinov, membro del direttivo dell'assessorato del turismo di Burgas, responsabili sarebbero i tour operator, che per vendere i loro pacchetti all'estero farebbero leva sui "bassi istinti" dei giovani viaggiatori. Sarebbero loro ad organizzare tutto, dai viaggi al pernottamento, fino al divertimento serale. Certo questo non sarebbe sufficiente se ristoranti, bar, locali e lidi non offrissero tanto alcool e così a buon mercato, come fa giustamente notare il sito d'informazione Moreto.net di Varna.

Fatto sta che, nonostante i supposti benefici all'economia turistica, qualcuno inizia a chiedere una stretta legislativa sul consumo di alcolici in tutto il Paese. Ad esempio si guarda alla Turchia, dove il governo Erdogan lo scorso gennaio ha innalzato l'età minima per bere a 24 anni, proibito annunci pubblicitari di alcolici e regolamentato strettamente l'esposizione delle bevande nelle vertine dei negozi. Addirittura la squadra nazionale di pallacanestro ha dovuto dire addio all'equivoco nome "Efes Pilsen". In questo caso il governo turco è stato accusato di essere spinto da motivi religiosi, ma in Bulgaria, a maggioranza cristiana ortodossa, il problema non si porrebbe, ovviamente crisi permettendo.


Autore: Alessio Pisanò
Fonte: Il Fatto Quotidiano




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