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1st Prize Cinéfondation DER BRIEF (The Letter)
1st Prize Cinéfondation DER BRIEF (The Letter)

Palme d'oro del futuro: Vince la bulgara Doroteya Droumeva con il corto «Der brief»

24.05.2011

CINEFONDATION 14 - Il campionato «Primavera» del festival Palme d'oro del futuro
I nuovi talenti e i molti filmaker addestrati dalle scuole del mondo.

Il cortometraggio della bulgara Doroteya Droumeva, Der brief (The Letter), prodotto dalla scuola di cinema di Berlino, ha vinto Cinefondation 14, una sezione di Cannes che ha il compito di scoprire, prima dei festival concorrenti, i nuovi talenti, i registi del futuro addestrati dalle scuole di cinema di tutto il mondo. In selezione 16 corti (da 8' a 44', quasi tutti narrativi e «lunghi» in potenza, poca sperimentazione e cartoon) scelti da Dimitra Karya (al secondo anno di direzione, dopo il passaggio di Laurent Jacob al comitato di selezione maggiore), coprodotti per lo più dalla scuole assieme a partner distributivi, pubblici o privati, e giudicate da una giuria d'eccellenza: Michel Gondry, antichi vincitori di Cinefondation, il rumeno Corneliu Porumboiu e l'austriaca Jessica Hausner, e il regista portoghese radicale João Pedro Rodrigues.

Il film che ha vinto (15000 euro) è la storia, raccontata in mezz'ora, di una berlinese incinta, Maja, che radiografa con sensibilità e spietatezza il mondo emotivo che la circonda prima di decidere, tutta da sola, se partorire o abortire. Anche gli altri due premi raccontano il mondo dei giovani, con toni drammatici e esistenzialmente allarmati. Il secondo premio (11.250 euro) è stato assegnato a Drari del marocchino Kamal Lazraq, e mette in forma di road movie, piuttosto disperato (per le complicazioni anche poliziesche, di viabilità interrotta e dignità calpestata, che rendono i ragazzi di Casablanca così simili a quelli del Cairo, San'a, Tripoli e Tunisi) l'amicizia quasi gay e quasi impossibile tra due ragazzi, Ghali, rampollo di un ricco borghese, e Mohamed, il suo giardiniere, a un certo punto messa in crisi, oltre che dalla diffidenza sociale verso il più povero (che è nero e viene pure dal Sahara orientale), da una bella compagna d'università di Ghali che decidendo di fare una bella scampagnata con i due suscita le gelosie «macho» del fidanzato. Atmosfera gay molto più esplicita nel film sudcoreano Volare di notte di Son Tae-gyum (terzo premio, 7500 euro): uno sprovveduto marchettaro per sopravvivere nella Seul dark e senza speranza, vuol trovare, non dico un barlume di passione per la vita, ma almeno un'ipotesi di amore unidirezionale, e si attacca a un cliente estemporaneo, mentre il fratello convivente, «custode» di antiche virtù sepolte, non aiuta.

In una edizione cannoise che ha rivelato anche una promessa italiana (Alice Rorhwacher, al vetriolo la sua dolce analisi, in Corpo celeste, delle deturpazioni psicofisiche e delle deviazioni sessuali provocate da inculcazioni religiose anche se delicate) abbiamo scoperto con piacere anche la presenza, per la prima volta a Cinefondation di un corto italiano, del Centro Sperimentale di cinematografia di Roma, un tempo all'avanguardia e ora arrancante rispetto a altre realtà anche europee (Femis di Parigi, Famu di Praga). Ma L'estate che non viene , di Pasquale Marino, nonostante una prepotenza visuale inedita rovescia il senso originale della storia (una professoressa sequestra alcuni suoi alunni) e la trasforma in un più banale tentato stupro della stessa prof, pescata a Ostia, al mare, da tre allievi post pasoliniani che le vogliono far pagare la bocciatura (annunciata) di uno di loro. Il più truce si chiama pure Lollo. Tanti sono stati i talenti scoperti da Cinefondation in questi anni: Eduardo Valente e Antonio Campos (Brasile), Dover Koshasvili (Georgia Istraele), Peter Sollett (Usa), Alicia Duffy, Yang Chao, Nikolaj Khomeriki (Russia), Fredrikke Aspock (Danimarca), Emmanuelle Bercot, Adam Guzinski (Polonia) e Agnes Kocis (Ungheria) che sono stati poi promossi con le loro opere prime al Certain Regard. L'Italia (ma anche la Francia) non ha mai vinto il primo premio, mentre finora Polonia, Gb, Usa, Russia, Brasile, Argentina (due volte), Serbia, Danimarca, Israele, Repubblica Ceca e Finlandia, hanno dimostranto l'eccellenza delle loro.

A proposito, il migliore corto mi è sembrato Casey Tigers, di Aramisova (Famu), un allievo slovacco di Vera Chitylova (come si vede tutte le scuole sono fertilmente cosmopolite) che riesce a innestare con più libertà e humor dei 16 corti visionati, quelli che erano i principi della «nuova onda praghese» anni 60 con le arditezze e «disintegrazioni sessuali» dei post-gay Usa (Kalin, Gregg Araki, etc...) raccontando le prime esperienze erotiche di due margheritine non tanto in cerca di amore ma di passione e nuovo eros.


Fonte: Il Manifesto




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