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Giovani e università: l’Europa esclude i poveri

18.01.2011

L'accesso all'educazione universitaria in Europa presenta ancora delle grandi disparità sia tra i vari paesi, che all'interno degli stessi: lo afferma uno studio realizzato da Equnet, un consorzio cofinanziato dalla Commissione europea e creato con l'obbiettivo di accrescere la partecipazione all'educazione di alto livello per le fasce sociali che ne sono ancora escluse. La disparità nell'accesso può variare in base a tra fattori principali: l'origine socioeconomica, il genere e l'età. Considerando il primo di questi, emerge che i paesi che investono maggiormente nell'educazione universitaria sono quelli che offrono un accesso più equo. In testa alla classifica troviamo Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e Irlanda, mentre al capo opposto stanno Bulgaria, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Germania.

Quest'ultima però fa eccezione, presentando un risultato basso nonostante investimenti considerevoli nell'università. In generale, si tratta di una situazione - affermano gli autori dello studio - sulla quale le politiche europee hanno scarsissimo effetto, lasciando sostanzialmente inalterate le sacche di esclusione presenti sulla mappa europea dell'accesso all'università.Se miglioramenti ci sono stati, sono stati decisamente lenti: continuando sui ritmi attuali, stimano i ricercatori di Equnet, ci vorrà almeno un secolo affinché i giovani che provengono dalle fasce sociali inferiori raggiungano gli stessi livelli di partecipazione all'università dei loro coetanei delle classi più ricche. Ma un accesso elitario all'università non fa altro che rallentare lo sviluppo di un'economia della conoscenze, sostiene lo studio.

I giovani delle fasce economiche inferiori sono dunque quelli che più risentono di un accesso iniquo agli studi universitari: un'esclusione che comporterà - nella vita adulta - salari più bassi, una maggior probabilità di rimanere disoccupati e meno opportunità di mobilità sociale: "handicap" che molto probabilmente verranno trasmessi anche ai loro figli. L'Italia si segnala però (assieme a Portogallo e Turchia) per avere un numero di studenti i provenienti da fasce sociali non alte che si iscrivono all'università superiore alla media. L'Italia è però anche il paese dove gli studenti lavoratori provengono in modo molto più massiccio da fasce basse rispetto a quelle più ricche, per un fattore di 1,4. È inoltre tra quelli (assieme a Svizzera e Austria) quello dove gli studenti che non ricevono alcun tipo di sostegno pubblico agli studi sono in numero superiore (83%).


Autore: mm
Fonte: Liberazione




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