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Clonavano carte di credito e bancomat: la polizia scopre laboratorio clandestino bulgaro

15.02.2011 - Milano

Il sabato e la domenica le banche sono chiuse, quindi il venerdì sera ricaricano abbondantemente le casse degli sportelli automatici ad agio dei clienti ma, inconsapevolemente, anche dei criminali. Le zone più a rischio sono quelle del centro città, costantemente monitorate dalla polizia.

Sabato 12 febbraio, una volante del Commissariato Centro, durante un giro di controllo, si accorge che lo sportello bancomat della banca Barclays di via Sapeto, zona Porta Genova, è stato manomesso.

Dopo 6/7 ore di appostamento notano un uomo con fare sospetto pellegrinare intorno ai bancomat del circondario. E' Igor Dimov, 39enne macedone. Le carte clonate e bianche che ha con sé gli valgono l'arresto in flagranza.

Poco dopo, da un'auto scende un uomo che recupera lo skimmer dallo sportello della Barclays. Viene immediatamente bloccato con i suoi compari. Sono 3 bulgari: Orlin Georgiev, 37 anni; Ivaylo Paunov, 42 anni e Galina Paunova, 19 anni, figlia di Ivaylo. Anche per loro c'è l'arresto in flagranza di reato.

Tra gli effetti personali c'è un mazzo di chiavi che apre la porta di un appartamento in via Bolzano 21: un vero e proprio laboratorio clandestino dove vengono sequestrati tastiere e consolle per l'alloggiamento degli skimmer, congegni elettronici, un lettore/scrittore di bande magnetiche, 5 pc, 3 hard-disk, chiavi usb, 2 pezzi originali di sportelli bancomat, utensili per l'assemblaggio, 10.000 euro in contanti e una lista di 40 banche a Milano e 20 a Torino: gli inquirenti stanno vagliando se sono già state truffate o se si tratta di probabili obiettivi.

Mentre gli agenti procedevano alla perquisizione dell'appartamento sono sopraggiunti altri due bulgari, ignari di quello che stava accadendo. Dopo un tentativo di fuga per le scale sono stati arrestati: Nedyalko Andreev, del '67 e Ilia Petkov, del '79.

L'attività criminale dei 5 bulgari, tutti incensurati, si divideva in 2 rami: la vendita di carte contraffatte, soprattutto all'estero e l'affitto/vendita di parte delle attrezzature per la clonazione ad altre bande. Ad esempio una mascherina era quotata intorno ai 5.000 euro. Gli acquirenti, però, per scaricare i dati raccolti dovevano ricorrere nuovamente ai servigi tecnici dei bulgari, sborsando un ulteriore compenso. Infatti, il macedone arrestato con loro non c'entrava nulla con la banda: era un probabile concorrente o che stava effettuando un sopralluogo.

La scoperta del laboratorio clandestino e il rinvenimento delle carte clonate ha permesso agli inquirenti di procedere agli arresti in flagranza senza querela di parte, contestando, tra gli altri, i reati di associazione per delinquere e utilizzo di carte per pagamento elettronico contraffatte.


Fonte: Blogosfere - Notizia Criminis




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