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Multiculturalismo e dovere d’integrarsi

20.10.2010 - Rijeka/Fiume

Angela Merkel, capo del governo tedesco, si è espressa sul multiculturalismo dichiarando il fallimento del progetto in Germania. Di per sé questa affermazione non contiene nulla di inaccettabile in una comunità politica evoluta. Ogni società intraprende dei progetti che possono essere ottimi nelle intenzioni, mentre possono presentarsi dei momenti quando si vede che questi non sono stati tradotti nella pratica e nella vita quotidiana.

Più che criticare questa dichiarazione, direi che il multiculturalismo, se non fallito, almeno sta rivelando gravi difetti in molte sedi. È molto probabile che sia così anche in Germania. I motivi sono diversi. Uno di questi va letto anche in una confusa e demagogica interpretazione del multiculturalismo spesso presente nelle sinistre. In primo luogo mi riferisco all'assenza dell'affermazione del dovere di integrarsi, ovvero di acquisire gli strumenti linguistici e culturali per poter comunicare con il resto della popolazione. In breve, tutti i cittadini ed i residenti devono apprendere la lingua o le lingue in uso pubblico e ufficiale. La determinazione di quali siano le lingue in uso pubblico e ufficiale può dipendere da vari criteri, come, ad esempio, la presenza storica, l'effettiva volontà di far uso di una lingua e la funzionalità, e il responso di questi criteri in situazioni specifiche sarà variegato. Ad esempio, può darsi che una lingua sia storicamente presente in un territorio, ma che non vi sia più un'effettiva sufficiente intenzione di continuare ad usarla (è il caso del gaelico in Scozia o del gallese nel Galles, dove, come si vede conseguentemente a una nota polemica pubblica, le stesse famiglie gallesi molto spesso non parlano più il gallese a casa e si oppongono all'obbligo per i loro figli di studiare questa lingua a scuola). Quando parlo di strumenti culturali necessari per poter partecipare nella comunicazione pubblica faccio riferimento a elementi generali della cultura civica, come, ad esempio, il riconoscimento della piena parità politica di tutti i cittadini e dell'uguale dignità di tutti gli esseri umani.

Le sinistre troppo spesso trascurano il fatto che l'integrazione implica il dovere di acquisire questi strumenti di comunicazione. Ma, ora, ritorno alla Merkel. Preoccupa, e non poco, una parte successiva del suo discorso, ovvero l'idea per cui negli anni Sessanta la Germania avrebbe aperto le porte agli immigrati credendo che un giorno questi se ne sarebbero andati, ma questo non è avvenuto.

Che ragionamento è? Nell'opinione della Merkel gli immigrati sono persone che dovrebbero lasciare le proprie terre quando questo conviene alle industrie tedesche, starsene in Germania senza apparire pubblicamente e andarsene quando non servono più? Il ragionamento sembra essere questo, anche se spero di sbagliare. Ma se è così, sarebbe utile che la signora Merkel pensasse a quanto sia difficile sradicarsi da un territorio, insediarsi in un altro, costruire qui una famiglia e delle relazioni sociali e poi dover ripartire dall'inizio, spostandosi nuovamente e cercando fortuna altrove (poco importa se nella terra d'origine, che ormai può essere sentita quale molto distante, soprattutto dai figli). Oltre a questo discorso che fa riferimento ai sentimenti umani, vale il caso di pensare anche in base ai principi di giustizia. Se gli immigrati sono venuti quando l'industria tedesca ne aveva bisogno e hanno contribuito al suo sviluppo, hanno anche il diritto di godere di quelli che sono i frutti del loro lavoro. Quindi, perché dovrebbero andarsene?

In una parte precedente ho parlato delle deficienze delle sinistre nel ragionamento sul multiculturalismo, ovvero del fatto che trascurano il dovere degli immigrati di acquisire gli strumenti culturali per integrarsi. La Merkel (ma sembra trattarsi di un'offensiva generalizzata dei cristiano-democratici in Germania) trascura il dovere dello Stato di aiutare gli immigrati ad integrarsi. In parte questo deve avvenire con un'istruzione adeguata (e non ho motivo per dubitare che in Germania si offra l'accesso all'istruzione ai figli degli immigrati). Ma in parte, anche e soprattutto, non relegando gli immigrati a posizioni marginali nella società. Come ha detto già qualche decennio fa il filosofo di origine ebraica, ora professore a Oxford, Joseph Raz, proprio in una sua lezione in Germania, non vi è cosa peggiore per i rapporti interetnici e per il multiculturalismo del fatto che alcune comunità etniche siano relegate in massa a posizioni sociali marginali e a posti di lavoro pagati male. Il multiculturalismo si afferma in primo luogo con l'uguaglianza e la giustizia sociale.


Autore: Elvio Baccarini
Fonte: La Voce del Popolo




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