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Dalle Alpi ai Balcani in bici - Intervista a Pierpaolo Pacenza

19.09.2010

Un viaggio in bicicletta attraverso i Balcani dal Friuli Venezia Giulia fino in Bulgaria. È questo il percorso che ha deciso di compiere la scorsa estate il Socio di Confindustria Bulgaria Pier Paolo Pacenza della società PMP Consulting. Dopo dodici giorni di pedalata in sella alla sua bicicletta, Pier Paolo ha raggiunto la località di Varshets, nel Nord Ovest della Bulgaria, partendo da Gorizia e ripercorrendo idealmente un tratto della via della seta. Abbiamo deciso di parlarne direttamente con lui su questo numero del Sabato del Comitato dedicato allo sport.

Come le è venuta l'idea di attraversare i Balcani in bicicletta?

La passione per la bici è qualcosa che ho sempre avuto, ma l'idea di attraversare i Balcani in bicicletta l'ho tratta dall'esperienza di Emilio Rigatti, Tullio Altan - il noto disegnatore - e Paolo Rumiz, editorialista di "Repubblica". I miei tre "predecessori" nel 2001 percorsero in bici i 1800 kilometri che separano Trieste da Istanbul. Ne venne fuori un libro, a mio avviso molto intenso, intitolato "La strada per Istanbul", che racconta le gioie e le difficoltà di questa impresa a metà tra lo sport e l'avventura e che rappresenta una guida utilissima per chi volesse ripetere questo viaggio. Oltre alla passione per la bici, con questi tre personaggi condivido anche la provenienza geografica: io sono di Gorizia come Rigatti, Rumiz è di Trieste e Altan di Aquileia. Prossimamente avrò il piacere di incontrarmi con lo stesso Rigatti per raccontargli la mia esperienza.

Attraversare i Balcani in bici non è uno scherzo, come ha pianificato il viaggio?

Rispetto al viaggio di Rigatti, Rumiz e Altan, il mio è stato un percorso più contenuto: da Gorizia a Varshets nel Nord Ovest della Bulgaria. Ho suddiviso il tragitto in 12 tappe, percorrendo circa 100 kilometri al giorno, con punte di 130. Ho preparato delle schede tecniche per ogni tappa. A volte ho dovuto percorrere più strada del necessario per colpa del navigatore satellitare, non sempre precisissimo quando si tratta di paesi balcanici.

Ci sono stati momenti di paura o di difficoltà?

Paura vera solo una volta. Mi trovavo nella Slavonia croata tra Lipik e Nova Gradiska e mi sono imbattuto in un cartello che metteva in guardia dall'esistenza di un campo minato circostante. Sulle prime credevo si trattasse di un residuato della guerra civile e ho proseguito con una certa tranquillità. Ma quando ho iniziato a vedere molti cartelli simili ho capito che forse il pericolo poteva essere reale, temendo che l'area non fosse stata sminata al termine del conflitto. In questi casi, viaggiando da soli, diventa difficile stabilire con certezza il da farsi. Per fortuna ho incontrato un allevatore di cavalli locale che mi ha spiegato che la strada sterrata che stavo percorrendo era sicura, raccomandandomi allo stesso tempo di non abbandonarla perché sul lato destro e sul lato sinistro la presenza di qualche vecchio ordigno non poteva ancora essere del tutto esclusa. Così ho proseguito tranquillamente attraversando le bellissime colline della Slavonia in direzione di Belgrado. Certo se ripenso a quel momento devo ammettere di essermi molto spaventato.

Quali sono gli ingredienti fondamentali di un'esperienza come questa?

Innanzitutto molto ottimismo. È inutile inforcare la bicicletta senza avere la convinzione di potercela fare. Allo stesso tempo bisogna capire che si tratta di un percorso impegnativo che richiede una buona preparazione. Per il percorso che ho compiuto io - da Gorizia a Varshets - una condizione ottimale è rappresentata da almeno un mese di allenamento. Io quest'anno ho rischiato dedicando solo tre settimane alla preparazione del viaggio ma non si trattava della mia prima esperienza di questo tipo. Per me la grande sfida che chi sceglie uno sport simile deve avere in mente di dover affrontare è quella di rimanere a lungo nella stessa posizione. Abituarsi a stare in sella per più di 100 kilometri al minimo è un passaggio irrinunciabile quando si prepara il proprio viaggio ciclistico.

Un altro aspetto importante è il divertimento. Se si affronta un viaggio di un migliaio di kilometri in bicicletta come un sacrificio, come una sterile competizione si parte con il piede sbagliato. Come dice Rigatti l'obiettivo non è arrivare, l'obiettivo è "l'andando". È una questione di mentalità. Bisogna assecondare i propri tempi e soprattutto capire che, dopo la dovuta preparazione, farcela è nelle nostre possibilità. In questa stagione ci sono 14 ore di luce, per fare i 100 kilometri medi che rappresentano una buona tappa non dovrebbero servire più di 7 - 8 ore. C'è tutto il tempo necessario.

Come ha reagito fisicamente allo stress?

Quest'anno ho retto bene, a parte una vecchia frattura che è tornata a farsi sentire. In altre occasioni avevo avuto dolori più insistenti dovuti comunque più alla postura che alla fatica.

Quale tappa le è piaciuta di più?

Sicuramente le ultime due, dal confine serbo fino a Varshets in Bulgaria. Nonostante il suo scarso sviluppo il Nord Ovest è sicuramente uno dei luoghi più belli del Paese. In più la scarsa urbanizzazione la rende perfetta per il ciclismo. Entrare nelle grandi città può davvero essere problematico per chi viaggia in bici. Io ho ricordi tremendi dell'attraversamento di Belgrado: le macchine, il caos, l'inquinamento. Passare accanto alle rocce di Belogradchik in bici è invece esattamente l'opposto: un luogo magico attraversato con un mezzo che permette ancora di affiancare l'attività sportiva all'osservazione dei luoghi e della natura.

Consiglierebbe questa esperienza ai lettori?

Assolutamente sì.


Fonte: Newsletter Confindustria Bulgaria




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21.09.2010Commento [pietro]
Diavolo d'un Pierpaolo...
zitto zitto... piano piano...
kilomentro dopo kilometro...
pedalata dopo pedalata...
passando dal latino al cirillo...
è arrivato fino a Varshets1

Complimentoni!

Alla prossiama.


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