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Storia: i bulgari dimenticati

21.03.2011

© 2011 di Aldo C. Marturano

A parte la steppa pontica e le sue vicissitudini che è il teatro più vero per gli eventi bulgari, volgiamoci ad una questione primaria, ma estremamente intricata per i Bulgari del Volga in particolare: Quali stirpi arrivarono sul Medio Volga per prime e quali in seguito? E' basilare infatti identificare chi sia di esse la portatrice di storia bulgara ed un primo elemento in questo senso è il fattore geografico ossia la stirpe cercata deve avere stretti legami almeno abitativi con la città di Bolgar e col suo hinterland. Nei documenti notiamo a questo proposito che purtroppo non si parla di Bulgari prima del IX-X sec. d.C.

Il silenzio potrebbe essere interrotto dall'archeologia, purché... si riuscisse ad individuare una cultura bulgara distinta con chiarezza dalle altre che vengono alla luce negli scavi! Sfortunatamente ciò non è stato finora possibile, nell'area del Volga, per tutta una serie di impedimenti in particolare: La natura del terreno, l'uso di materiali molto deperibili per suppellettili e oggetti d'uso comune e per le costruzioni come il legno e in più perché l'area è occupata da più etnie con culture alquanto diverse che sembrano dalle rispettive tradizioni contemporanee. Tutto ciò, a causa di una difficile distinguibilità, rende il lavoro degli archeologi arduo e i risultati che se ne traggono assai incerti.

C'è il segno distintivo della lingua, ma, ahimè, di solito le lingue lasciano poche tracce nel tempo e nelle cose e, se si estinguono, sono scomparse per sempre pur lasciando tracce riconoscibili nelle lingue superstiti. Nel nostro caso abbiamo fortuna giacché fra le stirpi una volta a stretto contatto l'una con l'altra (slave, baltiche, ugro-finniche e turche) ne sono sopravvissute qui in zona più di una. Sapendo a posteriori che il bulgaro è una lingua turca è perciò spontaneo scegliere di cercare i Bulgari e le loro vicende in un'etnia di lingua turca, ma in quale? Oggi infatti ci sono ben tre grandi stirpi turcofone che si contendono l'onore di discendere dai Bulgari e, soltanto se si riuscisse a provare una filiazione più diretta di una di queste ossia del Tataro di Kazan', del Ciuvascio e del Basc'kiro dal bulgaro originario avremmo il fil rouge giusto sulla bocca di testimoni ancora viventi.

Questi sono alcuni dei punti discriminanti per i quali siamo ricorsi alle ricerche storiche e linguistiche di studiosi locali. Abbiamo preferito così i lavori di G. I. Tafaev, ciuvascio, e di M. Z. Zakiev, tataro, sebbene i due dibattano su sponde opposte, ciascuno geloso della propria identità etnica. Infatti ci siamo accorti che evitare speculazioni e malintesi sull'argomento è indispensabile giacché l'eredità bulgara nel Tatarstan e nelle repubbliche limitrofe con le minoranze o le maggioranze turcofone ha una grande risonanza culturale e politica e oggi si riflette (e persino pesantemente) nelle ricerche! Ogni repubblica ex sovietica di quest'area sta cercando di ritrovare le proprie radici e di conseguenza discendere dai Bulgari del Volga è una questione d'orgoglio nazionale oltre che di critica storica.

Comunque sia, se molte sono le ipotesi plausibili che si fanno su chi siano gli epigoni dell'antico stato del Volga, non sempre e non tutte corrispondono ai risultati ottenuti nelle diverse discipline a partire dalla numismatica e dalla toponomastica per giungere alla paleografia e alla sempre più materiale archeologia.

Già nel IV-V sec. d.C. nel Ponto e nella Depressione Caspica si parlava un turco che possiamo denominare lingua bulgara antica. Successivamente essa si modifica e dal VII sec. d.C. si ridefinisce come bulgaro medio. Di questo bulgaro medio, che si confonde spesso e volentieri con la variante cazara, non abbiamo però grossi riscontri nell'area del Medio Volga, benché da altri dati possiamo presumere che dovesse essere parlato anche qui in modo molto sparso e in concorrenza per la supremazia, com'è naturale, con le parlate ugro-finniche presenti. Dopo il disfacimento dello stato bulgaro pontico o Grande Bulgaria, i Bulgari e la loro lingua spariscono e la scena tradizionale risulta occupata sempre più massicciamente dai Cazari con la loro lingua, lo ribadiamo, non dissimile dal bulgaro medio. Finalmente nel IX sec. appare Bolgar come centro commerciale sul Volga e di certo la lingua che qui si usa è il bulgaro medio portato dal Ponto. Passa il tempo e nel XII sec. ci sono i primi scontri con i Genghiscanidi dell'Asia Centrale, alleati prima degli Alani (naturalmente vinti in battaglia) e dei Kipciaki poi e lo stato direttamente coinvolto nella prima conquista, visto che l'Impero Cazaro è scomparso da tempo, è proprio Bolgar. Nell'organizzazione militare dell'invasore (quella politica fa capo alla Mongolia) i veri Mongoli sono ai vertici (i Nojon, come si chiamavano i capi mongoli, non erano più di 3-4 mila su un'armata di varie decine di migliaia), mentre i Kipciaki (chiamati in fonti diverse Polovzi o Cumani) ne sono, almeno dal punto di vista numerico, la casta dominante. Di conseguenza, non appena la situazione nella regione si consolida, il bulgaro medio di Bolgar deve ora confrontarsi con la lingua kipciaka che è anch'essa una variante di turco (non del mongolo). I Kipciaki sono una maggioranza nell'esercito invasore, ma qui a Bolgar sono una minoranza e, se la lingua bulgara sembra sparita, si deve pensare che si sia fusa con il kipciako e trasformata in una variante adottando una nuova denominazione, vista la posizione dei Bulgari di gente conquistata.

Riscontri? Ce ne sono: le tombe musulmane del Volga con le loro lapidi e le loro iscrizioni, tenendo presente che questi monumenti furono introdotti nell'uso funerario locale dagli stessi Kipciaki musulmani! Sono i reperti archeologici di identità più certa che all'esame glottologico mostrano l'intensa compenetrazione fra bulgaro e kipciako quando evidentemente le due lingue erano ancora poco diversificate fra loro. Non solo! Bolgar già da tempo prima dell'arrivo dei Kipciaki, per ragioni fisiche ambientali che più in là preciseremo, stava perdendo peso politico e culturale e i suoi cittadini si stavano trasferendo un po' alla volta nella nuova Bolgar situata più a nord sulla riva opposta del Kama, ossia a Kazan'. E' questa città che con i nuovi governanti genghiscanidi verrà elevata a fortezza di confine e considerata più importante della vecchia Bolgar attirerà per un certo periodo sempre più gente dalla vecchia capitale. Queste persone bulgaro-parlanti devono adeguare la loro alla lingua del luogo e, proprio per la rassomiglianza fra bulgaro e kipciako, il loro sforzo deve essere stato minimo. Anzi, in poco tempo costituiranno la nuova gente di cultura di Kazan' con l'idioma del nuovo potere. Attenzione! Noi chiamiamo tataro questo nuovo idioma, ma J. K. Begunov avverte che Tatar significava straniero o estraneo - nel tataro del tempo - e per questo motivo chi avrebbe mai accettato per sé e per la propria lingua un tal illogico nome? Tataro è chiaramente un aggettivo di nazionalità dato ai Bulgari da altra gente non bulgara giacché nella realtà la lingua di Kazan' è detta, aggiunge sempre Begunov, saban

E qui sorge la nuova complicanza: Saban è una possibile variante di Sabir e Sabir di Suwar e Suwar di Ciuvascio...

Che sappiamo dei Ciuvasci e della loro lingua? Nelle Cronache Russe appaiono nel 1524 e ancora una volta nel 1551. La loro tradizione però pretende che giungessero da queste parti moltissimi anni prima dal Ponto superando i monti e dunque avrebbero tutte le carte in regola per essere dei Bulgari migranti. Il ciuvascio tuttavia denuncia nel suo lessico uno sviluppo separato dal tataro-kipciako che invece appare più peculiare dell'ambiente forestale di Kazan' e dintorni. Insomma, se il ciuvascio era parlato già prima delle menzioni nelle Cronache, per certe particolarità è più probabile che si sia sviluppato nell'ansa di Samara più a sud a contatto coi Burtasi. E se accettiamo l'idea che i Ciuvasci fossero degli Ugro-finni che persero la propria lingua e adottarono una varietà di turco per poi migrare più a nord? In tal caso saremmo in presenza di una lingua giovane di genti acculturate ai Bulgari intorno al IX sec. d.C. e solo più tardi passate in maggioranza al Cristianesimo ortodosso dei Russi e in minor parte all'Islam.

E' pur vero che il ciuvascio è riconoscibile sulle lapidi di cui parlavamo sopra, ma... solo in poche di esse e sembra come variante dialettale più che una lingua a sé! Le scritte più numerose sono invece in turco di tipo "z". Senza troppi tecnicismi, diciamo che il ciuvascio è un turco di tipo "r" diverso dal bulgaro medio che invece è un turco di tipo "z". Di qui, se il ciuvascio fosse la figlia diretta del bulgaro medio, non è strano che negli epitaffi risulti così poco rappresentata, visto che i bulgaro-parlanti erano la quasi totalità? Certo! I resti documentari sono in ogni caso scarsi e a volte incerti nella lettura, ma la realtà spiegata è quella schizzata prima ed è provata da M. Z. Zakiev, oltre che dalle famigerate steli funerarie, anche da altri pochi oggetti scritti del patrimonio glottologico che si trova negli scavi del Volga.

E possiamo diseredare i Basc'kiri (meglio Basc'kort) della loro "bulgarità" solo perché etnia periferica quando notiamo che, secondo le regole fonetiche dell'antico turco, la -sc'- dell'etnonimo corrisponde ad una -l-? Questa gente la conosce l'autore musulmano Istakhri (fine del X sec. d.C.) già divisa in due tronconi, una più a sud e l'altra sul Medio Volga... Anche questi sono resti bulgari nella marcia verso nord? Istakhri avverte pure che Bulgari e Cazari sono stirpi sorelle poiché parlano la stessa lingua e raramente sono fra loro in contrasto. Tuttavia l'identità da lui constatata è molto fittizia poiché lo stesso autore dopo aver apparentato Cazari e Bulgari in un altro passo afferma che i Cazari non parlano come gli altri turchi vicini! Certo, sappiamo che i nostri osservatori erano degli esperti poliglotti e degli attentissimi studiosi dei costumi altrui, ma è evidente che non avevano ancora riconosciuto le varianti di pronuncia turche e le loro informazioni a volte ambigue, come si vede, non possono darci più di un generico aiuto per la ricostruzione storica...

Ci sono insomma molte incongruenze e riuscire a seguire l'evoluzione dei Bulgari fra gli altri turcofoni a partire dai secoli di "silenzio" è oltremodo difficile.

Torniamo all'archeologia. Essa ci dice che un "trasloco" di gruppi di famiglie verso il nord ebbe luogo ancora intorno al IX sec. d.C. e qui potrebbero essere i Bulgari a spostarsi. Anche i Cazari però si erano spostati sulla foce del Volga nella nuova capitale Itil in quel periodo e le circostanze danno adito al sospetto che l'impresa di mandare i Bulgari più a nord fosse stata forzata dai Cazari viste le tracce contemporanee quasi sicure di questi ultimi fin nella zona di Bolgar. Forse ci si voleva liberare di concorrenti o usare popoli fratelli per colonizzare gli Ugro-finni più a nord (verso il favoloso Mar Glaciale Artico) visto che il traffico dei prodotti nordici in quegli anni stava rendendo sempre meglio nelle tasche dei mercanti. Suscitò una migrazione è comunque un'operazione complicata e probabilmente la concomitanza di più fattori contribuì a spostare la gente, non certo in massa, ma in gruppi consistenti. E' noto che le acque caspiche stavano invadendo le coltivazioni in quel periodo e potrebbe darsi che i Bulgari unissero un qualche accordo a spostarsi col mandato di "agenti etnici" del Kaghan cazaro per il fine commerciale appena detto, all'impellenza di trovare terra nuova da coltivare.

Da quasi 150 anni sono state intraprese varie spedizioni archeologiche ad est del Volga che hanno scavato con metodi sempre più raffinati necropoli e siti abbandonati. S'è scavato nel Turkestan e nelle regioni limitrofe a nord della Cina e i numerosi reperti raccolti sono stati quasi tutti ormai classificati e pubblicati. Sebbene alcuni grandi popoli, ora europei per geografia e per cultura, riconoscano le loro radici in aree ormai per essi estranee (l'Asia Centrale), per i Bulgari non è stata individuata alcuna cultura nettamente distinta! Insomma: Non esiste alcun oggetto (almeno finora, 2010) che si possa attribuire ad un'ipotetica etnia bulgara con certezza… prima del X sec. d.C. e lontano dal bacino del Grande Fiume!

Ricordiamo anche gli sforzi di qualche autore medievale nel descrivere minuziosamente i tratti fisici dei Bulgari per trovare dei migliori indizi distintivi della stirpe nella forma del viso o nel colore di occhi e di capelli che li riporti nella steppa asiatica, ma le ricerche paleoantropologiche condotte finora, fra le tante incertezze sistematiche, hanno confermato un tipo fisico antico "puro e tipico bulgaro" nei fatti non c'è. I Bulgari del Volga sono la somma e il prodotto di etnie turche e alane formatisi al di qua degli Urali fra le rive del Mar Caspio e del Mar Nero in epoche antiche e, per di più, mescolate in qualche grado con gli Ugro-finni man mano che migravano verso nordest. Inoltre è possibile riconoscere tracce bulgare nella toponomastica ugro-finnica negli angoli più recessi degli Urali, forse lasciate in tempi un po' più tardi o denuncianti degli antenati bulgari nelle stirpi locali...

E perché certe fonti tacciono e poche altre parlano di Bolgar come sede dell'Illetver (re locale) dipendente dal Kaghan cazaro? Si può rispondere che con l'Islam i Bulgari del Volga acquistano un aspetto più distinto dai Cazari ebrei e diventano più interessanti per gli osservatori della Pianura in maggioranza musulmani. Infatti Bolgar è pagana e accetterà l'Islam in forma molto blanda dalla visita di Ibn Fadhlan nel 922 d.C., se si pensa che le lapidi e i cimiteri islamici appariranno nel XIII sec. con i Kipciaki musulmani rispetto alla cremazione ancora in uso.

A questo punto il quadro fin qui delineato ci mostra i Bulgari che s'insediano per la prima volta in lande mai da loro abitate nel Grande Nord, sebbene... siano Turchi "veraci" (come i Cazari) e che la vecchia storiografia indichi avere le radici nella steppa asiatica affondate nell'ethnos che ebbe i suoi primi successi nella lontana Mongolia. O forse ci sono storie diverse che spiegano meglio le strane presenze bulgare qui e là nel Grande Nord?

Ecco che poco al di là degli Urali lo studioso bulgaro (del Danubio) P. Dobrev in una cronaca anonima latina del 345 d.C. trova una strana toponomastica, in stretta relazione con la nostra questione. I declivi del Pamir e dell'Hindu-Kush erano chiamate dai Sogdiani Terra di B'lgar, dagli Arabi Terra di Burgar (dagli afgani Falgar o Palgar ancora oggi)! L'area in questione è più o meno l'antica Bactriana e non è lontana dal Volga né dalla Choresmia con cui Bolgar ebbe contatti stretti e costanti. Se teniamo presente inoltre che intorno al Mare d'Aral c'era persino il toponimo Balkh (senza la desinenza -ar che in turco significa "uomo"), ci sembra che non si possa negare, da un lato, la profonda antichità della gente bulgara su una vasta area sia al di qua degli Urali fino al Danubio sia poco al di là e, dall'altro, l'inconsistenza di massicce migrazioni dall'Asia Centrale.

Se rammentiamo la Cronaca Sira (documento giudicato molto affidabile) dell'armeno Zaccaria Retore del VI sec., ricordiamo anche che l'autore nel XII capitolo in un elenco di popoli descrive i Bulgari per una prima volta e li colloca subito a nord di Derbent. Poche righe dopo li nomina ancora quasi associati ai Kutriguri, già un po' più lontani verso il nordest del Caucaso. Dice che sono barbari pagani con una loro propria lingua (rispetto all'armeno dell'autore e non alle altre parlate turche), che vivono in tende e si nutrono della carne degli animali e dei pesci, ma anche degli animali selvatici! Questa menzione è stata finora ammessa come la più antica per i Bulgari del Volga dagli specialisti, ma il documento di Dobrev, come abbiamo visto, la supera di gran lunga all'indietro nel tempo.

C'è chi ha sperato di raccogliere maggiori e più sicure informazioni dalle origini dell'etnonimo. E' questione molto controversa. Gli etnonimi del Medio Volga sono di vario genere e in prevalenza turchi. Composti per la stragrande maggioranza da monosillabi, si somigliano fra loro e sono portati persino da genti che sembrano di ceppo indoeuropeo. Solitamente si riferiscono all'apparenza fisica (bell'uomo, capelli rossi e sim.) o ai totem eponimi (cane, leone, falco e sim.) o al luogo dove la gente vive e poco, invece, alle attività tipiche. Il problema lo aveva creduto risolto in maniera chiara il granadino al-Garnati, dotto musulmano in visita sul Volga nel XII sec. (1150 ca.), quando scriveva: "Siccome una persona saggia è chiamata (in turco-bulgaro) bul'ar, di conseguenza questa terra è chiamata Bul'ar cioè Terra dei Saggi e in arabo è stato trascritto Bulghar. Ho letto ciò nella Storia di Bolgar scritta da un giudice (qadi) bulgaro (Jaqub ibn-Nugman che al-Garnati conobbe di persona) che aveva studiato con Abu ul-Masali Juwaini." A questo proposito, studi recenti suggeriscono la derivazione dalla radice verbale turca *bulga- che significa mettere in disordine o mescolare più l'affisso -ar, uomo. Per I. Lebedynsky più che saggi i Bulgari sarebbero dei ribelli o mestatori e per M. Vassmer dei meticci mentre M. Z. Zakiev predilige gli etimi delle varianti bolgar/balkar e arriva a gente di fiume o da biler/bailar a gente ricca, abbiente, con quest'ultimo etimo più vicino al bul'ar di al-Garnati.

Nessuna di tali etimologie però è accettata dalla totalità dei turcologhi e l'opinione più generica è che bulgar fosse un soprannome, diventato abbastanza comune fra persone imparentate, che si affibbiava a gruppi di potere che fossero in grado di millantare una qualche genealogia prestigiosa. Di turchi che passavano i propri nomi e nomignoli ad intere tribù con tali fini se ne conoscono più d'uno (il khan Özbeg ha dato il nome alla nazione Uzbeka, ad esempio). Per di più, conoscendo l'ardore delle persone al potere nella ricerca dei propri antenati con la conseguente ricostruzione di alberi genealogici (chiamati con parola araba sc'eg'ere e fra i quali famoso è lo Sc'eg'rei Türki messo insieme dal sovrano di Khivà, Abul Ghazi Bahadur Khan, nel XVII sec. d.C.) a giustificazione della propria posizione sociale, è possibile che l'origine della parola b'lgar si trovi nel soprannome di qualche eponimo... se non fosse che la detta abitudine "genealogica" andò in voga non prima del XIV sec. d.C.!

B'lgar però ha tali e tante varianti (legittime tutte dal punto di vista linguistico) che nella toponomastica della Pianura Russa, quando si riscontrano, è difficile separare i Bulgari da certi "misteri" locali, come quello di spiegarne i legami con la Bjarmeland di Saxo Grammaticus che ne parla per primo nel XII sec. d.C. nella Storia dei Danesi. Il toponimo ricompare nelle saghe della Heimskringla dove si legge d'uno stato situato nell'estremo nord della Pianura Orientale Europea che si estendeva dal Mar Glaciale Artico fino alle foreste del Volga-Kama o del Volga-Okà. Dai russi è identificata con la Terra di Pjerm', vista la consonanza dei due toponimi (Bjarm-/Pjerm) e in modo inaspettato, ma a nostro avviso molto ingenuo, D.V. Bubrikh la fa derivare da Pjera Ma ossia la Terra che si trova più oltre...

Noi invece vediamo nella Bjarmja (e nelle dizioni simili) un riferimento geopolitico reale del Grande Nord in cui è facile scorgere tantissimi elementi che l'accostano ad un dominio bulgaro di genere commerciale, ma riconosciuto in quelle aree (Chi traffica in questo paese? I Bijar!). Certo, Bolgar era ancora sulla via di riunirsi nelle mani di un solo sovrano, ma questo significa poco. Infatti a favore della versione qui sopra data ci sono in primis i famosi prodotti nordici che gli Scandinavi venivano a procurarsi passando dal Mar Glaciale Artico e via fiume Dvinà Settentrionale, chiamato Riva nelle saghe e cioè... giusto le merci che Bolgar trafficava ossia pellicce pregiate, argento, denti di tricheco e schiavi ragazzi! In secundis c'è l'etimologia: Bijar- una chiara variante di Biljar più il suffisso ugro-finnico -ma che indica il paese (o -em, possessivo turco di prima persona pure usato per definire un dominio). Alla stessa stregua c'è persino una cittadina chiamata Biljar non lontana da Bolgar che appare come una variante su bocca ugro-finnica.

A questo punto si prospetta un'ipotesi dissacrante per la storia antico-russa e per il suo classico impianto.

Se rammentiamo che boljarin (sing.) e boljare (plur.) è la forma russa più antica del russo moderno bojarin (sing.) e bojare (plur.) ossia bojaro/bojardo in italiano, noteremmo subito, non solo la chiara identità dei termini con boljar (variante di "bulgar"), ma anche che bojarin ha la tipica desinenza -in degli aggettivi russi di nazionalità! In più, siccome bojarin è accettata come istituzione di origine bulgara certa, ciò denuncerebbe la presenza nella grande repubblica medievale russa del nordest, Grande Novgorod, di un'élite bulgara al potere... Senza dubbio ciò è possibile, se si pensa che Bolgar era meglio organizzata ancor prima della data di fondazione di Grande Novgorod (che risale, secondo l'archeologia, alla prima metà del X sec. d.C.) e poteva aver fatto benissimo o da modello o (e perché no?) essere una specie di sede commerciale bulgara. Per di più Novgorod significa Città Nuova e potrebbe essersi chiamata dapprima Città Nuova dei Bulgari (Jana Halij in tataro o Capitale Nuova) e, passando poi in mano russa, aver cancellato la propria ascendenza bulgara. Altre città lungo il Volga hanno adottato in modo simile il monco nome russo di Novgorod (Severskii, Nizhnii) e siamo inclini a spiegare così lo strano toponimo di Città Nuova che ne presuppone una antecedente di cui però non si trova traccia! A questo punto si cancellerebbe da sé la leggendaria chiamata di Rjurik e dei suoi fratelli dalla Svezia nell'852 d.C. come è tramandata nelle Cronache Russe e i cui protagonisti Giovanni IV di Mosca rivendicò come suoi gloriosi antenati. Insomma i tre avventurieri con i loro armati non furono chiamati, come racconta il fantasioso storico russo Tatisc'ev nel XVIII sec., "…per mettere ordine nella regione…", ma per cacciare i Bulgari dal Grande Nord. Da chi partì l'idea? Certamente dalle mafie baltiche e svedesi che conoscevano benissimo Bolgar e avevano ora intenzione di gestire i traffici alleati con gli Slavi locali direttamente e senza le costose intermediazioni quando fu percepita la debolezza dell'Impero Cazaro. La leggenda racconta pure che uno dei tre fratelli fu inviato a Lago Bianco (Beloozero) per governarvi e vi morì precocemente e, siccome la presenza bulgara su quel lago è accertata molto prima dei novgorodesi "russo-svedesi", la morte imprevista di questo fratello di Rjurik può essere avvenuta in uno scontro coi "padroni" Bulgari! E quando nel 1237 Batu Khan a capo dei suoi Tatari tentò di conquistare Grande Novgorod, per Bolgar potrebbe essere stato il momento per riassoggettare l'antica colonia del nord perduta. Certamente furono i Bulgari ad indicare alle armate il guado migliore per passare con le macchine d'assedio, cavalli e uomini a condizione però che non distruggessero la città e non è vero quindi che Batu Khan rinunciò a proseguire verso il nord a causa del fango che si genera in primavera lungo i bordi della foresta. E' vero invece che la campagna s'interruppe perché i bojari di Grande Novgorod pagarono per non essere annientati e che l'espediente fu taciuto nelle Cronache Russe attribuendo la rinuncia di Batu Khan all'attacco all'intervento divino! La transazione in denaro è riferita nelle Cronache Tatare di Gazi Baraj (tradotte da Z. Z. Miftahov e accettate come affidabili dal noto storico militare russo di questi anni, A. Sc'irokorad). Qui il ruolo dei Bulgari ebbe grande peso!

C'è anche la storia (e la vedremo più in là) della famosa Repubblica di Vjatka, sorta poco a nord di Bolgar, o delle imprese dei pirati usc'kuiniki che, facendo base a Vjatka, imperversavano sul Volga finanziati da Grande Novgorod contro Mosca.

Oggi non c'è niente di male ad ammettere che Cazari e Bulgari influissero sull'organizzazione della Rus' di Kiev e allora, analogamente, perché non possono aver agito su quella di Grande Novgorod con la loro provata esperienza politica e commerciale e gli antichissimi e solidi legami con il Grande Nord? E, se così fosse, non potremmo pensare che bulgaro descrivesse, più che un'etnia, una casta etnica di consulenza che organizzava il commercio, i traffici e le relazioni con fornitori e stranieri (detto in termini moderni, ma naturalmente adattato all'epoca) e dando ragione alle informazioni di al-Garnati? Insomma i Bulgari del Volga prima di Almysc' facevano parte della gente cazara, ma erano anche gli specialisti consulenti del Kaghan.

Non si può dimenticare la trasformazione del significato in senso analogo dell'aggettivo di nazionalità lombardo che nel Medioevo perse il significato geografico e etnico e indicò chi prestasse denaro su pegno (ancor oggi conserva tale significato in molte lingue del Nord Europa)!

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Nota: L'immagine dei guerrieri bulgari è tratta dalla Cronaca Anglosassone


Autore: Aldo C. Marturano




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