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Elena Chahanova e Giorgio Gallavotti
Elena Chahanova e Giorgio Gallavotti

Il museo del bottone

03.08.2010

Che vuol dire "bottone"? " Il bottone è il confine fra il mondo esteriore e quello interiore. Piccolo ed utile, comunica, ostenta, seduce e diventa un simbolo pieno di arte e di storia". Con queste parole mi ha accolto Giorgio Gallavotti, il fondatore dell'unico museo del bottone in Italia a Santarcangelo di Romagna. Un personaggio incredibile, che nonostante l'età ha un entusiasmo quanto una armata di giovani, conoscenze come una biblioteca nazionale, capace di esercitare vitalità tutto attorno a se. Un spirito creativo, che ha colto il segreto della comunicazione e della cultura del bottone, l'oggetto capace di essere contemporaneamente psicologia umana e pietra millenaria. Un pretesto per creare un museo con una collezione di 8,500 bottoni divisi in 3 sezioni: storia, materiali e curiosità.

A questo proposito Giorgio Gallavotti racconta:

"Il museo è diventato realtà, perché nel ventesimo secolo io e mio padre vendevamo dei bottoni. Quello che rimaneva, lo mettevamo da parte. Un bel giorno nel 1980 mi sono immerso in questo deposito di tesori, cominciando a catalogarli. E cosi è nata l'idea di creare un museo".

Questo museo con un senso didattico, racconta la storia, le macchine, i materiali e i bottoni in tanti quadri che esaltano la loro bellezza facendoli diventare ancora più attraenti. Ci sono dei bottoni dal XVIII secolo fino ad oggi. Sono fatti di legno, madreperla, bakelite, resina naturale, galalite, metallo, avorio, corozo e così via. Tanti sono lavorati e dipinti a mano e sono vere opere d'arte. Godendo di tutto ciò si scopre che il bottone non è soltanto un oggetto che chiude il vestito. Una considerazione spiegata da Giorgio Gallavotti cosi:

"Il bottone è come un diamante, perché ha tante facce. Il bottone non abbottona solamente il vestito. Egli parla, trasmette dei messaggi. Il bottone può essere utilitario, di ostentazione, di provocazione, di gossip, di superstizione, sensuale, usato come ornamento, essere un simbolo o una immagine".

Per esempio, il re francese Francesco I si è fatto fare una veste di velluto nero con 13,600 bottoni d'oro, perché doveva ricevere un sultano. Questi bottoni sono di ostentazione, con lo scopo di far vedere che il più ricco era lui. Lo stemma sui bottoni dei servi comunicavano a quale famiglia appartenevano . Lo stesso significato hanno i bottoni dei corpi militari, dei vari club, dei partiti, anche quelli legati ad un lutto. Invece, un bottone cucito a croce è contro il malocchio.

Come mostra continua il museo funziona dal 2008. Fino ad oggi, nel libro dei visitatori ci sono 40,000 firme. Visto che non tutti appongono la firma, secondo Giorgio Gallavotti in tutto i visitatori sono circa 80,000 persone che rappresentano 86 paesi al mondo dei cinque continenti:" Un record che non avevo proprio immaginato", confessa con emozione lui, felice, perché le collezioni piacciono, suscitano interesse , anche perché il bottone rappresenta le varie culture nel mondo.

Nel museo si entra gratuitamente. Qualche volta il comune si fa carico delle spese dell'affitto, ma il museo esiste grazie alle donazioni volontarie della gente. Con la vendita di qualche bottone e dei libri che l'organizzatore del museo ha scritto per mezzo dei quali si raccolgono dei soldi per la sua manutenzione. Sono 8 i volontari che si occupano del museo, però è il signor Giorgio che ha l'onore come fondatore, di raccontare il mondo fantastico del bottone il quale ci accompagna dappertutto ed ha sempre qualcosa da comunicare. Un bottone per esempio parla di Picasso, perché lui lo ha disegnato per Coco Chanel nel 1920. Da un altro ci guarda la regina Maria-Antonietta che ci ricorda la Rivoluzione francese. Bottoni con delle lettere sono stati il mezzo con il quale l'Italia analfabeta si è abbottonata all'istruzione. La chiave e la serratura su un bottone sono la porta dell'erotismo così come il bottone-ventaglio.



L'appello di Giorgio Gallavotti è: prima di buttare i vecchi vestiti togliete i bottoni raccogliendoli in una scatola cosi come facevano le nostre nonne. Prima, perché possono essere utili; secondo perché possono essere pietre millenarie. Cosi come un piccolo bottoncino trovato casualmente tra tanti altri. Questo, per il signor Gallavotti è il più prezioso, "perché negli anni settanta è cominciata la fine della Guerra fredda tra l'URSS e gli USA. Qualcuno ha fatto il bottone che perpetua questo evento. Il bottone raffigura i grattacieli di New York ed il Cremlino. Per me questo è il bottone più prezioso perché è il simbolo della pace tra i popoli e la pace e il più importante valore sulla Terra".

Questo è il messaggio di Giorgio Gallavotti e del suo museo, che ha addirittura ispirato sei studenti a fare delle tesi di laurea con successo usando le variopinte idee "attaccate" al bottone. Il museo si trova facilmente nel centro storico di Santarcangelo di Romagna. La cittadina è vicinissima all'uscita per Rimini Nord della autostrada A14.

Trasmissione del 01.08.2010


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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