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Bulgaria, la nazione reagisce con positività alla crisi

05.07.2010 - Sofia

Sprofonda in una profonda crisi economica la Bulgaria, nell'Unione Europea da soli 3 anni.

Voglia di correre e timore per il futuro. La Bulgaria, solo da tre anni in Europa, è già investita in pieno dalla crisi economica. Eppure il Paese, soprattutto la capitale Sofia, fornisce un'immagine di superficie che lascia pensare a sviluppo e rinnovamento. Lavori della nuova linea della metropolitana, continue inaugurazioni di centri commerciali, giro di capitali (esistono nel Paese oltre 35 banche locali), investitori stranieri a caccia di affari. Una realtà più accurata la forniscono i numeri, a cominciare proprio dal settore degli investimenti esteri, calati di quasi un miliardo di euro già nel primo trimestre 2010, stando ai dati forniti dalla Banca nazionale bulgara. E niente affatto confortante è anche il dato sul Pil che ha subito un calo del 4 percento nel primo trimestre 2010. Condizioni di mercato non più appetibili avrebbero frenato l'andamento positivo degli investimenti registrato negli scorsi anni e convinto aziende già presenti a ritirarsi. È questo uno dei dati che allarma di più a giudicare dal numero di convegni e forum dedicati all'argomento. Ne emerge una richiesta comune alle strutture governative: mettere le imprese nelle condizioni di lavorare. Molte di esse lamentano difficoltà ad attuare progetti per cui hanno vinto gare d'appalto a causa di intralci burocratici, pagamenti di finanziamenti dilazionati, recuperi dell'Iva rinviati di anno in anno. O anche difficoltà a trovare partner adeguati per la partecipazione a bandi europei.

I fondi messi a disposizione dall'UE per il periodo 2007-2013 sono pari a circa 7 miliardi di euro. Una dotazione finanziaria che, per essere resa efficace, chiede interventi di semplificazione delle procedure e maggiori capacità amministrative. Soldi che rischiano di non essere utilizzati oppure di finire nelle mani sbagliate - è solo di qualche mese fa la condanna di funzionari ministeriali per frode nei fondi Ue e altre inchieste sono in corso. E mentre le grandi compagnie internazionali valutano le convenienze o la scelta di altri mercati, i cittadini contano nel loro portafoglio. La Bulgaria è tra i paesi europei con il più basso tenore di vita e potere d'acquisto. Lo stipendio minimo mensile, stabilito dal Governo, ammonta a 240 Lev (circa 120 euro) al netto delle imposte e dei contributi previdenziali e assistenziali. Una retribuzione media mensile (secondo rilevazioni dell'Istituto Nazionale di Statistica bulgaro) arriva a 510 Lev (circa 255 Euro), con sensibili variazioni rispetto all'area geografica e al settore di attività. Ma sono gli anziani che più di tutti soffrono tale momento critico. Una pensione media è di circa 200 Lev.

Secondo dati Eurostat fermi al 2008 il 34 percento delle persone anziane in Bulgaria sono a rischio povertà. Riescono a sopravvivere coloro che hanno una casa di proprietà, gli altri ricorrono all'aiuto dei figli. Non sono certamente loro, dunque, i frequentatori abituali delle decine di mall spuntati come funghi negli ultimi anni in tutto il paese. Solo a Sofia se ne contano una ventina, alcuni tuttora in costruzione o in fase di progettazione. Dopo cinquant'anni di comunismo, espropriazioni e privazioni questi grandi centri commerciali rappresentato una grande rivincita. Il segno di un capitalismo impazzito e senza regole fatto di marchi e vetrine. Simbolo fra tutti è ЦУМ (TZUM). Dal 1957 alla caduta del comunismo rappresentò l'unico grande store del paese, in vendita poca merce, poca scelta e la maggior parte di provenienza russa. Oggi vi trovano spazio le migliori firme. Ma non sono tanti quelli possono consentirsi lo shopping in questo luogo storico. Intanto però, se negli anni Novanta con l'avvento della democrazia e del libero commercio in ogni garage c'era un negozietto, adesso man mano che le grandi catene occupano gli spazi fisici e modificano le abitudini dei consumatori le piccole attività collassano. Difficile fare previsioni. In ogni caso esperti, ma anche l'apparato politico, affermano che al momento l'adozione dell'euro sarebbe impossibile da gestire per il paese.

Una previsione considerata realistica è stata fatta nel corso di un recente dibattito sull'argomento. Secondo esperti economisti nazionali che vi hanno preso parte, l'adozione dell'euro non potrà avvenire prima del 2016-2017. La strategia iniziale del governo era di fare un rapido ingresso in Eurozone attraverso il meccanismo ERM II, che mantiene stabili i tassi di cambio tra l'euro e le valute nazionali al fine di evitare eccessive fluttuazioni del tasso di cambio sul mercato interno. «Abbiamo sacrificato in una certa misura la stabilità economica per poter entrare presto nella zona euro, i calcoli però si sono rivelati sbagliati e questo ha causato gravi problemi all'economia bulgara», ha detto Gancho Gancev professore presso l'Istituto per l'Economia e Relazioni Internazionali. Un'altra analisi la fornisce Chavdar Nikolov, professore di Economia: «I prezzi dei prodotti nel nostro paese sono in genere più bassi del 50 percento rispetto a quelli europei e i prezzi per i servizi sono inferiori del 25 percento. Quando il livello dei prezzi interni del paese avrà raggiunto l'80 percento del livello europeo, allora saremo in grado di entrare nella zona euro. E questo non può avvenire prima del 2016-2017. Per quel periodo, il livello si stabilizzerà e il paese non risentirà di un brusco aumento dei prezzi». D'altra parte la Bulgaria al momento non soddisfa tutti i criteri della UE per entrare nella valuta unica. Criteri legati al deficit di bilancio, debito pubblico e tasso di inflazione. Comunque sia il paese ha voglia di farcela e nella reazione alla crisi l'età sembra giocare un ruolo determinante. Sono perlopiù i giovani a manifestare entusiasmo e aspettative. A guardare avanti. La Bulgaria ha un tasso di alfabetizzazione del 98 percento. La maggior parte dei ragazzi conosce una o più lingue straniere e ha fatto esperienze di lavoro e di scambi con l'Università all'estero, soprattutto in America. Per loro questa transizione non sembra essere così traumatica, l'Europa è una grande opportunità, data in qualche modo per scontata, e il passato dei genitori o dei nonni è solo una pagina di storia.


Autore: Antonella Sinopoli
Fonte: Peace Reporter


Per approfondire: Notizie di Economia



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