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Bulgaria e Ucraina nei guai per il commercio di quote di carbonio

17.05.2010 - Livorno

Il ministro dell'ambiente della Bulgaria, Nona Karadzhova, ha annunciato che il 30 giugno il suo Paese verrà probabilmente sospeso dalle carbon emissions per non aver rispettato le raccomandazioni dell'Onu. Il Compliance Committee of the Kyoto Protocol dell'Onu ha infatti preso una decisione preliminare per revocare l'accreditamento della Bulgaria al commercio di emissioni di carbonio. Il precedente governo bulgaro non aveva rispettato le raccomandazioni della commissione di azzerare il suo sistema di registrazione delle emissioni di gas serra, facendo saltare la precedente amministrazione per quella che la Karadzhova definisce «La sua inazione criminale».Secondo il ministro, il procedimento priverà la Bulgaria del suo diritto a vendere ogni anno un surplus 40 milioni di Assigned Amount Units (Aau) «Che ci aspettavamo producessero fino a 500 milioni di leva (250 milioni di euro) e sui quali il governo contava per combattere il deficit di bilancio. Questo potrebbe anche mettere a repentaglio le aziende che commerciano in surplus di crediti di carbonio , i cosiddetti EU Allowances (Euas), che la Commissione europea ha appena approvato a fine aprile».

Secondo il Protocollo di Kyoto, la Bulgaria doveva tagliare le sue emissioni di CO2 dell'8% rispetto ai livelli del 1988 ed emettere non più di 130 milioni di tonnellata di CO2 all'anno, una cosa abbastanza facile, visto il crollo delle industrie pesanti e inquinanti dell'epoca sovietica.

La Karadzhova spera che le industrie siano in grado di vendere almeno alcuni dei loro crediti di surplus di carbonio entro il 30 giugno, quando il divieto dovrebbe entrare in vigore. Sarà difficile perché il governo non è in grado di dare una mano, visto che il parlamento di Sofia deve ancora approvare la legge sul carbon market, il ministro spera di poter ripristinare l'accreditamento del Paese già entro novembre.

Nell'ambito del protocollo di Kyoto, la Bulgaria ha accettato di ridurre le sue emissioni di CO2 dell'8 per cento rispetto al 1988 e a non emettere più di 130 milioni di tonnellate di CO2 all'anno.

Le cose non vanno bene nemmeno per l'Ucraina. Secondo l'Ukrainian News Agency, il Giappone sta chiedendo conto all'Ucraina dell'utilizzo dei fondi ricevuti nell'ambito del Protocollo di Kyoto e della United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc). Il nuovo primo ministro ucraino, Mykola Azarov, ha annunciato durante una riunione dell'Accademia nazionale delle scienze che «Ora, i giapponesi chiedono che il governo consegni una relazione sull'utilizzo dei fondi ricevuti nell'ambito del protocollo di Kyoto». I 500 milioni di dollari che l'Ucraina ha ricevuto nel quadro del protocollo di Kyoto dovevano essere destinati esclusivamente ad investimenti nell'ambiente, ma secondo Azarov «Non è chiaro dove siano andati a finire questi soldi e il Gabinetto dei Ministri deve ora trovare 4 miliardi di Uah per finanziare lo sviluppo dei programmi ambientali».

La Procura Generale ucraina ha depositato una causa penale per sospetto di abuso di 2,3 miliardi di Uah delle entrate speciali del bilancio che sono state prodotte nel 2009 con la vendita delle quote di emissione di gas serra nell'ambito del protocollo di Kyoto, accusando il precedente "arancione" filo-occidentale di violazione della legge sul bilancio e di abuso d'ufficio che hanno provocando notevoli danni agli interessi nazionali dell'Ucraina. Qualche giorno fa Azarov aveva accusato l'ex primo ministro Yulia Tymoshenko di uso improprio di fondi del bilancio dello Stato chiedendo che fosse messa sotto accusa.


Fonte: greenreport.it




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