Home | Notizie | Forum | Club | Cerca 
Subscribe
Share/Save/Bookmark

Bulgaro
     
         Utente: non registrato, entra
  
Modernità meticcia nell'Europa dell'Est

30.03.2010

L'affermarsi della modernità nel mondo est-europeo in rapporto al modello occidentale di sviluppo è una questione di particolare rilevanza oggi, quando buona parte dei paesi dell'Europa Orientale è entrata nell'Unione Europea e i rapporti di partnership con i paesi della Slavia orientale - Russia, Bielorussia e Ucraina - sono sempre più stretti e complessi. Nel suo nuovo libro, Le sfide della modernità, Stefano Bianchini, storico dell'Europa orientale e direttore dell'Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica dell'università di Bologna, fa proprio il concetto di meticciato, applicabile in ambito centro-europeo e balcanico ben prima dell'idea di modernità (su questo tema, anzi, si potrebbe aprire un dibattito per le molte manifestazioni di ibridismo che caratterizzano lo sviluppo socioculturale dei popoli dell'est-Europa fin dai tempi più antichi) e sviluppa la sua analisi partendo dalla questione della supposta «arretratezza» dell'Europa orientale evidenziando le contraddizioni di una visione eurocentrica che privilegi i modelli occidentali. Bianchini mira anzi a smontare questo stereotipo che spesso influenza ancora l'approccio delle gerarchie comunitarie al mondo est-europeo (si pensi, ad esempio, che l'accesso al voto fu esteso alle donne in molti paesi est-europei alla fine del primo conflitto mondiale).

Nell'imporsi della modernità risultano decisive alcune opposizioni, tra mondo rurale e industrializzazione, tra città e campagna, tra centralismo e decentramento politico. Bianchini affronta il pensiero del populismo russo (già magistralmente studiato da Franco Venturi) per dirimere le più contraddittorie esperienze dei movimenti rivoluzionari e progressisti dell'Europa centro-orientale e balcanica nel dilemma tra capitalismo e socialismo rurale, concentrandosi poi sulle idee dei tanti movimenti agrari che si diffusero nel mondo slavo, in Ungheria e in Romania, tra gli anni Venti e Trenta in Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria, Croazia. La questione è tanto più significativa se si analizza il trattamento della questione contadina in Unione Sovietica, prima e dopo la Grande Svolta e la collettivizzazione (e a questo proposito Bianchini ripercorre con dovizia di particolari il dibattito tra i vari capi bolscevichi e del Komintern).

Incarnata dall'industrializzazione e dalla «omogeinizzazione» sociale e culturale, la modernità trova nuovi percorsi e nuovi ostacoli nelle politiche attuate nel secondo dopoguerra anche per effetto dell'espansione del socialismo reale in tutta l'Europa centro-orientale e balcanica. Bianchini analizza la questione delle vie nazionali al socialismo, prende in esame le posizioni assunte dall'Jugoslavia nel confronti dell'Urss, i casi dell'Ungheria di Kádár e della Primavera di Praga, e allarga la sua analisi ai fenomeni extraeuropei, specie la Cina, sottolineando l'importanza che la questione della modernità va acquistando anche in relazione al processo di disgregazione del colonialismo.

Il carattere chiuso e statico del socialismo reale (Bianchini ne affronta tra l'altro la questione della riformabilità) viene relativizzato, quando si prendono in esame i concreti processi di funzionamento sociale e di rapporto col mondo occidentale alla luce della ricerca di una modernità socialista meritevole oggi di essere esplorata per gli «inediti meticciati» che caratterizzarono i progetti diffusi nell'Europa centro-orientale e balcanica. Non a caso è la questione della globalizzazione e della competizione tra i due mondi, socialista e capitalista, che, irrompendo, muta i rapporti di potere all'interno del «socialismo reale» favorendo la perestrojka e poi la caduta del Muro di Berlino e il collasso del Urss.

È in base a questa analisi che Bianchini pone la questione della modernità e delle sue sfide nell'epoca postmoderna. Dall'analisi storica si passa all'attualità e alla progettazione. E il punto centrale è quello dei destini dell'Europa dopo la sua apertura a Est. Solo l'attenta disamina dei processi storici della modernità nel mondo europeo centro-orientale e balcanico può guidare l'Europa occidentale verso un processo di integrazione che non può essere di semplice «omogeinizzazione», ma di reciproca interazione, oltre che di un più organico rapporto con la Russia post-comunista. Il libro di Bianchini costituisce senza dubbio uno strumento utile per comprendere i punti di congiunzione e di distinzione tra le due e più Europe che rischiano di rimanere tali senza una concreta reciproca conoscenza e un comune sforzo verso l'effettiva accettazione l'una dell'altra.

STEFANO BIANCHINI
LE SFIDE DELLA MODERNITÀ
RUBBETTINO, PP. 378, EURO 24


Autore: Stefano Garzonio
Fonte: Il Manifesto




Commenta questa notizia



Notizie

01.04.2010Nuovo codice UE dei visti. Dal 5 aprile "Ottenerlo ora sarà più facile"
31.03.2010AgustaWestland consegna AW109 a Bulgaria
30.03.2010Un passo avanti nella politica comune dei visti: il codice UE dei visti diventa applicabile
30.03.2010Modernità meticcia nell'Europa dell'Est
29.03.2010La povertà è una violazione dei diritti umani
29.03.2010Crisi: Bulgaria, mancano fondi per onorare contratti militari
26.03.2010«Panorama» accusa Di Pietro: foto con boss bulgaro



Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)