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Emilia Bozhinova: una bulgara candidata alla Regione Lazio

19.03.2010

Emilia Bozhinova, bulgara, nata a Sofia e laureata in ingegneria, si è occupata per oltre un decennio nel suo paese di origine di progetti nel campo sociale, gestiti e confinanziati da organizzazioni internazionali governative e non. Dal 2003 vive in Italia ed è candidata alle prossime elezioni regionali nel Lazio per la lista dell'Italia dei Valori a sostegno della candidatura di Emma Bonino a presidente.

Abbiamo dialogato con Emilia Bozhinova su alcune questioni per conoscere meglio lei e le sue proposte.

Come mai è venuta a vivere in Italia e quali sono le ragioni che ad un certo punto l'hanno spinta ad impegnarsi in politica nel nostro paese?

Nel 2003 mi sono sposata con Carlo e mi sono trasferita a vivere in Italia. Il mio impegno nella politica è avvenuto in modo spontaneo. Ci siamo dapprima impegnati in questioni di difesa ambientale e poi nelle proposte di miglioramento dei trasporti pubblici locali e del decoro urbano. Successivamente ho sentito il desiderio di impegnarmi a tempo pieno nelle questioni pubbliche di interesse più generale.

In particolare, perché ha aderito alla proposta politica dell'Italia dei Valori?

Mi sono iscritta all'IdV perché è un partito che è nato con l'obiettivo di garantire il rispetto della legalità e delle regole costituzionali in Italia, cose che negli ultimi anni in particolare non sono avvenute a causa di governanti prepotenti e arroganti e di una troppo debole opposizione parlamentare. L'IdV comunque, oggi, è un partito in grado di offrire una rappresentanza politica a quelle fasce della popolazione che sono stanche di una politica fatta di promesse impossibili e compromessi sulla convenienza del momento. Inoltre, il suo leader, Di Pietro, è più sensibile alle competenze e alle capacità personali che alla durata della militanza nel suo partito.

Ha già avuto esperienze politiche in Bulgaria? Quali affinità e quali differenze ci sono a suo parere nel modo di fare e di intendere l'impegno politico in Italia ed in Bulgaria?

Ho sempre avuto un atteggiamento sociale attivo. Mi sono sempre impegnata nella difesa e protezione dell'ambiente e dei diritti umani. Alla mia formazione ha contribuito molto anche il lavoro che svolgevo nell'Open Society Foundation - la più grande organizzazione non-governativa in Bulgaria impegnata nel promuovere lo sviluppo della democrazia e nell'affermazione dei diritti umani in tutti i paesi nei quali è presente.

Ci sono alcune differenze tra Italia e Bulgaria nel modo di fare e di intendere l'impegno politico. Come in Italia, in Bulgaria tutti i partiti che si presentano alle elezioni con un programma scritto. Il presidente del consiglio e i ministri del governo ogni venerdì mattina devono presentarsi nel parlamento bulgaro per rendere conto pubblicamente della loro attività e rispondere alle domande fatte dagli altri parlamentari. Diversamente dall'attuale situazione italiana, l'opposizione è molto più attiva, e segue il lavoro del governo criticandolo ad ogni occasione. Lì non solo tutti i partiti ma anche tutta la società civile si sarebbe ribellata contro una decisione del governo di sospendere tutte le trasmissioni giornalistiche delle TV un mese prima delle elezioni, precludendo in tal modo il diritto all'informazione dei cittadini.

Concretamente quali sono i temi principali che caratterizzano il suo programma politico e sui quali intende impegnarsi in prima persona?

Intendo di impegnarmi negli interventi concreti incentrati sulle politiche dell'integrazione , che garantiscano l'avvio di progetti per l'inserimento socio-culturale degli immigrati in Italia, per l'emersione del lavoro nero e per la promozione di attività di scambio inter-culturale.

Negli ultimi anni si stanno rafforzando nella società italiana tendenze xenofobe e razziste che sono state cavalcate da alcune forze politiche che hanno responsabilità di governo a livello nazionale e locale. Quale è stata la sua esperienza come cittadina bulgara trapiantata in Italia e quale è la sua percezione del problema?

Secondo me, il problema della xenofobia e del razzismo in Italia è grave e influenza non solo gli immigrati, ma tutta la società. Il primo comma dell'articolo 3 della Costituzione italiana recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."

La cosa più preoccupante è che il governo attuale sostiene incondizionatamente la politica xenofoba e discriminatoria della Lega Nord. Di conseguenza si stanno creando grandi tensioni sociali che potrebbero alla fine esplodere, com'è già accaduto in altri paesi. Già oggi si possono vedere in tutta Italia molti casi di violenza ingiustificata nei confronti degli immigrati.

C'è bisogno di qualcuno che faccia presente alle istituzioni italiane che, se gli immigrati si trovano in Italia è perché anche gli italiani ne hanno bisogno. Non dobbiamo dimenticare che le discriminazioni fanno male a tutti. Le leggi e le regole devono valere per tutti e soprattutto non devono essere discriminatorie, perché in tal caso diventano la garanzia dei privilegi di alcuni a scapito degli altri.

Come si potrebbe realizzare una politica di integrazione che rispetti i diritti umani e la dignità delle persone?

Una politica di integrazione si può realizzare con l'impegno di tutta la società e di tutti i cittadini. Secondo me, le attività principali su cui occorre concentrarsi devono essere la corretta informazione,la formazione e l'educazione sia degli immigrati che degli italiani. Sarà un processo lungo e non facilmente governabile, che dovrà coinvolgere contemporaneamente le istituzioni, in particolare la scuola, e i mass media. Sarà di fondamentale importanza evitare ingiuste penalizzazioni di legge nei confronti degli immigrati ed evitare di ostacolare il loro accesso ai servizi pubblici.

Negli ultimi decenni si è consolidata una tendenza generale alla privatizzazione della gestione dei servizi e delle risorse. All'insegna del mantra "pubblico è brutto, privato è bello", si è sostenuto che il mercato sia la soluzione universale da applicare in economia. Oggi siamo oramai sul punto di privatizzare pure l'acqua potabile.

Numerosi casi dimostrano che la gestione privata dell'acqua ha comportato un aumento notevole dei costi per i cittadini, senza offrire in cambio alcun beneficio in termini di qualità dei servizi. C'è però un problema di fondo ancor più importante: in uno scambio di mercato, se c'è un litro d'acqua disponibile, chi offre di più (ad esempio una industria od un ricco con la piscina) se lo accaparra; perciò è evidente che chi usa l'acqua per lavarsi o anche solo per bere, ma ha scarsa disponibilità economica, rischia di rimanere a secco. Pertanto, in caso di scarsa disponibilità della merce, questo modo di fare sembra perfetto per soddisfare bisogni marginali a dispetto dei bisogni primari.


Come si può ristabilire un diritto di accesso a risorse fondamentali come l'acqua e come possiamo invertire questa tendenza?

Come esempio, nel Lazio, nella provincia di Latina, la gestione dell'acqua è stata acquisita dalla Veolia, la più grande multinazionale dell'acqua, tramite l'acquisizione del 46 per cento delle azioni del consorzio Acqualatina Nel 2005, applicando le regole economiche del libero mercato, Veolia ha aumentato le bollette del 300 per cento! Quattromila famiglie hanno iniziato la loro battaglia, rifiutandosi di pagare le bollette e Acqualatina ha iniziato a staccare i contatori ed a ridurre il flusso dell'acqua, tutto questo con l'avallo del comune! Per queste famiglie la privatizzazione dell'acqua ha creato solo danni. Ci sono casi simili a livello internazionale e alcuni paesi hanno fatto marcia indietro come é accaduto, ad esempio, in Francia. Secondo me, questo meccanismo economico è inaccettabile per i beni vitali qual è l'acqua. L'acqua è indispensabile alla vita e va considerata come un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito esclusivamente da istituzioni pubbliche, che devono garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile. Per me è un atto criminale affidare ad aziende private il bene più prezioso dell'umanità. Non si possono degradare a livello di merci qualsiasi gli elementi essenziali alla vita.

La risposta ai tentativi di sottrarre alla collettività il controllo su un bene primario non può essere che politica.

L'Italia dei Valori si oppone fermamente alla privatizzazione delle risorse primarie e sta già raccogliendo le firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua, oltre a quelli contro la costruzione delle centrali nucleari e degli inceneritori. Io invito tutti a firmare e a sostenerci col loro voto.

In Italia c'è un consolidato movimento d'opinione antinucleare, mentre in Bulgaria della questione della centrale nucleare di Kozlodui è diventata quasi una questione di orgoglio nazionale. L'opposizione all'uso dell'energia nucleare per scopi civili è ristretta a pochi circoli ecologisti. Come si spiega questa situazione?

In Italia, sull'onda di Chernobyl, nel 1987 un referendum ha bloccato l'utilizzo del nucleare. Adesso il governo Berlusconi senza neanche fare un nuovo referendum né consultare l'opinione pubblica, ha deciso di costruire almeno 11 nuove centrali nucleari tra le quali 3 nel Lazio.

In Bulgaria non c'e stato mai alcun referendum, perciò l'opinione pubblica non ha mai potuto esprimersi in modo chiaro. La centrale nucleare di Kozlodui funziona da più di trent'anni senza alcun incidente ed è diventata la fonte principale di elettricità in Bulgaria. Per la Bulgaria non è esistito il problema di smaltimento delle scorie, perché l'Unione Sovietica ha fornito sia il combustibile nucleare che lo smaltimento delle scorie prodotte.

Non so se la questione della centrale nucleare di Kozlodui sia diventata quasi una questione di orgoglio nazionale, ma sicuramente è stata una questione di difesa degli investimenti e della propria indipendenza energetica nazionale.

Sotto la pressione politica da parte dell'Unione Europea, sono stati chiusi nel 2001 il 1° e il 2° reattore di potenza pari a 440 MWatt ciascuno e alla fine del 2006 sono stati chiusi anche i reattori 3 e 4, nonostante fossero stati eseguiti nel periodo 1991-2001 tre grandi progetti di modernizzazione di tutti e quattro i reattori della centrale. Dal 1991 al 2005 sono stati investiti complessivamente 325,3 milioni di euro per lavori di ammodernamento e ottimizzazione della centrale.

Ritengo normale che a fronte di tali ingenti investimenti, la questione della chiusura anticipata della centrale sia stata molto delicata. Inoltre, la centrale era essenziale per la Bulgaria. Infatti, con la sua chiusura la Bulgaria non solo non avrebbe più potuto vendere elettricità all'estero, ma c'era anche il dubbio di non poter essere in grado di soddisfare la domanda interna. Nello stesso tempo le centrali nucleari in Germania (17), Francia (59), Svezia (10) e Regno Unito (19), non sono state mai oggetto di discussione in sede di Unione Europea. Perciò il popolo bulgaro si domanda: perché? Secondo me, questa chiusura forzata imposta dalla UE, ha un peso importante che giustifica la scarsa opposizione al nucleare in Bulgaria.

In Bulgaria si è assistito, dopo l'89, allo smantellamento dello stato sociale e alla privatizzazione dei servizi, con effetti negativi sugli standard di vita della popolazione. Ad esempio, in questo momento, la Bulgaria investe solo il 4% del PIL per la spesa sanitaria mentre la media europea è almeno doppia, mentre i paesi con gli standard più elevati sono ben oltre il 10%. Analogamente per la pubblica istruzione ed altri settori. Perché siamo arrivati a questo punto?

Purtroppo questo è il risultato del processo di transizione dal regime precedente all'economia di mercato. È una delle conseguenze delle privatizzazioni fatte in fretta e a tutti i costi, prima ancora di aver approvato le necessarie leggi a tutela dei cittadini-consumatori e della concorrenza. In tal modo il monopolio statale si è trasformato in monopolio privato senza però realizzare i vantaggi della concorrenza in regime di libero mercato.

Un'altra asimmetria tra Italia e Bulgaria sta nel modo in cui risponde la società civile a certi eventi. Ad esempio a Vicenza, dove è in costruzione una seconda base militare USA, la maggioranza della popolazione si è opposta al progetto sia per l'impatto ambientale che per ragioni di politica internazionale. Nonostante non sia stato raggiunto l'obiettivo di fermare la base, un vivace e combattivo movimento ha rivendicato la propria dignità e la sovranità sul proprio territorio, rifiutando al contempo la guerra come metodo per la risoluzione delle controversie internazionali. In Bulgaria dove nemmeno sotto il Patto di Varsavia c'erano basi militari sovietiche, con l'adesione alla NATO, sono state concesse diverse basi militari agli USA, e altre sono in costruzione come a Novo Selo, ma non giunge di eco alcun movimento di protesta da laggiù. Come interpretare questo fatto?

È una conseguenza della professionalità dei politici coinvolti in questi processi e della loro capacità di negoziare e di difendere gli interessi nazionali.

In conclusione, c'è molta disillusione verso la politica, anche tra chi nell'area progressista ha sempre creduto e praticato l'impegno civile. Perché un cittadino del Lazio dovrebbe andare a votare per lei ed il suo schieramento il prossimo 28 e 29 marzo?

Un po' in tutti i paesi la gente percepisce la politica con distacco, perché in molti casi le istituzioni pubbliche sono state trasformate da servizi alla collettività a centri di sostegno a comitati d'affari o, peggio, di malaffare. Tuttavia è proprio per questo che non bisogna rassegnarsi. Rinunciare ad ogni impegno civile equivale a sostenere chi ci amministra male. Perciò ho deciso di candidarmi con l'IdV, partito del quale condivido idee e programma: una sanità dalla quale i partiti devono restare fuori, un'acqua che deve rimanere un bene pubblico, un sostegno allo sviluppo delle energie rinnovabili e pulite, un lavoro stabile incentivando le imprese e lo sviluppo sostenibile, un no al razzismo e un sì alla tolleranza tra tutti i cittadini, un'amministrazione della Regione Lazio più trasparente e vicina ai bisogni della gente.

È per questo che mi sono impegnata in prima persona a dare un contributo positivo alle istituzioni mettendo a disposizione le mie competenze e le mie esperienze. Chi mi conosce personalmente sa che sono una persona ottimista e fiduciosa nel futuro; spero di essere riuscita a trasmettere questo messaggio a chi in questo momento la fiducia l'ha un po' persa.


Autore: Paolo Modesti

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".




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