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Bulgaro
     
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Nikolai Petev, Il faro, il suo guardiano e il vento (recensione)

19.02.2010

Si tratta di una raccolta di brevi saggi, introduzioni, presentazioni di autori e considerazioni etico-politiche, scritto per la maggior parte nel 1988 con alcune aggiunte risalenti al 2005, nel pieno della crisi economica e di valori che scuoteva lo stato e i cittadini bulgari. Una parte corposa dei testi riguarda autori russi come Kuprin, Belinskij e Čukovskij. Altri testi costituiscono una sorta di medaglioni, generalmente retorico-encomiastici e di taglio scolastico, di scrittori bulgari classici, come Botev, Smirnenski, Vapcarov, di alcuni meno noti come Vladimir Musakov e di altri più recenti, come Karaslavov, Hajtov, Penev. Uno, infine, è dedicato a Hemingway.

L'insieme poco organico della proposta rimane ben lontano da quanto promesso nella quarta di copertina dove possiamo leggere che dai saggi "emerge il quadro di una nazione vivacissima in cui risuonano le gesta e le opere dei grandi, una terra ricca di cultura e di letteratura che, sotto il giogo turco, fu baluardo della tradizione europea". Il volume contiene una lunga e in gran parte inutile appendice (pp.211-254), con sommari medaglioni relativi agli autori citati.

Il libro è costellato da una enorme quantità di errori, oltre a quelli tipografici. Ciò è dovuto in parte al fatto che la traduzione italiana è stata condotta sul testo russo e non sull'originale. Costantemente il nesso "št" del bulgaro è sostituito dal russo "šč", con effetti molto negativi per parole chiave come "Čitalište" [Centro di lettura durante il Risorgimento bulgaro], "kăšta" [casa] o "nošti" [notti] e molte altre. Segnaliamo, ai fini della stesura di una errata corrige o di un'edizione corretta, alcuni errori che, in alcuni casi, alterano irrimediabilmente l'intelligibilità del testo.

  • P.8: per due volte si scrive "Edirne", mentre altrove è giustamente "Adrianopoli" [bulgaro "Odrin"];
  • p.11 "al ginnasio Trojanski", in realtà della città di Trojan; p.27 "la Bălgarska unijata è la Chiesa cattolica bulgara" ("uniate" è un fedele cattolico di rito greco, ma "unijata" non può essere un sostantivo che indichi la Chiesa);
  • p.37 "povest'" non è un "genere letterario … paragonabile alle cronache", ma vuol dire "romanzo breve" oppure "racconto lungo"
  • p.88 "bratčetata na Gavroche" non vuol dire "fratellino" ma "i fratellini";
  • p.165 "Dervišovo seme" non è "il seme di Dervišev", ma "Il seme del derviscio" (si tratta di un notissimo racconto di Hajtov che ho fatto pubblicare in italiano).
  • P.170 "sled kraja na sveta" non è "la fine", ma "dopo la fine del mondo";
  • p.193 "un diplomatico russo a Šopsko": non è una località precisa, ma il nome della regione a ovest di Sofia, dei cosiddetti Šopi (paragonabili ai ciociari rispetto a Roma). Anche questo celebre racconto di Ivan Vazov "Un villaggio inospitale" è uscito in italiano nella Antologia del racconto bulgaro da me curata (Padova 2006).
  • P.203 e 218 "Vjatăr eči, Balkan stene", non si tratta di imperativi "Vento, ulula; Balcani, gemete", ma di semplici indicativi "il vento ulula, il Balcano geme";
  • p.216 e 231 "Obesvaneto na Vasil Levski": non si tratta della "tomba", ma della forca cui è stato impiccato Levski e che Botev canta in uno dei momenti più alti della poesia e della politica bulgara.
  • P.234 "Settembre" di Geo Milev è definita "la sua poesia più significativa". Si tratta non di una "poesia" ma di uno straordinario poema, intessuto di movenze futuriste, oltreché espressioniste, e occupa una posizione cruciale nella poesia bulgara del Novecento.
  • P.239 "per il sant'uomo Mine": si tratta di San Minà e "Mine" è un dativo arcaico;
  • p.241 "Pupavo vreme" è un testo di Jordan Radičkov, "pupav" è un aggettivo rarissimo e non ha nulla a che fare con "i Pupov".
  • P.253 "Strahil vojvoda": Strahil è un nome proprio.

Altre strane trascuratezze linguistiche sono:

  • P.238 "nome clericale di Mono Petrov" invece di "monastico". Šišmanov è definito "filologo scientifico bulgaro" [!].
  • P.247 "Sokolov è stato nominato Cavaliere dell'ordine di Cirillo e Metodio". L'ordine di Cirillo e Metodio, alquanto inflazionato (io ne possiedo due), non contempla l'italianissima forma "Cavaliere".

Infine alcune affermazioni lasciano davvero di stucco. Hajtov, acceso nazionalista, viene definito a p.11 "il musulmano bulgaro Nikolai Hajtov". Geo Milev non fu bruciato vivo, ma strangolato dagli agenti carnefici del regime ultrareazionario di A. Cankov (p.121). Nel 1922 Geo Milev "si iscrive al Partito comunista bulgaro" (p.234). Non è così; Geo intendeva iscriversi, ma la cosa non andò in porto.

Ma una pointe davvero freudiana scappa a p.253. In un volume, in maggioranza uscito prima dei cambiamenti politici e che insiste sui guasti della Transizione e del capitalismo realizzato come accaparramento illegale e guerra per bande, è davvero impressionante sentire definito il 9 Settembre 1944 (per quasi un cinquantennio la principale festa politica bulgara) come "il colpo di stato del 1944".


Autore: Nikolai Petev
Titolo:
Il faro, il suo guardiano e il vento
Editore:
Spirali

Anno: 2009
Pagine: 262
Prezzo: € 18,00
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura con alette
Collana: l'alingua
ISBN: 9788877708687

Quarta di copertina

In queste cronache, in questi saggi e in questi racconti si delineano i momenti essenziali della storia della Bulgaria. Emerge il quadro di una nazione vivacissima in cui risuonano le gesta e le opere dei grandi, una terra ricca di cultura e di letteratura che, sotto il giogo turco, fu baluardo della tradizione europea. L'autore s'interroga sul futuro del proprio paese, analizza gli esiti del periodo detto "di transizione" dal comunismo al mercato libero, ribadendo con vigore i valori intellettuali, preziosi ancora oggi. Invita ciascuno a scoprire la cultura bulgara. Porta a riflettere intorno agli errori in cui molti sono incorsi, presentando le questioni vitali dell'etica del popolo bulgaro.

Nikolai Petev, già direttore della casa editrice Narodna mladež e della casa editrice Hristo Botev, poi segretario e primo segretario dell'Unione degli scrittori bulgari, è autore dei libri Tuk, văv vremeto (1984; Qui, nel tempo); Poezija i posicija (1986; Poesia e posizione), tradotto e pubblicato in Unione Sovietica nel 1988; Farăt i negovijat pazač (1997; Il faro e il suo guardiano); Zad zavesata na političeskija teatăr (1997; Dietro le quinte del teatro politico); e Farăt, pazačat i vjatărăt (2006; Il faro, il suo guardiano e il vento), pubblicato anche in serbo, in macedone, in russo, in azero e in ucraino.
Ha curato l'edizione dell'epistolario di V.G. Belinskij e della raccolta di opere in tre volumi di A.I. Kuprin (1988).Attualmente è presidente dell'Unione degli scrittori bulgari e presidente dell'agenzia Sofia-press. È direttore della casa editrice Bălgarski pisatel, di cui cura la parte artistica, economica e politica. È inoltre presidente del consiglio di redazione del giornale "Slovoto dnes", organo dell'Unione degli scrittori bulgari.
Nel gennaio 2009 è stato eletto vicepresidente dell'Associazione internazionale delle unioni degli scrittori (Msps), a Mosca.È stato insignito del premio Južna prolet (1984), del premio Lomonosov (2003), del premio Hristo Botev (2006), del premio russo Imperskaja kul'tura (2007), del premio serbo Arca (2008) e del premio macedone Knižnyj delal (2008).


Giuseppe Dell'Agata è professore ordinario di Filologia Slava all'Università di Pisa dove tiene anche i corsi di Lingua e Letteratura Bulgara


Autore: Giuseppe Dell'Agata

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Commenta questa notizia

25.02.2010Commento [gaby]
Cito:"... è davvero impressionante sentire definito il 9 Settembre 1944 (per quasi un cinquantennio la principale festa politica bulgara) come "il colpo di stato del 1944".
E' cos'è il 9 IX 1944 se non un colpo di Stato?
l'8 settembre 1944 l'armata sovietica, dopo aver dichiarato guerra alla Bulgaria (che in precedenza aveva dichiarato la sua neutralità)invade il paese.Il 9 IX 1944, gruppi di Partigiani occupano, senza colpo proferire, a Sofia i punti chiav ...
leggi tutto
26.02.2010Nota del Prof. Dell'Agata [webmaster]
Nota inviata via mail dal Prof. Giuseppe Dell'Agata

Il commento alla mia recensione della traduzione italiana del libro di Petev mostra che non si è assolutamente capito il senso del discorso. Non si tratta se definire “golpe comunista” o “vittoriosa insurrezione popolare del Fronte Patriottico” (con i comunisti alleati con Nikola Petkov e con Kimon Georgiev, protagonista già di due “colpi di stato” nel 1923 e nel 1934 e futuro primo ministr ...
leggi tutto
26.02.2010Commento [gaby]
I testi risalgono al 1988, ma il libro recensito è stampato dopo la caduta del regime. Non potevano non aggiungere la gaffe, freudiana o no.
Ma da quando una precisazione storica diventa °certezza luminosa e pregiudizio ideologico?


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