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Rosarno: l'ultima risorsa i raccoglitori dall'Est

11.01.2010

Chi vuole vedere dove e come sta maturando la prossima bomba sociale che - prima o poi - scoppierà nella Piana non ha che da andarsene un po' in giro.

Lo spettacolo degli agrumeti è impressionante: filari su filari di alberi che letteralmente crollano sotto il peso delle arance mature che non sono state raccolte e presto marciranno a terra. O nel quartiere di Case Nuove, dove quasi tutte le basse e spoglie palazzine di cemento sono occupate da bulgari e romeni. «Neocomunitari» che non hanno bisogno del permesso di soggiorno, che se trovati in un campo o in un cantiere all'italiano che li impiega procurano solo una multa per lavoro nero, e non una denuncia per immigrazione clandestina.

Un popolo che si moltiplica e la cui massiccia presenza comincia a creare tensioni. Qualcuno pensa che saranno proprio bulgari e rumeni (insieme ad altri extracomunitari «bianchi», come albanesi, ucraini e moldavi) quelli che faranno la prossima campagna di raccolta agrumicola nella Piana al posto dei migranti africani scacciati. Ne sono convinti quasi tutti i rosarnesi. «La stagione prossima saranno sicuramente loro a farla - dice Gianfranco La Ruffa, un imprenditore agricolo - già quest'anno se ne sono visti tanti nei campi. Si inseriscono meglio, già quest'anno avevano tolto lavoro ai neri».

La sostituzione di manodopera «nera» con quella dell'Est Europa era anticipata in una ricerca del 2005 del professor Andrea De Bonis, che oggi opera nell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, secondo cui però al Sud, specie per colture non finalizzate al mercato ma a incassare i sussidi comunitari, «servirà sempre e comunque una manodopera di riserva di africani, utile per tenere bassi i salari». Francesco Cinato ha una modesta tabaccheria a Rosarno («mi hanno rapinato due volte, italiani, con tanto di mitra e pistole», racconta) e non sopporta che si parli di razzismo.

Pure lui pensa che nei campi ci andranno i bulgari e i rumeni, finora soprattutto attivi in edilizia e (sostiene) nel caporalato, trasportando in furgone gli africani. Con Cinato facciamo un giro per il quartiere Case Nuove di Rosarno. E' quasi interamente popolato di est europei, che non hanno voglia di rispondere alle domande dei giornalisti: li si vede scendere da tanti furgoni con targa «BG», molti sono andati a fare la spesa al discount MD aperto di domenica, che ora nonostante i prezzi stracciati dovrà fare i conti con la scomparsa della clientela africana. «All'inizio - spiega la nostra guida - c'erano solo gli uomini, si mettevano in otto in casa. Adesso molti hanno portato le famiglie, chi può si cerca un lavoro stabile o specializzato».

Una manna per i proprietari delle case, da tempo sfitte, spesso in abbandono e cadenti: adesso incassano affitti da 200, 250 euro al mese che per i rosarnesi sono un bel reddito aggiuntivo (al nero, ovviamente). Se non che i bulgari cominciano a creare diversi problemi. «Hanno costumi libertini», dice con pudore una signora, alludendo al comportamento di alcune delle nuove arrivate. Già molte che lavorano come badanti o colf hanno fatto breccia nel cuore (e nella solitudine) di tanti anziani rosarnesi, facendosi sposare, con un occhio all'assegno Inps di reversibilità.

Ma tante di queste belle e aggressive est europee hanno «sfasciato famiglie», facendo innamorare di loro uomini sposati, che per loro hanno lasciato consorti e figli. Storie di cui tutti parlano, qui. Così come si parla di una banda di slavi dediti ai furti in casa. Intanto, sugli alberi le splendide arance stanno già cominciando a marcire. Arance che nessuno raccoglierà, che cadranno a terra perché non rendono niente a chi le coltiva. Le meravigliose «Bionde di Calabria», le squisite «Novellino» perfette per la tavola, le succulente rossissime «Moro». Ai produttori danno 3, 4 centesimi al chilo, una miseria. Tantissimi hanno deciso di lasciarle sugli alberi accontentandosi del contributo per ettaro (800-1200 euro) dell'Unione Europea, evitando di sprecare soldi per pagare i migranti neri, che quest'anno sono venuti invano nella Piana a cercare giornate di lavoro, prima della pulizia etnica.

Quest'anno negli agrumeti sono stati raccolti solo i clementini, che rendono 25 centesimi al chilo, e chiedono raccoglitori bravi, capaci di prendere bene i frutti con le foglie. Sotto Natale si cominciava con le arance; per adesso non le ha colte quasi nessuno. «Una volta chi aveva un aranceto era considerato benestante - spiega Mina Papasidero, il cui padre e fratello sono imprenditori agricoli - ormai sono due anni che ci si perde soltanto, e tanti vendono per poco i loro terreni. Un aranceto richiede tante spese, acqua, energia, fertilizzanti, e tanto lavoro specializzato in tutte le stagioni. Ma il prodotto non rende nulla. E' brutto vedere frutti così belli cadere a terra e marcire. Ma in tanti hanno pensato così almeno di limitare le perdite. Noi, che faremo? Dobbiamo ancora pensarci». Un altro agrumicoltore a poca distanza ha già deciso: «Giornalisti, le volete le arance? Prendetele, fatevene una cassa e portatele via».


Autore: Roberto Giovannini
Fonte: La Stampa




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