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Storia, lingua e fede nel Risorgimento bulgaro. Un libro di Giacomo Brucciani

02.01.2010

E' stato recentemente pubblicato a Pisa, il volume "La scrittura della nazione" di Giacomo Brucciani, nell'ambito dei "Quaderni del Dipartimento di Storia" dell'Università di Pisa. Il volume ricostruisce il farsi del discorso sulla nazione bulgara in un arco di tempo che va dal tardo Settecento alla metà dell'Ottocento, analizzando e decifrando una ricca sequenza di strutture testuali di varia natura (storiografiche, autobiografiche, letterarie), attraverso le quali autori di differente profilo (religiosi, intellettuali, politici) hanno cercato di dare un senso al concetto di «nazione bulgara».

Lo studio individua tre costanti strutturali, la storia, la lingua e la fede, che vanno a costituire il Codice risorgimentale bulgaro, che, con le proprie originalità, appartiene al più ampio discorso nazionale ottocentesco.

Riteniamo che possa essere utile che quest'opera abbia diffusione anche al di là della cerchia degli specialisti e, come associazione Bulgaria-Italia, abbiamo deciso di offrire in omaggio questo interessante volume ai nostri soci sostenitori. Stimolati ed incuriositi dalla lettura di alcune pagine del libro abbiamo posto alcune domande all'autore.

Come nasce e quali scopi si prefigge "La scrittura della nazione"?

La ricerca nasce dall'interesse di indagare a fondo il senso e il significato del lessema Nazione nel contesto risorgimentale bulgaro. Molto spesso quando si parla di storia dei Balcani, senza distinzione, dal punto di vista temporale e politico, si fa riferimento al Nazionalismo per spiegare una serie di avvenimenti e scelte. Il Nazionalismo, poi, viene fatto risalire per lo più all'Ottocento (addirittura ai primi decenni del XIX secolo).

Lo scopo che la mia ricerca si prefigge, quindi, è quello di verificare se in realtà si possa parlare, per lo meno nel caso bulgaro, di Nazionalismo ottocentesco, confutando la concezione secondo cui il nazionalismo sarebbe nato prima della costituzione dello stato. Il metodo utilizzato per tale indagine è stato quello di analizzare una serie di testi di varia natura per studiare la Nazione del Risorgimento bulgaro. L'attenzione è stata rivolta alla produzione scrittoria di alcuni protagonisti di tale contesto intellettuale; in altre parole, in che modo tali soggetti hanno pensato e scritto il proprio popolo di appartenenza.

A volte si sente parlare di "rinascita","rinascimento" e "risorgimento" bulgaro. Possiamo fare un po' di chiarezza?

Risorgimento bulgaro è la traduzione italiana di Bălgarsko Văzraždane: letteralmente in bulgaro il lemma Văzraždane significa Rinascita, da cui in italiano Rinascimento bulgaro o Rinascita bulgara. Come è evidente la prima delle due traduzioni letterali comporterebbe una serie di problemi semantici. Nel corso dei decenni storici e storici della letteratura si sono confrontati con il problema del concetto di Văzraždane: solo per citarne alcuni, Ivan Šišmanov, la cui concezione è stata ripresa anni dopo anche da Emil Georgiev e dallo storico Nikolaj Genčev, Svetlozar Igov.

Personalmente, ho scelto di tradurre il lemma bulgaro con l'italiano Risorgimento poiché usare il termine Rinascimento comporta una serie di accostamenti impropri con periodi storici lontani e con caratteristiche diverse dal contesto scelto per la ricerca. D'altro canto, mi sento vicino a quanto afferma Dogo quando dice che «il riferimento risorgimentale dovrebbe piuttosto intendersi in funzione mediatoria per l'accostamento del pubblico italiano a vicende altrimenti esposte al rischio di lettura in chiave esotica e orientalistica. Lo stesso riferimento risorgimentale, del resto, si scompone in una sequenza di temi e periodi che trovano posto e significato nella grande narrazione storica europea».

Quali sono stati i legami tra il risorgimento bulgaro e quello italiano?

Le relazioni tra i due contesti risorgimentali dapprima, sul finire del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, sono state sporadiche, per poi intensificarsi nel corso del XIX secolo, favorite anche dal rinnovato interesse delle potenze europee per le nazioni balcaniche. L'avvio di un nuovo se pur modesto sviluppo delle attività commerciali in terra bulgara ha favorito l'intensificazione dei rapporti con l'Italia: per esempio in centri come Gabrovo e Veliko Tarnovo si ha la presenza di partner e consulenti italiani. La presenza italiana nelle terre bulgare, sebbene esigua (si parla di non più di cinquanta persone) era composta da commercianti, medici, costruttori di strade e ferrovie, addetti alle poste.

Dal punto di vista culturale, le relazioni tra i due popoli si intensificano allorquando i figli di famiglie bulgare benestanti vengono mandati a studiare in università italiane come Pisa, Roma, Firenze, Siena, Napoli. Tra i diplomati di queste università spiccano i nomi di Stojan Čomakov, Nikola Piccolo, Ivan Seliminski, Hristo Velkov, Hristo Zlatev, Ivan Najdenovič, Nicolas Moutev, Aleksander Kurtevič, Dimităr Dobrovič, Andrei Parušev. La maggior parte di loro segui la carriera medica, altri diventarono, musicisti, filosofi, giuristi, scrittori.

Tra gli anni cinquanta e sessanta dell'Ottocento vengono tradotte in bulgaro opere di Carlo Goldoni, Francesco Guerrazzi e Andrea Pastori. Dal punto di vista politico-rivoluzionario è nota l'ammirazione nei confronti di Mazzini e Garibaldi, soprattutto da parte di Rakovski e Ljuben Karavelov; tra i garibaldini è ormai famosa la presenza di bulgari al servizio dell'eroe dei due mondi. L'influenza della tattica rivoluzionaria garibaldina è chiara anche in personalità come Hadži Dimităr e Stefan Karadža, i quali al loro servizio ebbero anche due bulgari che avevano fatto parte delle truppe di Garibaldi, Costa Evtimov di Gabrovo e Spiro Djerov di Monastir.

Non meno importante è stata l'influenza di Mazzini, ispiratore della formazione di circoli rivoluzionari tra l'emigrazione bulgara in terra romena, dove fu fondata anche la società Giovane Bulgaria. Tra questi bulgari decisi a raggiungere Mazzini a Ginevra e Londra nel maggio del 1869 figurano i nomi di Teofane Rainov, Rajčo Grablev di Ploesti, Marko Balabanov. Gli ideali mazziniani di libertà e la fede nella repubblica ispirarono Vasil Levski, Ljuben Karavelov e Hristo Botev.

La "Storia slavo-bulgara" di Paisij Hilendarski è un'opera storicamente importante, ma che oggi viene qualche volta ancora mitizzata. Cosa possiamo dire di essa alla luce della storiografia contemporanea.

Anche per quanto riguarda la Storia di Paisij, ho condotto uno studio testuale al fine di rintracciare sia i prestiti che gli elementi specifici, e anche l'effettiva ricezione dell'opera. Come affermo nel primo capitolo, "l'importanza dell'opera di Paisij quale mezzo per cercare di risvegliare la coscienza storica del proprio popolo, è indiscutibile, tuttavia ritengo che benché egli compia un'operazione scrittoria originale per il contesto intellettuale bulgaro, quest'originalità non sussista se si allarga l'orizzonte intellettuale all'interno del quale i bulgari sono inseriti nella seconda metà del Settecento. Inoltre, se si guarda al di fuori di questo contesto specifico, l'interrogativo che nasce è quanto l'opera di Paisij sia originale per il contenuto e per le idee sostenute". La storiografia contemporanea non mi sembra che abbia avuto l'intenzione di ripensare la portata del fenomeno Paisij; piuttosto, salvo rari casi, si è cercato di non affrontare il problema, lasciando inalterato quanto già scritto.

Il sottotitolo del libro è "Storia, Lingua e Fede del Risorgimento Bulgaro". In che modo questi tre concetti sono legati?

La Storia, la Lingua e la Fede nella mia interpretazione sono tre topoi scrittori attraverso i quali gli autori studiati costruiscono i loro rispettivi discorsi sulla Nazione bulgara. Essi costituiscono un codice sociale e un sistema di valori, quindi un codice risorgimentale. "Storia, Lingua e Fede, vanno a costituire anche la struttura linguistica e simbolica che, analizzata attraverso le prospettive analitiche soggettive, fonda l'archeologia del discorso popolare". L'individuazione dei topoi mi ha permesso di sviluppare un tipo di analisi che mi ha consentito di gettare una nuova luce sulla produzione culturale bulgara risorgimentale, decostruendo l'architettura discorsiva di certa storiografia che voleva far risalire il Nazionalismo bulgaro addirittura alla metà del Settecento.

In qualche modo le tracce di questo legame sono visibili nella società Bulgaria contemporanea?

È sempre difficile definire la contemporaneità di concetti risorgimentali, non solo nel contesto bulgaro. Credo, tuttavia, che tali topoi possano ancora oggi fungere da marker sociali: in un contesto come quello europeo possono giocare un ruolo positivo. Quella che oggi viviamo tutti è una storia europea che presuppone similarità programmatiche e decisionali, ma che si fonda, credo, sulle particolarità culturali. Questo aspetto sono convinto che restituisca alla storia dei singoli paesi una visione complessa della multiformità della storia europea. Il retaggio storico, la lingua e la tradizione di fede sono importanti per i bulgari come per gli altri cittadini europei.

La società bulgara è piuttosto divisa nella valutazione della storia del XX secolo. Esiste invece una unitarietà di vedute sulla storia dei secoli XVIII-XIX?

È assolutamente vero che le interpretazioni del Novecento siano discordanti tra loro e spesso in antitesi. Per quanto riguarda il periodo da me studiato credo che più dell'unitarietà di vedute (riscontrabile in parte nella storiografia che si è cimentata con tale periodo) si debba parlare di ricerche che studiano il Settecento e l'Ottocento bulgaro scavando nella complessità sociale e confessionale dell'Impero ottomano. In altre parole, gli studi più recenti mi sembra che siano concentrati nello sforzo di reinterpretare la storia bulgara come storia balcanica a tutti gli effetti. I prestiti, le reciproche influenze culturali, i legami tra il sud-est europeo e il resto del continente, sono tutti segni di una visione storiografica svincolata da particolarismi.

Quali sono stati gli eventuali cambiamenti di questa visione dopo il 1989?

Il cambiamento più evidente è stato la rimozione di certe interpretazioni storiografiche impegnate per molti anni nella ricerca di forme primitive di lotta di classe in periodi e contesti socio-confessionali che poco avevano a che fare con le teorie del progresso sociale. Inoltre, sono emersi nuovi benché rari tentativi di studiare la storia moderna della Bulgaria (Novata Istorija) partendo da microstorie: non solo quindi una visione unitaria, una grande narrazione in cui tutto rientra, ma singoli avvenimenti, personaggi, attraverso i quali restituire complessità al contesto.

Nella visione popolare e nella storiografia bulgara, si individuano dei protagonisti che assumono il ruolo di veri e propri "miti nazionali". Quali sono le caratteristiche ed il ruolo di queste figure?

Non solo nella visione popolare e nella storiografia bulgara si ritrovano figure mitiche. Tuttavia, in questo caso, figure come Paisij, Rakovski, Botev, Levski, Karavelov, solo per citarne alcuni, fungono da collante emozionale. La portata storica di tali figure, spesso sopravvalutata, altre volte un po' camuffata, è indubbia; tuttavia, è bene tener presente la funzione psicostorica. Dopo secoli di "giogo", poi dopo esperienze autoritarie e totalitarie, tali personaggi riescono a restituire un senso di continuità con un'epoca che ha visto protagonisti alcuni eroi bulgari impegnati nel tentativo di risollevare le sorti del popolo sofferente. Non a caso la storica Maria Todorova ha dedicato la sua ultima ricerca a Vasil Levski.

Premesso che secondo Brecht è "felice il popolo che non ha bisogno di eroi", potrebbero esserci delle figure del XX secolo che potrebbero aspirare ad assumere il ruolo di "miti nazionali"? E perché questo non avviene?

La citazione da Brecht avrebbe bisogno di una contestualizzazione a parte, tenendo presente, tra le altre cose, anche alcune delle riflessioni fatte da Guido Paduano nel suo studio sulla figura dell'eroe. Per quanto riguarda il caso bulgaro credo che il discorso sia un po' complicato. Una prima risposta, semplicistica, potrebbe essere quella di considerare il lasso temporale trascorso che non avrebbe ancora permesso la rielaborazione della storia contemporanea (Naj-Novata Istorija). Al contempo, però, non si è nemmeno verificata, per nessuno, la mitizzazione a mezzo stampa. Figure come Botev, Levski, e altri, hanno trovato spazio in molte opere, pubblicistiche e letterarie, grazie ad un'operazione di sacralizzazione, avvenuta anche attraverso la produzione pittorica. La loro parabola fa parte della storia condivisa del popolo, e per tale caratteristica diventa a-temporale. Basti pensare, appunto, all'iconografia su Levski. La portata quasi cosmostorica di tali figure fa sì che il tentativo di mitizzazione di altri personaggi del XX secolo abbia avuto una sorte molto più transitoria.



Giacomo Brucciani ha studiato all'Università di Pisa laureandosi in Filosofia (2002) e conseguendo il titolo di Dottore di ricerca in Storia (2007). La sua area di ricerca comprende l'evoluzione storica e culturale interna del Sud-est europeo, e le relazioni intercorrenti tra quest'area e il contesto continentale. In particolare i suoi interessi sono rivolti alla storia della storiografia, ai processi di identificazione nazionale, ai movimenti nazionalistici e contadini. Suoi contributi sono apparsi in riviste quali Bulgarian Historical Review, Slavia e Teoria, e in diversi volumi dedicati ai Balcani. Ha fatto parte di diversi gruppi di ricerca nazionali e internazionali e ha partecipato a diversi convegni e giornate di studio. Attualmente è cultore della materia - Storia dell'Europa orientale, presso il Dipatimento di Storia Moderna e Contemporanea, Facoltà di Scienze Umanistiche, Università di Roma La Sapienza.



La scrittura della nazione
Storia, Lingua e Fede nel Risorgimento Bulgaro (XVIII-XIX Sec.)
di Brucciani Giacomo
Edizioni Plus, Pisa, 2009
Prezzo: € 15,00


Autore: P.M.

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".

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