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Fantasia e immaginazione per vivere gioie reali

23.12.2009 - Fiume/Rijeka

Il nuovo spettacolo del teatro di Fiume, "Ospedale di provincia", offre parecchi inviti all'analisi. Il testo è molto valido, così come l'impostazione che gli è stata data dal regista Matjaž Latin. Oltre a concedere ampio spazio all'espressività degli attori, coordinata però con molta attenzione, Latin ha indirizzato i propri sforzi in funzione del testo e del suo significato. L'autore Hristo Bojčev ha presentato una riflessione sulle condizioni dei paesi post-socialisti (primariamente, immagino, la sua Bulgaria), che può essere estesa a condizioni umane più generalizzate e meno identificate in uno spazio e tempo determinati.

Il tema di base riguarda il disagio nei paesi ex socialisti, ai margini dei centri di potere mondiali. In questo contesto, l'autore rappresenta, ad esempio, l'entusiasmo (privo di un fondamento comprensibile) dei personaggi di fronte ai voli degli aerei dell'Alleanza sopra l'ospedale nel quale si trovano. Appare chiaro che l'intenzione reale dell'autore è quella di illustrare la soddisfazione delle popolazioni nei paesi ex socialisti per l'adesione alla NATO, i cui vantaggi (o supposti tali) né sono chiari, né sono mai stati illustrati con precisione.

Un altro dei motivi interessanti del lavoro è il sogno di un futuro ricco di piaceri in Svizzera (qui simbolo del ricco mondo occidentale). Infine, tra i vari temi importanti, vorrei far notare la negligenza, o, meglio, l'esplicita indifferenza del medico e dell'infermiera nei confronti del paziente. Piuttosto che illustrare il reale atteggiamento di chi lavora in questo settore, il tema rappresenta lo stato di abbandono delle istituzioni pubbliche e la loro disfunzionalità nei confronti degli interessi delle popolazioni, in particolare dei più bisognosi e indifesi. Vorrei sottolineare la multidimensionalità del lavoro, fedelmente sostenuta da una regia molto pulita e funzionale.

Ho indicato alcuni temi di carattere sociale. Al di là di questi temi, ve ne sono altri più legati a condizioni umane generali: l'identità personale, il significato della vita, il divario tra realtà e progettualità. Per chi si occupa di filosofia sono chiari anche vari temi di filosofia dell'arte (ad esempio, il distacco tra finzione e realtà, o il significato di "verità" in un'opera d'arte). Credo che questa multidimensionalità sia una condizione indispensabile di un'opera d'arte valida, che deve essere in grado di divertire (o, in modo più generico, intrattenere) il pubblico, suscitare emozioni, invitare alla riflessione e offrire prospettive su fatti umani e sociali. È per questo motivo che un'opera d'arte valida deve presentare diversi livelli di lettura ed essere in grado, con la sua comunicabilità, di interagire con il pubblico, con vari aspetti di profondità (divertimento, emozioni, riflessione). Queste sono virtù indubbiamente presenti nel lavoro di Bojčev e nella regia di Latin.

Al contrario, da questo punto di vista è censurabile un'ampia parte dell'arte contemporanea che nasconde la propria superficialità nell'ermetismo e la propria vacuità in invenzioni ed effetti privi di significato. In considerazione del fatto che i miei sono commenti riguardanti l'etica e la società, vorrei legare questi pensieri non a un dibattito culturale o di teoria dell'arte, bensì a quelle che devono essere le funzioni di un'istituzione culturale pubblica, come lo "Zajc" di Fiume, che con questo spettacolo ha risposto in modo esemplare alla propria funzione sociale.

Ritorno, ora, al contenuto del testo. È evidente come ci offra la testimonianza di una situazione condivisa nei paesi ex socialisti. Si tratta di una situazione di disagio, di disfunzione delle istituzioni pubbliche, di assenza di prospettive e di desiderio di fuga (un desiderio, peraltro, fittizio e fantasioso per molti, e sostenuto da progetti di vita autentici per pochi). L'autore rappresenta un senso di solidarietà e mutuo sostegno tra i personaggi coinvolti in questa situazione, ma, per chi la conosce in prima persona, rimane dubbio quanto il sostegno reciproco sia reale in questi contesti sociali e quanto, invece, si viva nell'individualità esasperata. Alla fine, Bojčev suggerisce le vie d'uscita, primariamente legate alla fantasia e all'immaginazione. Condivido l'idea che la fantasia e l'immaginazione siano due valori importanti, anche socialmente e politicamente importanti. Sicuramente non è uno dei compiti dell'arte farne uso per progettare una società e condizioni di vita diversi. Ma è giusto che stimoli la nostra capacità di immaginare, per costruire una società dove molti possano vivere di gioie reali e non fantasiose e fittizie, o, peggio ancora, nella rassegnazione, che sembra essere divenuta la risposta più comune anche all'ingiustizia e al malgoverno.


Autore: Elvio Baccarini
Fonte: La Voce del Popolo


Per approfondire: Ho vissuto il 1989 - Venti anni dopo | 1989-2009 Venti anni dalla caduta del muro



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