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Venezia: presentazione del dossier Statistico 2009 di Caritas/Migrantes

28.10.2009 - Venezia

In contemporanea con Roma il Comune di Venezia analizza i dati del XIX rapporto

Il 28 Ottobre, in contemporanea con la presentazione fatta nella Capitale, anche a Venezia, per l'esattezza al Centro Candiani di Mestre, è stato presentato il Dossier Statistico Immigrazione 2009 a cura di Caritas/Migrantes.
Si tratta di un appuntamento che si rinnova ormai da molti anni e che ha assunto in città una centralità sempre crescente per un pubblico particolarmente variegato.
Operatori del settore, ricercatori, giornalisti, "semplici" cittadini attenti alla realtà in cui vivono, hanno affollato la sala in cui si è svolto questo dibattito aperto dall'Assessore alle Politiche Sociali Sandro Simionato e coordinato da Gianfranco Bonesso, Responsabile del Servizio immigrazione del Comune di Venezia.
Con la serietà che contraddistingue il Comune di Venezia rispetto all'analisi e al confronto con la tematica dell'immigrazione, il dibattito di Mestre ha approfondito i dati riportati dal XIX Rapporto della Caritas con una particolare attenzione al territorio Veneto e veneziano.

1) Rispetto al Veneto:

Bruno Baratto e Alessandra Ciurlo, redattori del dossier, sono entrati nel merito delle presenze immigrate in Veneto, con poco meno di mezzo milione di residenti stranieri (tra cui 220.940 donne), che si calcola diventeranno un milione nel 2017. Il Veneto ha richiamato, fin dagli anni '90, un numero molto elevato di immigrati rispetto al resto del territorio nazionale.
Se Verona, Treviso e Vicenza rimangono la prime città della Regione per numero di migranti, Venezia e Padova stanno dimostrando un incremento particolarmente vivace negli ultimi anni, avendo raggiunto, ciascuna, il 20% circa delle presenze.
in Generale, in Veneto, abita l'11% dei cittadini di origine straniera presenti in Italia.
Si tratta di una popolazione molto giovane, proveniente principalmente dall'Est Europa, ma anche dal Marocco, dalla Cina, dal Bangladesh, dalle Filippine, per un totale di 179 diverse nazionalità registrate sul territorio regionale.
Baratto ha sottolineato la straordinaria incidenza delle nascite da genitori stranieri rispetto agli indici demografici del territorio veneto (il 20,7% del totale), e la grande risorsa che, in generale, a livello nazionale e nello specifico in questa regione, la presenza di una popolazione così giovane può rappresentare.
Quasi 80.000 sono ad oggi gli alunni di origine straniera presenti nelle scuole del Veneto, con le problematicità ma anche con le sfide positive che un simile incremento comporta.
Senza l'apporto demografico degli immigrati, infatti, il Veneto, al pari e più che nel resto d'Italia, si troverebbe ad affrontare una situazione socio-economica difficilemente sostenibile.
Questa affermazione non appare smentita neppure di fronte alla nuova crsi economica le cui conseguenze, al momento, non sono del tutto calcolabili, ma che fino ad ora ha visto maggiormente esposti all'espulsione dal ciclo produttivo i lavoratori immigrati rispetto a quelli italiani.
Sottovalutare questa realtà, il fatto che i cittadini di origine straniera presenti in Veneto siano le prime vittime della crisi economica - ha insistito Baratto - significa sottostimare un problema che rischia di ripercuotersi sull'intero tessuto sociale in termini di marginalità e di devianza: "non si può pensare a uscire dalla crisi semplicemente liquidando la presenza straniera".
Tra i lavoratori immigrati (che sono circa il 18% degli occupati complessivi) appare comunque in forte aumento, ha aggiunto poi Ciurlo, il numero di donne che figurano tra le occupate e le nuove assunte.
Peculiarità del Veneto rispetto alla media italiana è che l'industria resta il principale settore lavorativo dei cittadini immigrati: se nel resto del paese il 57% di loro sono impiegati nel settore dei servizi, in Veneto questo accade solo per il 38%. Si tratta, molto spesso, di una vera e propria "integrazione subalterna", poiché molte persone vengono impiegate a svolgere mansioni che non necessitano di alcuna specializzazione, pur avendo importanti titoli di studio conseguiti nel loro paese e che però in Italia vengono riconosciuti solo con grandissima difficoltà.
Rispetto alla presenza dei migranti irregolari, in fine, vale per il Veneto quel che vale nel resto del territorio nazionale: le principali cause dell'irregolarità sembrano da connettersi alle stesse misure legislative che regolano l'immigrazione in senso estremamente restrittivo impedendo il più delle volte, anche a chi ne avrebbe i requisiti, la possibilità di sanare la propria condizione.
Si pensi solamente, come hanno bene illustrato i redattori del dossier presenti a Mestre, che su 1.800.000 domande di regolarizzazione presentate negli ultimi due anni moltissime sono state respinte.

2) Rispetto a Venezia:

Nella seconda parte della presentazione, Stefania Bragato della Coges ha fornito alcune importanti anticipazioni tratte dalla ricerca "Immigrati in città", svolta su un campione di 800 cittadini stranieri, avvalorata dal sostegno e dalla partecipazione dell'Ismu, e promossa dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Venezia.
Questa iniziativa sembra raccogliere pienamente il monito contenuto nel dossier statistico della Caritas: "conoscenza e solidarietà", occorre conoscere per essere solidali.
Integrando i risultati della ricerca con altri dati riportati durante la presentazione da Gianfranco Bonesso, si scopre che gli stranieri regolari residenti a Venezia sono ormai 29.000 (di cui il 18% senza permesso di soggiorno), ovvero il 10% della popolazione; che risiedono soprattutto tra Mestre e Marghera; che la maggioranza di loro, il 52%, sono donne. 2.182 sono invece bambini tra gli 0 e i 5 anni, e 5.120 i minori fino a 17 anni (è davvero possibile considerare stranieri questi bimbi e questi ragazzi cresciuti su questo territorio, che spesso hanno imparato l'italiano come loro prima lingua?).
A Venezia sono presenti 8 gruppi nazionali egemoni, con in testa i cittadini provenienti dal Bangladesh e dalla Moldova: la realtà dell'immigrazione cittadina, pertanto, appare differente rispetto a quella rappresentata nella Provincia e nella Regione.
la città di Venezia sarebbe inoltre caratterizzata da un'immigrazione meno recente (e più istruita) rispetto al resto della Provincia, e da un maggior numero di presenze asiatiche.
La maggior parte degli immigrati che abitano in questo Comune risultano essere dipendenti regolari, moltissimi sono impiegati nei servizi alla persona (anche qui un'inversione di tendenza rispetto al resto del Veneto).
Ha concluso il dibattito Ivan Carlot, del Servizio Pronto Intervento Sociale non Residenti che si occupa principalmente della situazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati a Venezia, ribadendo il ruolo fondamentale che questa città ha avuto e ha ancora, in ambito tanto regionale quanto nazionale, anche rispetto all'accoglienza di quest'ultima categoria di migranti, e invitando a visitare il centro di documentazione che il Comune ha messo in piedi anche rispetto alla specifica tematica dell'asilo.
Gli interventi che si sono succeduti in questa giornata di presentazione di dati e di confronto tra diverse realtà sembrano condurre tutti verso un'unica conclusione: I I nostri territori e le nostre società sono già stati modificati dall'immigrazione.
Viviamo una realtà che è già da tempo mutata, mista, e ancora in evoluzione. I nostri giovani hanno decine di nazionalità differenti, la nostra economia parla tantissime lingue diverse.
E questo non ha comportato fino ad ora, e soprattutto dove sono state messe in atto politiche lungimiranti di intervento sociale volto all'interazione e non all'allarmismo, alcuna catastrofe.


Autore: Melting Pot, redazione Venezia
Fonte: meltingpot.org




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