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Il comunismo se n'è andato, dormite sogni tranquilli, bambini!

28.10.2009

10 novembre 1989, ore 17.30 circa. Eravamo in casa dello zio materno, gli adulti in una stanza, i bambini nell'altra. Tassativamente. "Facciamo discorsi da grandi, i bambini non ci devono essere", dicevano. Bambini a chi? Io avevo 15 anni. Ma accettavo questa imposizione, tanto di là mi annoiavo.

Stavo guardando "Il Libro della Giungla", una videocassetta importata dall'estero dai marinai della famiglia (a Burgas in ogni famiglia c'era uno), cercando di capire qualcosa delle conversazioni, visto che erano in inglese.

Ad un certo punto il cartone si è interrotto, non mi ricordo se era stata la sorellina a combinare qualcosa con i tasti, ma vedo che parte il Programma 1 (all'epoca c'erano due canali, 1 e 2) ed una signora molto seria dice che Todor Jivkov ha rassegnato le dimissioni. Le immagini facevano vedere la sala plenaria del congresso del Partito e hanno inquadrato un Jivkov molto, ma molto vecchio e stanco. Almeno a me è sembrato così.
Sono corsa di là a chiamare gli adulti.
"Todor Jivkov ha rassegnato le dimissioni!" - ho urlato.
"Ma dai, figurati, non avrai capito" - in risposta.
"Venite di là a vedere".

Hanno ascoltato la TV, si sono ammutoliti. Poi sono tornati di là.

Nelle settimane successive nell'aria si sentiva soprattutto l'incertezza. Ma sarà vero? E' finita? Cosa succede adesso?

Succedevano un sacco di cose strane, come per esempio guardare il telegiornale. Prima di 10 novembre a casa non si guardava mai il TG e adesso alle ore 20 correvano tutti a bersi ogni parola che dicevano i presentatori. Le facce in TV erano le stesse, ma gli adulti le guardavano in modo diverso.

Poi hanno dato fuoco alla Casa del Partito a Sofia. La violenza sugli schermi televisivi. E non era un film di guerra.
Un'insegnante che ci aveva obbligati a leggere un noiosissimo libro scritto da un ex partigiano (fuori dal programma scolastico) ha dichiarato in classe: "Ragazzi, voi sapete che io non sono mai stata comunista!" Sì, infatti, e "Nella tempesta si rafforzano le ali" (il nome del libro appunto)?

L'8 dicembre era la festa del mio rinomato liceo da centro città: ogni anno la scuola teneva a farsi vedere in quell'occasione, si dedicava tanto tempo per l'organizzazione, di solito si impegnavano diversi insegnanti e tutto era molto solenne. Negli ultimi anni però con l'avvio della perestrojka qualcosa era già cambiato. Non c'erano le solite poesie e canzoni patriottiche, mancava quasi il Partito e l'Unione Sovietica, si poteva fare qualche sketch sugli insegnanti e avanzare qualche timida protesta contro le regole degli adulti. Insomma, la libertà era già nell'aria. Anche se non si sapeva mai fin dove ci si poteva spingere.

Era un'ottima occasione per "rompere le catene" (stavamo giusto studiano Prometeo). Abbiamo impostato un programma dove il Partito veniva preso di mira, accusandolo di aver rubato e impoverito il paese. Ad un mese di distanza dal 10 novembre, non ci hanno permesso di metterlo in atto. Alla prova generale diverse parti del testo furono cancellate. "Per cattivo gusto", ci è stato detto.

Il 19 dicembre finalmente anche a Burgas è stata organizzata la prima manifestazione contro il potere locale, impersonato da un vecchietto al potere da almeno 20 anni. Fischi davanti alla sua abitazione, gente che urlava. A pensarci adesso, mi viene da sorridere. Il presidente del Partito della Regione di Burgas (la più grande numericamente e la più "pesante" industrialmente) abitava in mezzo ai comuni mortali, a due passi dall'abitazione dei miei nonni, in un condominio assolutamente anonimo. L'unica cosa a distinguerlo era la Chaika nera della "tenera" età di 20 anni.

Dopo qualche mese (elezioni, osservatori esteri, accuse di brogli) è iniziato lo sciopero generale a Sofia. La TV apriva e chiudeva le trasmissioni con il LET IT BE dei Beatles. I giornalisti scioperavano contro il partito che naturalmente aveva vinto le elezioni. Anche a Burgas abbiamo manifestato, eravamo tutti indignati, i comunisti avevano truccato le nostre preferenze elettorali. Volevamo riprenderci la possibilità di decidere, ci sentivamo derubati dai nostri vecchi che avevano sopportato per troppo tempo lo status quo.

No ai privilegi! No alla burocrazia! No all'ipocrisia! No ai divieti!
Si alla libertà, si alle pari opportunità, si al futuro!

Siamo giovani, siamo intelligenti, il mondo ci appartiene!

("Settembre sarà maggio, la vita sarà un paradiso, sarà!" se non fosse stata scritta da un comunista, la poesia sarebbe calzata a meraviglia ai nostri sentimenti di quei giorni.)

"Il comunismo se n'è andato, dormite sogni tranquilli, bambini!" Era un motivo ricorrente di una canzone che ci martellava tutto il giorno.

Mi sentivo forte anche io, ce l'avevo con tutti quelli che avevano votato per i comunisti, ma non solo le ultime elezioni, anche quelle del referendum del 1946.

In quei giorni ho chiesto a mia nonna: "Ma tu al referendum del 1946 hai votato per la repubblica oppure per la monarchia?" "Tutti abbiamo votato per la repubblica", mi ha risposto lei, seccata di essere accusata di simpatia per i comunisti. "Tu non sai nemmeno come era prima, non volevamo continuare a vivere come degli animali".

"Tu per chi hai votato alle ultime elezioni?" ho chiesto accusatoria all'altra nonna. "Per BKP (il partito comunista bulgaro)". "Ma come, non sei stanca di 40 anni di regime, della mancanza di libertà, dell'impossibilità di viaggiare all'estero?" Mi ha guardato stranita e mi ha risposto: "I comunisti mi hanno permesso di costruirmi una casa di due piani con il cortile. I miei due figli si sono laureati e hanno trovato un buon impiego. Quando sono malata, viene il medico in casa. Prendo la pensione tutti i mesi e se mi va, lavoro un po' la terra, altrimenti compro i pomodori in negozio. Per me questo è stato il comunismo."

E pure io che di lingua ne avevo tanta (dicevano), mi sono zittita.


Autore: Milena Kotseva, Reggio Emilia, 35 anni


Per approfondire: Ho vissuto il 1989 - Venti anni dopo | 1989-2009 Venti anni dalla caduta del muro



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31.10.2009Commento [webmaster]
Gran bell'articolo. Brava Milena!


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