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Reporters Sans Frontières: libertà di stampa, l'Italia scende al 49mo posto

21.10.2009

L'Italia in tre anni ha perso quattordici posizioni nella classifica sulla libertà di stampa stilata annualmente da Reporters Sans Frontières (Rsf), e dal 35mo posto del 2007 scivola quest'anno al 49mo. "Le vessazioni di Berlusconi nei confronti dei media, le ingerenze crescenti, le violenze della mafia contro i giornalisti che si occupano di criminalità organizzata, e una proposta di legge che ridurrebbe drasticamente la possibilità dei media di pubblicare intercettazioni telefoniche" sono tra i motivi della perdita di posizioni dell'Italia.

La classifica dell'associazione indipendente di giornalisti organizzazione fondata nel 1985, viene stilata sulla base delle risposte al questionario di Rsf inviate da centinaia di giornalisti ed esperti di media e tiene conto delle violazioni della libertà di stampa denunciate per il periodo tra il primo settembre 2008 e il 31 agosto 2009. "La libertà di stampa deve essere difesa in tutto il mondo con la stessa energia e con la stessa costanza"- ha dichiarato Jean-François Julliard, segretario generale dell'organizzazione presentando l'ottava classifica mondiale della libertà di stampa elaborata da RSF

Un ulteriore dato è particolarmente preoccupante: "il modello europeo si è incrinato" - segnala il rapporto. Per la prima volta dal 2002, i primi posti della classifica della libertà di stampa non sono più assegnati unicamente alle nazioni europee. Solo 15 dei 20 primi paesi dell'indice appartengono al Vecchio Continente, rispetto ai 18 nel 2008. Undici di questi 15 paesi sono membri dell'Unione europea, inclusi i primi tre posti della classifica: Danimarca, Finlandia e Irlanda.

Anche la Francia nella classifica 2009 perde otto punti scendendo al 43mo posto a causa delle indagini giudiziarie ordinate dalle autorità nei confronti di alcuni media, dei fermi di alcuni giornalisti e delle perquisizioni di svariate redazioni ma anche a causa delle ingerenze nell'universo mediatico da parte di alcuni politici, tra cui lo stesso presidente Nicolas Sarkozy.

La Slovacchia è il paese dell'area UE che perde più punti nella classifica 2009 precipitando di 37 posti arrivando così al 44° posto dell'indice. "Questo è dovuto principalmente alle continue ingerenze del governo nelle attività dei media e all'adozione nel 2008 di una legge che impone un diritto automatico di risposta a mezzo stampa. "È inquietante constatare che le democrazie europee come Francia, Italia e Slovacchia continuano, anno dopo anno, a perdere terreno nella classifica" - ha commentato Jean-Francois Julliard, segretario generale dell'organizzazione.

Anche due Paesi candidati all'adesione all'UE hanno riscontrato drammatiche perdite di punti. La Croazia (78°), perde 33 punti, e la Turchia (122°), ne perde 20 posti". Un altro stato membro dell'Unione europea, la Bulgaria, continua a scendere nella classifica da quando, nel 2007, ha aderito all'UE: ora è al 68° posto (contro il 59° del 2008): si tratta della Nazione membro dell'UE con il punteggio più basso" - evidenzia il rapporto.

Il deterioramento della situazione della libertà di stampa in Turchia, e la sua evoluzione negativa nella classifica 2009, sono causati da un aumento sostanziale dei casi di censura che ha colpito in particolare i mezzi di comunicazione che rappresentano le minoranze (soprattutto i curdi), e dalla chiara volontà dei membri degli organi di governo, delle forze armate e del sistema giudiziario di mantenere il controllo sulle informazioni relative alle questioni di interesse generale.

La Russia (153°), perde 12 posti, classificandosi per la prima volta dopo la Bielorussia. "Questa nuova posizione, tre anni dopo la morte di Anna Politkovskaya, è dovuta alle numerose uccisioni di giornalisti e di attivisti per i diritti civili, e alle continue aggressioni subite dai professionisti dell'informazione locali. A questo si aggiunge il pericoloso aumento della censura e degli argomenti tabù che i giornalisti non "possono" affrontare e la totale impunità di cui ancora godono i responsabili - mandanti ed esecutori - delle uccisioni dei giornalisti" - spiega Rsf.

Tra i dati di maggior rilievo va però segnalato il miglioramento degli Stati Uniti dopo l'insediamento di Barack Obama (dal 40° al 20° posto). "L'elezione di Barack Obama e il suo approccio nei confronti dei media, certamente meno "bellicoso" di quello del suo predecessore, spiega questo netto miglioramento" - riporta Rsf. Il miglioramento riguarda tuttavia soltanto la situazione della libertà di stampa nel territorio americano. "Anche se il presidente Obama ha vinto il premio Nobel per la pace, il suo Paese è ancora impegnato su due fronti di guerra" - evidenzia Rsf. Nonostante il leggero miglioramento registrato, l'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dei media in Iraq (145mo) e in Afghanistan (149mo) resta preoccupante. Numerosi giornalisti sono stati feriti o arrestati dai militari americani. Uno di questi, Ibrahim Jassam, è ancora in carcere in Iraq.

Per quanto riguarda Israele, l'operazione "Piombo fuso" - l'offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza - , ha avuto un forte impatto negativo sulla stampa. Israele è infatti precipitata di 47 posti nella classifica arrivando alla 93a posizione. Un tracollo che fa perdere ad Israele il suo statuto di primo in classifica tra i Paesi del Medio Oriente: quest'anno lo superano il Kuwait (60°), gli Emirati Arabi Uniti (86°) e il Libano (61°). "Israele ha cominciato a usare all'interno del Paese gli stessi metodi che usa nei territori al di fuori delle proprie frontiere".

Reporters sans frontières ha registrato cinque arresti di giornalisti in Israele, alcuni dei quali del tutto illegali, e tre casi di detenzione. La censura militare applicata a tutti i mezzi di comunicazione rappresenta un'ulteriore minaccia al lavoro dei professionisti dei media in loco. Per quanto riguarda il suo comportamento nei confronti dei media nei territori al di fuori delle frontiere nazionali, Israele ottiene un 150° posto nella classifica. Il bilancio della guerra sui media è stato estremamente pesante: circa 20 giornalisti sono stati feriti dalle forze militari israeliane nella Striscia di Gaza e tre sono stati uccisi durante il conflitto.

Mai come quest'anno i giornalisti hanno sofferto e subito pressioni nell'Iran di Mahmoud Ahmadinejad. La contestata rielezione del presidente ha trascinato il paese in una crisi senza precedenti e ha sviluppato la paranoia del regime e la sua diffidenza nei confronti di giornalisti e blogger. "Censura preventiva automatica, sorveglianza totale delle autorità sui giornalisti e il loro lavoro, maltrattamenti, giornalisti costretti a scegliere l'esilio, arresti illegali": questa è la situazione della libertà di stampa in Iran nell'ultimo anno analizzato da Rsf. L'Iran ha ormai raggiunto il trio in fondo alla classifica - Turkmenistan (173°), Corea del Nord (174°) ed Eritrea (175°) - paesi in cui i media sono così soffocati, repressi da essere ormai praticamente inesistenti.


Fonte: unimondo.org




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