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Contrordine (ex)compagni: pace energetica tra Bulgaria e Russia

21.09.2009 - Livorno

Russia e Bulgaria prevedono di creare presto un gruppo di lavoro per accelerare la realizzazione del progetto South Stream, il gigantesco gasdotto che collegherà Russia ed Asia centrale all'Ue. Dopo la visita del ministro russo dell'energia, Sergei Chmatko, a Sofia sembrano quindi cadere i fieri proclami anti-russi di indipendenza energetica del nuovo governo di destra della Bulgaria.

Chmatko ha incontrato di persona il premier populista Boïko Borisov ed il suo ministro dell'economia e dell'energia Traitcho Traïkov. Intavolando negoziati che sembrerebbero positivi, almeno a quanto assicurano le agenzie russe. Ora il governo di Sofia pare nuovamente disposto a far transitare dal suo territorio il South Stream ed i suoi 63 miliardi di metri cubi di gas all'anno, un progetto da 25 miliardi di euro avviato nel 2007 dalla russa Gazprom e dalla nostra Eni e che dovrebbe entrare in servizio nel 2015, aggirando la problematica Ucraina attraverso il Mar Nero.

Russi e bulgari hanno anche preso in esame la realizzazione di altri progetti energetici che solo pochi giorni fa Borissov aveva asserito che non fossero importanti per la Bulgaria: la costruzione della centrale nucleare di Belene e l'oleodotto Burgas-Alexandropolis, destinato ad aggirare le forche caudine turche. Secondo quanto si legge in un comunicato del ministero dell'energia russo «Per quel che riguarda la realizzazione del sito di Belene, le parti progettano di avviare un audit giuridico e finanziario, con l'obiettivo di unificare gli approcci per la realizzazione del progetto».

Il cambiamento di atteggiamento del governo di destra bulgaro è stato annunciato alla fine dell'incontro con Chmatko dallo stesso primo ministro Borisov che ha dichiarato che la Russia «Ha manifestato il massimo di apertura e trasparenza» ed ha aggiunto che «Sofia intende studiare nuovamente l'utilità economica dei progetti energetici congiunti con la Russia: il gasdotto South Stream, la centrale di Belene e l'oleodotto Burgas-Alexandroupolis».

Sulla centrale nucleare Borisov ha detto che «La realizzazione del progetto sarà condotta in diverse tappe per fare in modo che il suo prezzo sia chiaro, per evitare di pagare delle penali».

La centrale di Belene (che fino a qualche giorno fa era giudicata non necessaria dal centro-destra bulgaro) sarà composta da due blocchi da 1.000 MW ognuno e sarà costruita dalla russa Atomstroyexport. Il costo dell'impianto nucleare è previsto in almeno 4 miliardi di euro e attualmente il 51% del capitale del progetto appartiene allo Stato bulgaro ed il 49% alla tedesca RWE. Quote che dovrebbero essere riviste con l'entrata diretta dei russi ai quali la Bulgaria cederebbe il 30% delle azioni.

Insomma, la Bulgaria, che al tempo dell'Urss era il più fedele alleato della Russia, ha fatto la faccia feroce del nazionalismo da comizio per alzare il prezzo, ma i russi (che di nazionalismo se ne intendono) sono andati a vedere le carte con i rubli in mano ed hanno scoperto probabilmente il bluff della destra al governo a Sofia, bisognosa come mai di finanziamenti e quote di transito di gas e petrolio per tamponare la pesante situazione di uno Stato in gravi difficoltà economiche e che la stessa Unione europea (della quale la Bulgaria fa parte) definisce inefficiente, corrotto e pesantemente inquinato dalla criminalità.

Per questo Chmatko ha potuto lasciare Sofia dicendo che «La realizzazione dei progetti energetici congiunti permetterà alla Bulgaria di diventare un importante nodo dei trasporti ed il più grande esportatore di energia nei Balcani, contribuendo alla sicurezza energetica dell'Europa».


Fonte: greenreport.it


Per approfondire: Notizie di Economia



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