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Gli Usa ritirano lo "scudo"

17.09.2009

Il bushismo è proprio finito. Il presidente americano Barack Obama ha deciso di ritirare il progetto di scudo antimissile le cui basi avrebbero dovuto essere installate in Polonia e Repubblica Ceca. La notizia è accolta positivamente da Mosca che sottolinea "l'approccio serio" del presidente Obama al dialogo strategico tra Russia e Stati Uniti. Non è da escludere che l'accantonamento dello scudo da parte americana faccia parte di uno scambio piu' ampio: gli Usa abbandonano il programma dello scudo antimissile in Europa dell'Est; i russi aiutano gli Usa a fermare gli sforzi dell'Iran per dotarsi di testate nucleari e missili balistici

Nonostante le molte difficoltà che sta incontrando sul fronte interno (crisi economica, riforma sanitaria, opposizione al vetriolo dei repubblicani, divisioni tra i democratici), Barack Obama sta procedendo passo dopo passo - con troppa lentezza secondo alcuni, troppo velocemente secondo altri -- allo smantellamento della politica estera del suo predecessore.
Aveva cominciato da subito con la promessa di chiudere entro l'anno il carcere di Guantanamo e con l'annuncio che d'ora in poi la tortura non sarebbe stata più tollerata. Ha proseguito porgendo il ramoscello d'olivo del dialogo all'Iran (che ha risposto solo la settimana scorsa, in modo ancora ambiguo), con il suo fondamentale discorso del Cairo ai popoli islamici in cui ha promesso rispetto e collaborazione, con la sua partecipazione alla assemblea dell'Organizzazione degli stati americani in Costa Rica, con i suoi interventi alla assemblea della Nato a Bucarest, e al summit del G20 a Londra. Di cose concrete in questi incontri e iniziative ne sono state decise poche e restano ancora molti passi avanti da fare, ma complessivamente è cambiato il clima: gli Stati Uniti non si presentano più al mondo come il grande fratello che sa cosa è giusto, lo propone agli altri e, se gli altri non accettano, glielo impone. Adesso sembrano disposti al dialogo come uno stato tra gli stati della comunità internazionale.

Giovedì però qualcosa di molto concreto è stato deciso ed è un ottimo segnale che può avere ripercussioni positive su tutta la politica internazionale. Barack Obama ha annunciato che gli Stati Uniti rinunciano a proseguire nell'installazione dello scudo missilistico in Polonia e nella Repubblica ceca. Di cosa si tratta e perché è importante annunciare la fine di un progetto che ancora non è stato realizzato?
Fu nella primavera di due anni che l'Amministrazione Bush lanciò il progetto di scudo missilistico. Era una mossa che aveva tre obbiettivi: quello dichiarato era di contrastare eventuali attacchi missilistici provenienti dall'Iran o (addirittura!) dalla Corea del Nord, e si inseriva nella politica di minacce e di sanzioni contro i due paesi per dissuaderli dal dotarsi di armi nucleari. Fu subito fatto notare (dai russi in particolare) che se quello fosse stato l'obbiettivo sarebbe stato molto più utile e corretto tatticamente piazzare le batterie antimissile in un paese amico nel Mediterraneo orientale o in qualche altro paese sul mar Nero (la Russia si offrì di ospitarli).
Il secondo obbiettivo, non dichiarato, era di continuare l'azione di accerchiamento strategico della Russia iniziato dopo la fine della guerra fredda con l'inserimento nella Nato degli ex paesi satelliti dell'URSS e dei paesi baltici e continuato con gli aiuti militari (e la promessa di ingresso nella Nato) alla Georgia. Che questo fosse il vero obbiettivo del progetto antimissilistico apparve subito chiaro ai dirigenti di Mosca che dichiararono che esso costituiva un'alterazione dell'equilibrio delle forze in Europa (secondo la dottrina militare un "arma" difensiva equivale ad un arma offensiva) e minacciarono qualche tempo dopo di dislocare nuovamente i propri missili ad occidente puntandoli sull'Europa.
Il terzo obbiettivo, anch'esso non dichiarato, era di rafforzare l'alleanza tra Stati Uniti e Polonia e Repubblica ceca, regalando loro un sistema difensivo di costo enorme (comprese le ricadute economiche per le infrastrutture), rassicurando al contempo i due paesi dell'intenzione degli Stati Uniti di intervenire in loro difesa in caso di attacco da parte della Russia. Anche questa decisione rientrava in una scelta strategica dell'amministrazione Bush, che fin dall'inizio della guerra irachena aveva puntato sul rafforzamento dei legami con la "nuova" Europa, più affidabile in quanto più malleabile, rispetto a quelli con la "vecchia" Europa, con la quale esisteva un rapporto competitivo sul piano economico e strategico.

Naturalmente, il progetto di scudo missilistico dal punto di vista militare non valeva nulla ed era un pretesto. Anche dopo il suo completamento non avrebbe potuto intercettare che un numero limitatissimo di missili, lasciando così ancora più esposti i paesi che lo avrebbero ospitato. Era questa consapevolezza, dell'inefficacia di armi di difesa contro i missili, che aveva spinto Gorbaciov e Reagan a firmare nel 1987 il primo fondamentale trattato di disarmo, quello che portò allo smantellamento di tutti i missili di teatro (IMF) in Europa, dell'una e dell'altra parte. Con lo scudo missilistico l'amministrazione Bush procedeva adesso in senso contrario.

La decisione di Obama non è stata repentina: ha aspettato otto mesi, ma finalmente l'ha presa. E' il realistico riconoscimento che le ragioni della Russia non erano infondate (anche se ovviamente non viene detto). E' una buona notizia che riapre il dialogo con Mosca in vista dei negoziati (che dovranno essere completati entro l'anno) per la riduzione dell'arsenale nucleare dei due paesi. Del resto, gli Stati Uniti hanno bisogno dell'appoggio della Russia per condurre a buon esito i negoziati con l'Iran, quando finalmente inizieranno. La prima apertura c'era stata il mese scorso quando Mosca aveva acconsentito all'utilizzo di una sua base militare per il transito di materiali e uomini diretti verso l'Afghanistan. Il blocco del progetto dello scudo missilistico è stato evidentemente la risposta americana in questo gioco di dare-avere che è la politica internazionale.

La decisione probabilmente susciterà le proteste dei due paesi europei interessati, sia per motivi economici, sia per motivi nazionalistici, ma favorirà allo stesso tempo - come è naturale - il loro riavvicinamento all'Unione Europea. Anche l'Europa tira un sospiro di sollievo. Quando la proposta fu avanzato due anni fa i vertici europei non si dimostrarono entusiasti di fronte alla prospettiva di una mossa che rendeva più difficile la collaborazione con la Russia, dalla quale l'Europa dipende per i propri rifornimenti energetici; ma allo stesso tempo non erano in grado di opporsi seccamente alla volontà del grande alleato americano.
In ogni caso è l'ultimo segno che il bushismo è proprio finito.


Autore: Stefano Rizzo
Fonte: AprileOnLine


Per approfondire: La Bulgaria e la NATO | Le basi militari USA in Bulgaria



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