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Il governo di destra della Bulgaria non vuole più la centrale nucleare di Belene

30.07.2009

Oggi una preoccupata Nezavissimaïa gazeta lancia un allarme: «Le minacce, provenienti da responsabili bulgari, di rivedere o congelare i grandi progetti energetici congiunti con la Russia rischiano di risolversi per quest'ultima in miliardi di euro di perdite». Il nuovo governo di destra della Bulgaria vuole rimettere in questione soprattutto la realizzazione definitiva della centrale nucleare di Belene (nella foto una protesta contro l'impianto), del gasdotto South Stream e dell'oleodotto Burgas-Alexandropolis.

Ad essere fortemente preoccupata è anche la Grecia: il ministro ellenico dello sviluppo, Kostas Hatzidakis, ha detto che spera che «La realizzazione del progetto di gasdotto Burgas-Alexandropolis sarà coronato da successo e che il nuovo governo bulgaro rispetterà gli accordi intervenuti tra Russia, Grecia e Bulgaria.

Ma il governo populista di Sofia punta molto sull'orgoglio nazionalista contro l'ex padrone sovietico (che la Bulgaria ha comunque servito fedelmente fino all'ultimo) e soprattutto contro il "nemico" greco con il quale condivide indimenticate ruggini di confine e comuni rivendicazioni territoriali sulla Macedonia.

Il governo di centro-destra di Atene è sempre più irritato dalle continue dichiarazioni di esponenti del governo bulgaro, come il ministro delle finanze Siméon Dyankov anche in un'intervista al Financial Times ha detto che «La Bulgaria non ha i mezzi per realizzare dei progetti così importanti come la costruzione della centrale nucleare di Belene. Il nuovo governo potrebbe abbandonare anche il progetto di costruzione dell'oleodotto Burgas-Alexandropolis».

Dichiarazioni dello stesso tipo vengono dal ministro dell'energia Traïcho Traïkov e dal primo ministro Boïko Borissov che capeggia la "coalizione blu" composta dal suo partito Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria Gerb e da un'altra formazione di destra.

Eppure la Russia ha promesso di dare alla Bulgaria un cospicuo finanziamento di 3,8 miliardi di euro per costruire la centrale di Belene, purché il governo di Sofia dia garanzie politiche, ma questo non ha scalfito l'ostilità della destra dell'ex sindaco della capitale bulgara.

Nezavissimaïa gazeta riporta il parere di Mikhaïl Krutikhin, della società di consulenza RusEnergy, «La Bulgaria ha una posizione molto solida. Da una parte, va nel senso della politica dell'Unione europea che cerca di distruggere il monopolio di Gazprom; dall'altra parte Sofia potrebbe così ottenere dei vantaggi nel corso dei negoziati. Il nuovo governo potrebbe esigere la revisione dei dispositive che gli sembrano scomodi, oppure semplicemente abbandonare I progetti russi».

La Russia potrebbe reagire alle "provocazioni" dell'ex amico bulgaro costruendo un gasdotto che aggiri il territorio della Bulgaria, attraverso il Mar nero e approdando sulle coste della Romania. «Ma in questo caso - dice Krutikhin - il costo della parte sottomarina del progetto raddoppierebbe, passando dagli attuali 5 miliardi di euro a 10 miliardi. Inoltre, non si conosce ancora la posizione di Bucarest, che vuole ugualmente dimostrare la sua lealtà verso l'Unione europea, visto che South Stream fa concorrenza al progetto europeo Nabucco».

La guerra del gas sembra spostarsi dalle obsolete condotte ucraine alle coste del Mar Nero, asiatiche ed europee e rischia di coinvolgere direttamente Ue e Russia. I russi puntano a stabilizzare una situazione pericolosa, contando sul fatto che la Bulgaria alla fine non rinuncerà davvero alla centrale nucleare e soprattutto alle entrate che gli deriveranno dai permessi di transito di gas e petrolio delle quali la sua economia in crisi e infiltrata dalla criminalità probabilmente non può fare a meno senza che gli stessi soldi (e posti di lavoro) non arrivino da un'altra fonte.


Fonte: greenreport.it


Per approfondire: Notizie di Economia



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