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Konstantina Kuneva: simbolo di lotta

04.05.2009

"Apriamo le porte del silenzio", recita lo striscione sul palco. È la sera del 29 aprile nella sala Melina Merkouri dello Stadio Olimpico di Atene: il concerto organizzato per solidarietà alla sindacalista Costantina (Konstantina, ndr) Kuneva, vittima di un tentativo di omicidio, sta per iniziare.

"Vi ringrazio tutti, ognuno singolarmente, per il vostro amore e sostegno. Che la primavera porti il sole e la luce più vicini a tutti. Con amore, Costantina Kuneva", Il suo messaggio dall'ospedale viene letto per i presenti.

Costantina Kuneva è cittadina bulgara, laureata in storia negli anni peggiori, forse, per la Bulgaria, quando i suoi professori ricevevano lo stipendio di tre dollari al mese. Eppure ad Atene non venne, nel 2001, per motivi economici ma per far operare suo figlio, Manuel, oggi dodicenne, al centro cardiologico Onassis di Atene, il miglior centro dei Balcani, costoso quanto solo una clinica privata e altamente specializzata può esserlo. Fu gioco forza, per Costantina, fare la donna delle pulizie. Manuel doveva essere operato.

Dopo esperienze fatte pulendo case private, nel 2003 fu assunta dalla ditta Oikomet, appaltatrice della linea metropolitana della capitale greca, per la pulizia delle fermate. Già nel 2002 si era iscritta al sindacato di base delle donne e degli uomini delle pulizie (Pekop) del quale divenne, a breve, segretaria generale.

La Oikomet, che fino ad allora pareva un modello di rispetto dei diritti dei lavoratori, stava cambiando: licenziamenti ingiustificati, straordinari non pagati, ricatti economici, terrorismo morale nei confronti dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali.

Costantina Kuneva era una di questi e presto si trovò in una posizione difficile: turno diurno reiteratamente negatole, isolamento da parte dei colleghi, inviti ad andarsene di sua volontà. Fino all'estate del 2008, quando iniziarono telefonate minatorie che la invitavano a licenziarsi. Il licenziamento non poteva venire dal datore di lavoro, la Oikomet: lo status di sindacalista della licenziata avrebbe reso la ditta ancor più sospetta di pratiche non consoni al diritto del lavoro greco. Costantina Kuneva conobbe, allora, la paura; la sensazione di essere pedinata la portò a chiedere alla madre, Elena, che l'accompagnasse, al ritorno dal lavoro, in quei dieci minuti di strada che separavano la fermata della metropolitana dalla loro casa. Tutte le notti, tranne quella tra il 22 e il 23 dicembre 2008, quando due uomini la assalirono e cercarono di assassinarla, facendole ingoiare il vetriolo.

Costantina Kuneva riuscì a salvarsi la vita, ma il vetriolo aveva provocato gravissimi danni all'esofago e allo stomaco, alle corde vocali, al naso, alle orecchie. Le distrusse completamente un occhio e lesionò seriamente l'altro. Il viso scomparve interamente, bruciato dall'acido.

Oggi, in un primo maggio denso di memorie e rabbia come non mai, in questi ultimi anni, è un atto di omaggio visitare Costantina Kuneva nella sua stanza d'ospedale, là dove ha trascorso gli ultimi quattro mesi. E' guardata a vista dalla madre, da un'infermiera e dagli svogliati o arroganti poliziotti (a seconda del turno) che giocano a carte o ascoltano la radio, mentre la paziente viene sottoposta all'ennesima operazione di ricostruzione: esofago e stomaco. Per sopravvivere. Tre plastiche al viso. Per vivere.

Come sarà stato per sua madre vedere la figlia, quella notte? Come sarà stato per Costantina guardarsi allo specchio quando la vista è tornata, almeno un poco? Come sarà per Manuel incontrarla, quando sarà pronto a negare il suo rifiuto per il nuovo aspetto della sua mamma? Il Grido di Munch.

Eppure non un segno d'ira. Il viso di Costantina non può più esprimere emozioni e quel suo grande occhio blu superstite è annebbiato dalla ferita inferta. È la sua voce, tornata da poco, melanconica e pacata, che tutto deve dire, oltre alle parole, esprimendo tanta delusione ma anche una speranza: "Nessuno ci vuole aiutare, non i partiti politici; solo aiutandoci un l'altro possiamo opporre resistenza a tutto quello che succede". Sì, perché il tentativo di strumentalizzazione c'è stato e, in parte, è ancora in atto.

Abbandonata dal sindacato che raggruppa tutti gli altri, la Ghesee, perché 'non in linea', dal mondo politico, perché amante delle propria indipendenza, Costantina Kuneva ricevette solo la visita del ministro dell'Occupazione greco, Fanny Palli - Petralia, il 14 aprile, quando quest'ultima dovette accompagnare l'omologa bulgara. Quel giorno tutti i mezzi d'informazione annunciarono che il ministro greco aveva promesso a Costantina Kuneva casa e pensione. Solo che la casa non gliela regalano, semplicemente agevoleranno il mutuo che Costantina dovrebbe pagare con la pensione di 560 euro, trionfalmente preannunciata.

È così che Costantina Kuneva è divenuta un simbolo: una donna, una donna immigrata, una donna delle pulizie, una donna attaccata col vetriolo, per cancellarle il viso e la voce. Una sindacalista scomoda, nel mondo del sindacalismo greco, spesso comodo o comodissimo per i due partiti che si succedono al governo dal 1974 in poi.

Il 5 maggio Amnesty International, che ha raccolto più di 22mila firme in tutta Europa perché si faccia chiarezza sul tentato omicidio del 23 dicembre scorso, consegnerà la relativa petizione al vice-ministro per l'Ordine Pubblico, Christos Markoghianakis; la lentezza e la mancanza di risultati scaturiti dalle indagini è più che sospetta. L'unica consolazione è che non si parla più di un delitto passionale, cosa che la polizia volle fare quando, dopo ben cinque giorni di indugi, si decise a dare avvio a indagini che non hanno voluto dare nessun risultato.

Salutandomi, Costantina Kuneva mi tende la mano; ho quasi paura di farle male ma stringe la mia fra le sue. Costantina Kuneva è forte ma non avrebbe dovuto dimostrare di esserlo. Non alla Grecia che, alla fine, pare aver copiato dal mondo occidentale solo l'amnesia per i diritti dei lavoratori.


Autore: Margherita Dean
Fonte: Peace Reporter




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