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Bulgari e romeni, restano i limiti per l'accesso al lavoro

09.01.2009 - Roma

A ormai due anni dall'ingresso dei due Paesi nell'Unione europea, per i cittadini bulgari e romeni non si apre il mercato del lavoro. La conferma è arrivata con una circolare congiunta dei ministeri dell'Interno e del Lavoro datata 14 gennaio: l'Italia formalizza la decisione di prorogare per un altro anno, fino al 31 dicembre 2009, il "regime transitorio" (ossia le restrizioni) per i cittadini dei due Paesi.

Questo regime transitorio, in verità piuttosto morbido, in vigore ormai dall'inizio del 2007 prevede che, per bulgari e romeni che vivono in Italia, l'accesso al lavoro sia del tutto libero per alcuni settori, e in particolare per:
· lavoratori stagionali,
· settore agricolo e turistico alberghiero,
· lavoro domestico e di assistenza alla persona,
· edilizia,
· metalmeccanica,
· dirigenti e lavoratori altamente qualificati.

Per i restanti settori produttivi, bulgari e romeni che vengono assunti per la prima volta devono prima ottenere un nulla osta dallo Sportello unico per l'immigrazione competente. La procedura è semplificata rispetto a quella per i cittadini extraUe anche perché la richiesta è al di fuori delle quote e può essere presentata in qualsiasi momento dell'anno.

Il datore di lavoro interessato deve spedire la richiesta (utilizzando l'apposito modulo "sub neocomunitari" disponibile sul sito del ministero dell'Interno, www.interno.it) allo Sportello unico tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. La limitazione riguarda però solo la prima assunzione: per chi ha già un contratto in Italia, e intende cambiare occupazione, non serve nulla osta.

Il resto d'Europa
In questi stessi giorni, Grecia, Spagna, Ungheria e Portogallo hanno eliminato le restrizioni per l'accesso al loro mercato del lavoro. Lo ha annunciato la Commissione europea. Questi quattro Stati membri si aggiungono ai numerosi altri che hanno già aperto ai lavoratori neocomunitari: al momento le restrizioni restano in vigore solo in undici Paesi membri. Da parte sua la Danimarca ha annunciato che le limitazioni cesseranno il primo maggio 2009, contemporaneamente con quelle applicate ai lavoratori di altri otto Stati membri.

A questo punto, ognuno dei singoli Stati che ancora applicano le restrizioni potrà rimuoverle in qualsiasi momento dei prossimi due anni (cosiddetta "fase due" dell'allargamento). Potrà conservarle oltre il 31 dicembre 2011 solo se il libero accesso di bulgari e romeni dovesse comportare il rischio di un "serio danno" al mercato del lavoro interno. Questo per altri due anni, fino alla fine del 2013: a quel punto infatti le frontiere invisibili fra i mercati del lavoro dell'Europa a 27 dovranno completamente cadere.


Autore: Chiara Righetti
Fonte: Metropoli




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