Home | Notizie | Forum | Club | Cerca  Bulgaro
Subscribe
Share/Save/Bookmark
     
           Utente: non registrato, entra
  
Todorov: "Sogno un mondo nuovo senza razzismi e risentimenti"

27.03.2009

«Si deve mettere fine all'occupazione di Iraq e Afghanistan e combattere le discriminazioni contro gli immigrati»

Paura contro risentimento. Come sarà il futuro del mondo? Sarà dalla parte dei Paesi ricchi (almeno fino a ieri) che ora hanno molta paura dell'altro, del barbaro, del diverso che arriva da mondi senza pace e senza speranza e che vivono con l'incubo del terrorismo? O sarà dei Paesi del risentimento, tutti quelli che all'Occidente ex coloniale, imperiale e globalizzante hanno un conto salatissimo da presentare? Meglio sarebbe che non vincesse né l'uno né l'altro e che il mondo sapesse darsi un equilibrio e spogliarsi di ogni genere di intolleranza. E invece prevalgono violenza e indecisione. Ma attenti avverte Tzvetan Todorov i vinti hanno molto appetito.

È giunto in Italia "La paura dei barbari" (Garzanti, pagg. 286, euro 16,50) il saggio politico-filosofico con cui Todorov (Premio Nonino 2002) affronta la crisi del mondo oltre le insidie dello scontro di civiltà e introducendo nuove categorie di giudizio, appunto la paura, il risentimento, l'indecisione, l'appetito. Scritto nel 2007, pubblicato in Francia nel 2008, esce da noi nel pieno del tracollo economico dell'illusione globalizzante. E di questo l'autore reso famoso da "Teorie del simbolo" e da "Memoria del male, tentazione del bene" non aveva potuto tener conto. Cominciamo da qui.

Professore, la crisi economica mondiale e il ridimensionamento della globalizzazione cambiano lo scenario da lei descritto?

«In un primo tempo la crisi economica ha avuto l'effetto di riportare indietro le questioni riguardanti l'incontro di popoli provenienti da culture differenti: si parla della crisi, si dimenticano i terroristi! Ma questo rinculo è provvisorio e ingannevole. E ha addosso la cultura della globalizzazione che ha imposto una promiscuità inedita, ma ha generato nuove tensioni. Insomma, in un periodo di crisi si cerca sempre un colpevole, preferibilmente esterno a noi, e perciò gli stranieri, gli altri, gli alieni sono i capri espiatori più indicati. La crisi rischia così di intensificare sia lo spaesamento della popolazione che la xenofobia».

A vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino che cosa ha reso le nostre speranze illusorie?

«La caduta del Muro ha segnato la fine della divisione dell'Europa in due campi ideologicamente ostili ma proprio questa è l'illusione: non c'è alcuna nuova guerra fredda, ma nell'euforia della riconciliazione c'è stato un "affratellamento" sospetto. I conti non sono mai definitivi».

Che cosa l'Unione Europea sta sbagliando nei confronti dei Paesi dell'Est?

«Accogliendo le vecchie "democrazie popolari", l'Unione Europea non ha commesso alcun errore politico: ha messo a nudo le conseguenze nefaste della Seconda guerra mondiale e tirato le somme del naufragio dei regimi comunisti. Non c'è dubbio che sul piano sociale ed economico la loro integrazione avrebbe dovuto avvenire in modo più graduale ed adeguato. Ma ora si deve tornare risolutamente nel presente e costruire il futuro approfittando di questa marcia unica, forte di 450 milioni di persone e di un concentrato di esseri umani tutti figli della stessa radice. Quel che manca all'Unione Europea è un po' più di unità nelle decisioni ed un'azione che permetta di far sentire la propria voce nel dibattito mondiale».

Lei ha sempre sostenuto che l'Unione Europea doveva distinguersi dalla Nato (anzi avere una forza militare propria). Ora invece la Francia rientra nella Nato. Un errore di Sarkozy?

«L'autonomia politica dell'Europa è una necessità, come dimostra l'esperienza dell'ultimo decennio con gli errori del governo americano, impegnato in avventure militari dubbie e in inammissibili pratiche di tortura. Ora non esiste autonomia politica senza autonomia militare. Ma sfortunatamente i governi europei hanno fin qui preferito restare dipendenti risparmiando sulle spese militari. La Francia si è almeno riservata la possibilità di reagire caso per caso, il che le ha permesso di restare estranea al pasticcio irakeno. Ora rientrando nella Nato, viene a perdere parte della sua autonomia. E questo mi dispiace».

In Francia, Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna cresce la paura dell'altro, l'odio per il diverso, l'ìntolleranza verso i nuovi Barbari. Come si può vincere la paura dei Barbari?

«La paura dei barbari non sparisce dai Paesi occidentali. Il solo antidoto possibile è l'educazione: non solo nella scuola ma anche con il contributo dei grandi media e naturalmente con una maggiore credibilità delle classi dirigenti. Più il potere di cui si dispone è grande più aumentano le responsabilità nei confronti della società. Nello stesso tempo l'educazione alla tolleranza e alla pluralità si deve accompagnare all'affermazione dell'unità: le leggi devono essere effettivamente le stesse per tutti, e la condanna dell'intolleranza essere il terreno comune».

Lei divide il mondo d'oggi in quattro partizioni: appetito, risentimento, paura, indecisione. Il sentimento dominante è l'appetito. Perché e quali sono i Paesi dell'appetito?

«Se il mio libro punta in particolare sul sentimento della paura diffusa in Occidente, si propone anche di situare questa passione all'interno di un insieme di valori entro cui io distinguo l'appetito, il risentimento e l'indecisione. Queste passioni coesistono in ogni Paese, ma in certi momenti - specialmente oggi - giocano un ruolo preponderante in una parte del mondo. Io chiamo Paesi dell'appetito quelli in cui il desiderio di arricchirsi, di consumare, di elevare il livello di vita sono diventati le ragioni principali dell'esistenza. È la via scelta nel recente passato dal Giappone, nella quale si sono incamminati India, Cina, Corea del Sud, Indonesia, ma anche nazioni in difficoltà come Russia e Brasile. Essi aspirano a una ripartizione più equilibrata della ricchezza mondiale e domandano una consistente fetta di potere che finora è rimasta sotto il controllo delle potenze occidentali».

Un ruolo essenziale hanno i Paesi del risentimento, generalmente quelli musulmani. Che cosa dobbiamo temere da loro e perché?

«Il risentimento nasce dall'umiliazione che i popoli hanno subito in un passato più o meno lungo. Colpa dei regimi coloniali, ma anche delle guerre più recenti. In testa ci sono i Paesi arabo-musulmani ma risentimenti forti permangono anche in America Latina o in Asia. Le ricchezze considerevoli di cui dispongono alcuni di essi in petrolio e in gas non vanno a beneficio delle loro popolazioni. I Paesi occidentali stanno dunque pagando le conseguenze della passata politica coloniale e gli Stati Uniti quelle della successiva politica "imperiale"».

Quale ruolo ha la paura dal punto di vista economico, e come muove il terrorismo?

«La paura è diffusa nei Paesi occidentali, in Europa e in America del Nord, anche se va osservato che Obama ha condotto la campagna elettorale precisamente contro questa onnipresenza della paura, arma favorita nella propaganda dell'amministrazione Bush. Obama vorrebbe che l'America diventasse un Paese in cui torna l'appetito… Più in generale la paura si può comprendere: l'Occidente, che ha dominato il resto del mondo per parecchi secoli, è inquieto perché vede minacciati i suoi privilegi. Ma la paura è una pessima reazione contro il terrorismo. Non perché si devono sottostimare i pericoli, ma perché si deve agire per rimuovere le cause del malcontento che sono quelle che alimentano l'accoglienza e la copertura dei terroristi in molti paesi non solo dell'area arabo-musulmana. Si deve mettere fine all'occupazione di Iraq e Afghanistan, favorire la nascita di uno stato palestinese duraturo, combattere in casa propria le discriminazioni di cui sono vittime gli immigrati ed i loro discendenti, chiudere quei campi di concentramento che sono i centri di "accoglienza" di Lampedusa, Ceuta e delle Canarie».




Tzvetan Todorov ha risposto alle domande di Euronews nel suo studio di Parigi, qualche ora prima di ricevere il premio Principe delle Asturie per le scienze sociali, il 24 ottobre 2008.


Autore: Sergio Buonadonna
Fonte: L'Espresso


Per approfondire: Ho vissuto il 1989 - Venti anni dopo | 1989-2009 Venti anni dalla caduta del muro



Commenta questa notizia



Notizie

01.04.2009Voto: stranieri più a sinistra Ma i romeni voterebbero per il Pdl
31.03.2009La Bulgaria in transizione energetica
28.03.2009Berna e Sofia contro criminalità organizzata
27.03.2009Todorov: "Sogno un mondo nuovo senza razzismi e risentimenti"
27.03.2009Battipaglia: 360 ballerini al gran gala di "Primavera in Danza"
25.03.2009Sofia: smantellata rete di traffico prostitute
24.03.2009Sabato 28 marzo incontro con Pino Petruzzelli, per la presentazione di "Non chiamarmi zingaro"



Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)