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Costrette a prostituirsi, due giovani bulgare raccontano

12.03.2009 - Bologna

Una "vita infernale": è quella che raccontano attraverso un'interprete le due giovani bulgare costrette a prostituirsi nel nostro paese. Sono riuscite a liberarsi e a denunciare i loro sfruttatori, che le avevano attirate in Italia con la promessa di un lavoro "onesto" in una pizzeria e che invece le hanno poi avviate alla prostituzione, impartendo tra l'altro l'ordine di fingersi romene, con la minaccia di fare del male ai loro figli e ai genitori rimasti in Bulgaria

Botte, minacce a figli e genitori rimasti in Bulgaria, un film porno "istruttivo" e l'ordine di spacciarsi per romene e di non chiedere aiuto a nessuno (forze dell'ordine comprese) perchè "tanto, l'Italia è un Paese così...". Questo il copione con cui tre bulgari - di cui due gemelle - e un abruzzese costringevano due bulgare, di 21 e 31 anni, a prostituirsi tra Bologna e Pescara. Entrambe venute in Italia con la promessa di lavorare in pizzeria, tre settimane fa hanno scoperto la verità.

ASCOLTA Il racconto delle due ragazze: "Sulla strada una vita infernale"

Questa mattina hanno raccontato tutto alla stampa, perchè "non succeda più a nessuna ragazza". A stanare la rete di sfruttatori sono stati i carabinieri del Nucle radiomobile di San Lazzaro di Savena (Bologna), grazie alla denuncia di una di loro. Coordinati dal pm bolognese Antonello Gustapane e dal collega di Ancona Matteo Belli, i militari hanno arrestato tra il 6 e l'8 marzo le gemelle Maryia e Marina Georgieva di 31 anni (la prima con vari precedenti penali, tra cui uno specifico del 2004), il connazionale Zhoro Netsov di 43 anni e Francesco Dell'Aventino, originario di Lanciano (Chieti) di 40 anni. Probabilmente le due bulgare non sono le uniche sfruttate.

Arrivate in Italia a fine febbraio (prima a Pescara) a suon di botte e minacce e senza più documenti e telefono, hanno capito qual era il lavoro che le attendeva. Poi chiuse in camere di alberghi, sveglia alle sei, qualche vestito da provare, ricevevano istruzioni su come comportarsi con i clienti, compresa l'istruzione di non usare preservativi se i clienti pagavano di più. Gli era stato fornito anche un prontuario con alcune frasi "tipiche" da usare, visto che non conoscono l'italiano.

La sera venivano portate sulla strada e qui sorvegliate a vista da una delle gemelle, Marina, che ne controllava i tempi di lavoro e, dopo ogni prestazione, si faceva consegnare i soldi. Con la promessa di ritornare in Bulgaria quando avessero guadagnato "abbastanza". Nel frattempo, invece, dovevano rispettare gli ordini alla lettera, altrimenti sarebbero stati parenti e figli delle vittime a rimetterci (la trentunenne è vedova e ha una figlia di 12 anni, l'altra ha due bambini di cui uno di sette mesi). E ogni tanto dovevano concedersi pure a qualche amico degli sfruttatori, a mò di favore personale. In genere si spostavano da Bologna a Pescara su auto con targhe bulgare e dormendo in alberghi, locande o abitazioni.

Così, fino alla notte del 6 marzo quando una delle vittime è riuscita a scappare subito dopo una prestazione, a Bologna. Poco lontano la giovane ha trovato una pattuglia dei carabinieri e in lacrime ha chiesto aiuto. Grazie al suo racconto, la notte successiva i militari sono riusciti ad arrestare Marina Georgieva, mentre era in strada a fare la "caporale". La donna ha rivelato il nome del complice italiano (riconosciuto poi in foto dalle vittime), che però insieme agli altri, nel frattempo era pronto a scappare attraverso la Grecia. I militari li hanno fermati l'8 marzo al porto di Ancona mentre stavano per imbarcarsi in macchina per tornare in Bulgaria. A sostegno delle vittime si è schierata l'associazione di volontariato "Fiori di strada" di Bologna, che si occupa del recupero e reinserimento di giovani sfruttate.

I quattro dovranno rispondere di sfruttamento della prostituzione, percosse e lesioni personali, e per tutti è scattata la misura cautelare in carcere. A parte le due sorveglianti, l'abruzzese si occupava della sistemazione logistica delle lucciole mentre il bulgaro faceva da autista.


Fonte: La Repubblica



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18.03.2009Commento [pietro]
Un articolo (in lingua italiana) un po' datato, ma purtroppo ancora di piena attualità di Tania Mangalakova:

http://www.balcanicooperazione.it/article/articleview/4317/1/249

Ed un interessante Sito in lingua bulgara:

http://www.facetoface.bg/ in lingua bulgara.


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