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Truffa al fisco, arrestati sei imprenditori

11.03.2009 - Milano

Una maxi truffa al fisco da 126 milioni di euro: la Guardia di Finanza di Milano, con l'operazione denominata «real Time», ha arrestato oggi sei imprenditori lombardi e piemontesi, attivi nel campo dell'informatica, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Il meccanismo era quello delle cosidette «frodi Carosello all'Iva», incentrato su aziende fittizie che avevano lo scopo di dimostrare false operazioni commerciali per evadere le imposte. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip di Milano Giorgio Vanore su richiesta del pm Sandro Raimondi. I sei arrestati sono i capi e ideatori dell’organizzazione. Uno di loro si muoveva tra l’Italia e diversi Paesi dell’Ue, in particolare la Romania. Gli altri cinque sono tutti lombardi. Altre 24 persone risultano denunciate a piede libero.

DALLA SPAGNA ALLA SLOVENIA - Dalle intercettazioni si evince che gli arrestati, dopo il blocco dei loro conti da parte dei militari della Guardia di Finanza, avevano intenzione di creare nuovi giri di fatturazione altrove. Il 2 luglio 2008, dopo che gli investigatori avevano bloccato i conti sulla scorta della nuova normativa antiriciclaggio, Gianluigi Scarzello, imprenditore di Trezzo D'Adda (Milano), nato a Moncalieri, dice a un altro arrestato, Ferruccio Aiello: «La ditta me la apro ad Almeria (Spagna), io ho deciso». Aiello risponde: «Abbiamo appoggi che la possiamo aprire in una settimana, Bulgaria e Slovenia». Scarzello conclude: «Mettiamo su un bel business lì, vai tranquillo... Penso persino che ci guadagno... Eh, ma vedi, avendo la Bulgaria, cioè, l'Ungheria al 3%, la Bulgaria cos'era? Il 10% che diceva le tasse?!... Scarichiamo tutti gli utili in quelle due aziende lì».

LE FALSE SOCIETA' - Il sistema di evasione sfruttava la procedura di fatturazione senza Iva prevista dalla normativa tributaria per gli acquisti intracomunitari. Gli indagati, in sostanza, avevano costituito società di comodo - in gergo «cartiere» - per creare un falso debito Iva a vantaggio di altre aziende da loro controllate. Il debito ovviamente non veniva versato, né dichiarato all'erario. In questo modo i venditori finali riuscivano a ottenere dei prodotti informatici a prezzo scontato e a venderli sul mercato italiano a prezzi inferiori ai prezzi di listino. Nell'ambito dell'inchiesta sono anche stati sequestrati oltre 2 milioni e mezzo di euro e sono state scoperte false fatturazioni, ai fini delle imposte dirette, per oltre 240 milioni di euro. L'operazione è stata resa possibile dalle norme innovative anti-riciclaggio previste dalla legge 231 del 2007, che consente una maggior speditezza nel bloccare conti correnti e nell'investigare sulle operazioni commerciali.


Fonte: Corriere della Sera [Cronaca di Milano]




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