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Stanishev: “Dietro le riforme della Bulgaria ci sono persone vere, che lavorano sodo”

09.03.2009

Sergei Stanishev è il Primo Ministro bulgaro. Il suo governo si trova in difficoltà di fronte alla crisi energetica che ha colpito ancora la Bulgaria, che fa le spese della controversia del gas tra Mosca e Kiev. Crisi a parte, economia e finanza bulgare registrano discreti risultati. Eppure Sofia ha perso ingenti sussidi europei: l’anno scorso Bruxelles ha deciso di tagliare i fondi per gestione inadeguata e inefficacia nel combattere la corruzione e il crimine organizzato.

Sergio Cantone, Brussels Correspondent, euronews: Primo Ministro, si preannuncia un’altra crisi dell’energia e del gas. Che cosa conta di fare?

Sergei Stanishev, Bulgarian Prime Minister: “Il mio Paese ha un suo piano per far fronte alla crisi. Abbiamo scorte sotterranee, a cui abbiamo attinto durante la crisi di gennaio. Riuscivamo a coprire circa il 40% del fabbisogno giornaliero, ma non sarei sincero se dicessi che non è stata dura e che l’economia non ne abbia sofferto. Ritengo che si debba affermare con chiarezza, oggi, che situazioni del genere sono inaccettabili. I cittadini europei non possono essere presi in ostaggio di conflitti economici bilaterali, né di conflitti politici… ed entrambi i paesi, Russia e Ucraina, rischiano di perderci in termini di credibilità.”

euronews – Qual è esattamente il piano che l’Unione Europea e la Bulgaria?


Sergei Stanishev: “Guardi, se Lei ha la ricetta per trovare una soluzione me la passi! In realtà i miracoli non si fanno dall’oggi al domani, soprattutto in materia di diversificazione delle forniture di gas o di interconnessioni di qualunque genere – ci vuole tempo!”

en – Una gestione ritenuta inadeguata vi ha fatto perdere fondi europei per 500 milioni di euro. Come fa a dire di attendersi nuovi fondi in materia di interconnessione nel settore energetico?

ST: “Esperti e politici sono consapevoli degli sforzi compiuti dalle autorità bulgare, che hanno modificato la legislazione, creato meccanismi più trasparenti, semplificato l’amministrazione, spostando il personale nei posti in cui c‘è veramente bisogno, soprattutto in materia di gestione dei fondi. Noi siamo completamente a favore di una stretta collaborazione e di un monitoraggio ravvicinato, in quanto il nostro obiettivo è uno solo.”

en – Primo Ministro, il Suo Paese ha perso 500 milioni di euro in fondi da utilizzare per le infrastrutture, la costruzione di strade etc. Come pensa di sopperire a questa perdita di denaro?

ST: “Alcuni fondi sono stati persi irrimediabilmente, altri no, e noi stiamo facendo del nostro meglio in materia di riforme strutturali, di cambiamenti del personale, di creazione di nuove regole, di apertura nei confronti della Commissione Europea, in modo da garantire che questo denaro sia utilizzato in modo efficace e trasparente.”

en – Che cosa fa il Suo governo per risolvere il problema della corruzione, che ovviamente investe la distribuzione dei fondi europei?

ST: “Qualsiasi governo di qualunque paese europeo può sempre fare di più, ma ritengo che questo governo abbia dimostrato di aver la volontà politica di affrontare seriamente il problema del crimine organizzato e della corruzione. Lo si vede dai media bulgari: negli ultimi mesi le autorità hanno preso numerosi provvedimenti concreti, non solo in termini legislativi o amministrativi – parlo di azioni contro il crimine organizzato.

C‘è poi la riforma della magistratura che è molto importante: quando si arresta un criminale o quando qualcuno si è lasciato corrompere, ebbene questi va processato, la sentenza va pronunciata, il caso va chiuso.”

en – Ci sono però dei casi ancora irrisolti…

ST: “E’ un problema…”

en – Parlo di omicidi eccellenti…

ST: “E’ un problema a cui stiamo lavorando. Ripensandoci, se dieci anni fa è successo qualcosa e le autorità non hanno lavorato come avrebbero dovuto, cosa possiamo fare noi, oggi, raccogliere le prove di fatti avvenuti dieci anni fa? Non le pare un po’ un film poliziesco?”

en – C‘è un rapporto stilato dall’Unità anti-corruzione dell’Unione Europea, l’OLAF. E’ del giugno 2008, e non è molto tenero colla Bulgaria, e parliamo dell’anno scorso non di dieci anni fa. Che cosa mi dice?

ST: “Non è dieci anni fa, è vero, ma da allora sono stati fatti passi avanti, l’ha ammesso lo stesso OLAF. Sui casi delle frodi e i fondi europei stanno lavorando reparti della magistratura e altre istituzioni, compresi il ministero degli interni e l’agenzia per la sicurezza nazionale. E non sono gli unici casi su cui si stia indagando, parliamo di numerosi altri, non so se Lei ne sia al corrente.”

en – E la Commissione Europea? Pensa abbia fatto male a congelare i fondi alla Bulgaria a causa del problema della criminalità e della corruzione?

ST: “Non credo che fosse questa la motivazione della Commissione. Ci sono stati problemi e lacune nella gestione dei fondi. Ma sono stati fatti passi avanti e sono in corso importanti riforme.

en – Ma fanno bene o male a Bruxelles?

ST: “Se sta cercando di mettermi contro la Commissione europea non ci riuscirà! Stiamo collaborando in modo aperto e cordiale.”

en – Non voglio metterla contro la Commissione, chiedo solo se…

ST: “Può farmi la stessa domanda quante volte vuole, e le darò la stessa risposta. Dietro le riforme ci sono persone serie che stanno lavorando in Bulgaria, e parlo di uomini politici, esperti, funzionari, estremamente impegnati, e che vanno incoraggiati.”

en – Ritiene che i Paesi dell’Europa centro-orientale abbiano bisogno di un aiuto una tantum dello Stato per far fronte alla crisi? O forse è meglio di no?

ST: “Il mio Paese non ha chiesto un centesimo alla Banca Centrale Europea o a chicchessia in quanto negli ultimi anni abbiamo avviato riforme macroeconomiche, di natura fiscale e finanziaria.

Credo però sia importante mandare segnali chiari sul fatto che siamo una sola entità e che nessuno verrà escluso, né i paesi della zona euro, né quelli dello SME 2, né quelli esterni… anche perché a essere fiscali oggi alcuni Paesi dovrebbero essere espulsi dalla zona euro, ma grazie a Dio nessuno pensa di farlo; e se non ci fosse la zona euro gli effetti della crisi finanziaria sarebbero tragici per molti degli stati membri fondatori e dei loro sistemi bancari.

Per cui, siamo pragmatici, siamo solidali, cerchiamo soluzioni che risollevino l’economia europea nella sua totalità e che tutelino i popoli europei.”


Fonte: Euronews


Per approfondire: Notizie di Economia



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