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Teatro, "La bella utopia" di Moni Ovadia e il suo umorismo "paradossale e critico"

03.03.2009 - Napoli

La pièce, dal sottotitolo «Lavoratori di tutto il mondo ridete», da stasera e fino all'8 marzo al San Ferdinando

Nel segno di Marx, il Karl del «Capitale», ma anche Groucho, il più surreale dei cinque fratelli approdati alla ribalta di Hollywood fra gli anni '20 e '40 del ‘900. Entrambi tedeschi, entrambi di origine ebraica. A tenerli insieme il genio ironico e mai banale di Moni Ovadia che presenta a Napoli «La bella utopia», ovvero «Lavoratori di tutto il mondo ridete », in scena da stasera e fino a domenica al San Ferdinando. Ma perché questo filo rosso, è il caso di dire, fra il padre del Socialismo scientifico e l'interprete della più esilarante «Guerra lampo» della storia del cinema? «Perché mi interessano gli uomini, ho una vera passione per gli sconfitti e i diseredati, perché sono le vittime che fanno la storia». Una considerazione «greve» per spiegare la pensosa comicità del suo ultimo spettacolo, ancora una volta dedicato alla Storia vista dall'angolazione del suo popolo.

«Gli ebrei russi - continua infatti Ovadia -, sia come intellighenzia che come proletariato, svolsero un ruolo di primissimo piano nelle rivoluzioni russe, in quella fallita del 1905 e in quella vittoriosa del 1917. Non a caso gli antisemiti, fascisti e nazisti, avevano visto negli ebrei gli untori di ogni processo rivoluzionario comunista. Ma poi proprio gli ebrei furono vittime dello stalinismo, uccisi dalla stessa idea che volevano difendere». Eppure l'Unione Sovietica era stato il primo paese al mondo a dichiarare l'antisemitismo crimine contro lo stato. «Ma Stalin - conclude l'attore nato in Bulgaria - negli ultimi anni della sua dittatura scatenò una vera e propria campagna antisemita che culminò con il progetto di deportare tutti gli ebrei nel Birobigian, un territorio ai confini con la Cina, vasto gulag travestito da repubblica sovietica ebraica». Quello di Ovadia sarà quindi come sempre un umorismo «paradossale e critico », sorretto in scena da Lee Colbert e dalla Ovadia Stage Orchestra, con cui realizza uno spettacolo storicamente documentato e non privo di spunti dichiaratamente comici, fatto di immagini, musiche, canzoni e reperti storici riassemblati con precisione.


Autore: Stefano de Stefano
Fonte: Corriere del Mezzogiorno




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