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Energia: Dopo la Russia anche la Germania non "suonerą" il Nabucco

19.03.2009 - Roma

Con “progetto Nabucco” si intende il piano di emancipazione energetica europea dalla Russia. Il progetto prevede la costruzione di un nuovo gasdotto che connetterebbe la regione del Caspio, il Medio Oriente e l’Egitto, con l’Europa, passando per Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria; per una lunghezza di circa 3.300 chilometri ed un costo complessivo di circa 8 miliardi di euro.

Un progetto ambizioso ma di grande importanza, soprattutto politica, dal momento che, oltre ad una parziale indipendenza energetica dalla Russia, rappresenterebbe un viatico eccezionale per l’ingresso della Turchia nell’UE, come ha sottolineato Olli Rehn, commissario responsabile per le politiche di allargamento della UE, nel corso della relazione introduttiva al seminario sul ruolo della Turchia nel futuro energetico dell’Europa, tenutosi presso l’ European Policy Centre.

“Il settore dell’energia è una delle aree dove appaiono più evidenti le sinergie tra l’Unione Europea e la Turchia in quanto incide sia sulla sicurezza degli approvvigionamenti che sulla competitività dei nostri Stati”, ha detto Rehn.

Alla realizzazione del progetto stanno partecipando, riunite in un consorzio, compagnie dei Paesi in cui il gasdotto transiterà, ossia l'austriaca Omv, l'ungherese MOL, la romena Transgaz, la bulgara Bulgargaz, la turca Botas ed infine la tedesca RWE, con la Turchia che ha posto il veto sulla partecipazione al progetto della compagnia francese Gaz de France (GdF), visti gli ostacoli posti dalla Francia all'ingresso della Turchia in Europa legati in particolar modo, ma non solo, al mancato riconoscimento del genocidio armeno.

La posizione turca ha provocato a Parigi una certa antipatia per il progetto, che nonostante la sua importanza, sta subendo altri duri colpi.Alla base della difficoltà nel lancio di Nabucco, oltre ai ritardi provocati dall´indecisione dei potenziali investitori, dalle dispute tra i membri del consorzio, dai problemi legislativi e dalle scelte strategiche su dove prelevare effettivamente il Gas, ci sono le due diverse “filosofie” del trasporto di energia verso l'Europa.

Da un lato il progetto ‘South Stream’, che porterebbe il metano dalla costa russa del mar Nero fino alla Bulgaria e da lì verso l’Italia, mentre una seconda tubatura (‘North Stream’) attraverserebbe Romania, Serbia, Ungheria e Repubblica Ceca per giungere in Germania.

Il Nabucco, invece, transitando per la Turchia ed i Balcani porterebbe il gas del Caspio, evitando sia Russia che Ucraina. La nova battuta d’arresto è però giunta a livello di UE, con i leaders europei che oggi e domani discuteranno del piano di investimenti da 5 miliardi di euro, finalizzato allo sviluppo di progetti nei settori di energia, banda larga e sviluppo rurale, con la lista dei progetti, che deve essere approvata in tempi rapidi per poter essere ratificata dal parlamento europeo, prima dello scioglimento dell'assemblea. Il piano si presenta arduo, con Berlino che si oppone ad inserire il gasdotto Nabucco tra le opere da finanziarie con i 5 miliardi di euro di fondi comunitari non spesi, dal momento che non avrebbe, ufficialmente, un immediato impatto sulla crescita.

Più pragmaticamente, la posizione tedesca deriverebbe da un maggiore interesse di Berlino nel favorire il progetto ‘North Stream’, nonostante sia presente in Nabucco con RWE.

La presa di posizione tedesca si avvicina allo “smarcamento” della Russia, che ha definitivamente ritirato la propria disponibilità ad entrare in Nabucco, con Gazprom. "A differenza del Nabucco , abbiamo incontrato tutte le condizioni necessarie per l'attuazione del nostro progetto (South Stream). Abbiamo le risorse e l'esperienza tecnica di progetti complessi", ha dichiarato il Vice Direttore Generale Gazprom, Alexander Medvedev, il quale ha così colto l'occasione per sottolineare l'importanza del progetto South Stream per l'Europa.

"Entro il 2020, l'Europa avrà bisogno di 100 milioni di metri cubi di gas all'anno, e non vi è un solo gasdotto in grado di fornire tale importo", facendo inoltre notare che le potenzialità della pipeline, così come concepita, saranno in grado di garantire una diversificazione rispetto alla travagliata rete che transita per l'Ucraina.

Sulla vicenda si è fatta sentire anche la voce di Washington, non contraria al progetto Nabucco, che anzi ha molto favorito, ma disturbata dalla presa di posizione di Mosca sul ruolo iraniano.

Secondo il premier russo Vladimir Putin, il progetto Nabucco non e' possibile "senza che vi aderisca anche l'Iran" come fornitore, lasciando intendere come la via scelta per il South Stream sia diplomaticamente più “rispettabile”. Una guerra su base economica tra Nabucco e South Stream? Non proprio, dal momento che andando oltre le difficoltà relative alla realizzazione del Nabucco, va sottolineato come, tecnicamente, lo stesso, a pieno regime, dovrebbe garantire un approvvigionamento di 31 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. In soldoni, questo dato rende evidente come il gasdotto non sia destinato ad esercitare influenze di rilievo sul consumo di gas in Europa, visto che nel vecchio continente se ne consumano ogni anno tra i 700 e gli 800 milioni di metri cubi. I due progetti, quindi, potrebbero convivere in condizioni di parità.

Il problema è di tipo politico, dal momento che se il progetto saltasse provocherebbe una decisa reazione in paesi, come la Romania, la Polonia e l’Austria, che sul gasdotto hanno molto investito, oltre che allontanare la Turchia dalla sfera europea.

D’altra parte paesi come la Francia, la Germania e anche l’Italia pendono molto di più verso il progetto russo. Basti ricordare che ‘South Stream’ nasce da una joint venture tra Gazprom ed Eni, e che quindi è logico pensare come l’Italia sia pronta a difendere tale accordo.
Questo basta per far navigare il Nabucco in cattive acque, e nonostante la presidenza di turno ceca dell'Ue si dichiari "piuttosto ottimista” circa la possibilità di giungere ad un accordo già nelle prossime ore, è logico pensare come la possibilità di trovare una soluzione che metta tutti d’accordo passerà nelle mani dei capi di stato e di governo, che si riuniranno nel vertice di primavera.


Autore: Diego Nannuzzi
Fonte: Nuova Agenzia Radicale


Per approfondire: Notizie di Economia



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