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Francesco Cavalli Sforza: «La razza non esiste, il razzismo sì»

24.02.2009

«Sarà il meticciato a salvare le generazioni»

Razza o pregiudizio? Se avete una qualsiasi relazione con un giovane questo libro di Luigi Luca e Francesco Cavalli Sforza (con Alberto Pianta, edizioni Einaudi scuola) è quello che vi servirà per affrontare in maniera logica, scientifica e definitiva la questione de L'evoluzione dell'uomo tra natura e storia (il sottotitolo). E la conclusione è molto semplice: le razze non esistono. Il razzismo purtroppo sì. E come è possibile?

La risposta spetta a Francesco Cavalli Sforza che di mestiere fa "il divulgatore di conoscenza" - non troviamo altro termine per uno che è passato dal cinema, al video, alla televisione per approdare all'antropologia e alla scrittura scientifica insieme al padre Luca Luigi, uno dei più grandi genetisti. 

E la risposta inizia come spesso accade nel ragionamento scientifico da una premessa:

Nella nostra specie non esistono le razze perché siamo troppo giovani come specie, non ne abbiamo avuto il tempo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale, per esattezza circa l'11% delle differenze tra uomini. Cose superficiali come la forma del corpo, il colore della pelle... che rispondono a necessità "ambientali". L'unità di misura della evoluzione invece è la generazione e nei batteri ci sono tante generazioni in un anno quante nella specie umana in mezzo milione di anni (per la precisione una generazione umana sono 25 anni per le donne e 27 per gli uomini n.d.r.). E quindi non è nemmeno vero che ci evolviamo più rapidamente di altri animali. I batteri sono più rapidi ed in un certo senso evoluti di noi, infatti alla lunga vincono sempre loro...

E quindi la razza cos'è?

Una costruzione ideologica, semplicemente. La parola razza è esistita per definire la selezione delle varie stirpe di animali che gli allevatori ottenevano già dal primo medioevo per determinati animali... cani da riporto, da fiuto oppure cavalli da tiro o da corsa... E la selezione artificiale ha creato in pochi secoli tante razze di animali domestici. Basta pensare al gatto domestico e alle sue centinaia di varietà, tutte figlie dello stesso gatto selvatico che ormai non esiste quasi più...

Qualcuno ha provato però a selezionare la "razza umana"?

E ben prima di Hitler. Dai tempi dei faraoni egizi si è provato a limitare la procreazione in ambiti che si credevano "eletti". Prevalentemente nella stessa famiglia... Ma qualsiasi tentativo di questo tipo è destinato a fallire per una ragione genetica che sancisce anche la fine biologica di qualsiasi razzismo realizzato, e cioè che gli incroci tra geneticamente simili sono molto delicati. Così le cosidette "linee pure" degli allevatori sono spesso sterili e prede di malattie genetiche. Che si tratti di cani o umani la storia è la stessa.

E il contrario? Ovvero incrociarsi, mischiarsi...

L'incrocio funziona meglio. E il meticciato fa bene al corpo e alla mente, in senso evolutivo si intende. E anche qui la motivazione è scientifica. E' il cosiddetto "vigore degli ibridi". L'evoluzione infatti comporta una differenziazione continua che forma tanti "tipi" diversi e migliora in corsa l'adattamento dell'individuo al proprio ambiente. E l'adattamento marcia ad ogni più piccolo mutamento... Ora il numero di combinazioni genetiche possibile tra un maschio e una femmina umani è di un 3 seguito da tre miliardi di zeri ovvero una straordinaria possibilità di variazione ad ogni generazione. Ed è questa varietà prodotta in serie da processi perfettamente casuali la migliore garanzia di sopravvienza delle generazioni future. Si chiama ricombinazione ed è come rimescolare il mazzo di carte per ogni giocatore senza introdurre mutazioni.

Quindi la nostra "resistenza" è dovuta anche dalla ricombinazione genetica?

Oggi l'interpretazione più accreditata dice che la riproduzione di carattere sessuale si è affermata in una varietà così ampia tra tutti gli animali superiori proprio perché rende possibile una straordinaria ricombinazione dei caratteri genetici dei genitori (il sesso spiegato dalla scienza, n.d.r.). E casuale. Mutazione e ricombinazione, insieme alla cosiddetta deriva genetica (ad ogni generazione cambia la frequenza dei tipi genetici, ad esempio dei gruppi sangugni AB0) sono importantissimi fattori di evoluzione. Poi c'è la selezione naturale che agisce come un setaccio che lascia passare quelli "adatti" per ripordursi. Ma in sostanza la grande varietà di tipi genetici frutto dell'evoluzione, presente ad ogni generazione è la migliore garanzia di sopravvivenza.

E qual è il motore di questa diversità e resistenza umana?

Senza dubbio la cultura che è "la" cosa che caratterizza l'uomo. E sono circa 6mila le popolazioni umane che hanno sviluppato un propria cultura da quando, circa 50mila anni fa, hanno iniziato a divergere, a colonizzare il mondo e sviluppare diversi modi di vita. E questa è la nostra migliore chance di sopravvivenza rispetto alle incognite del futuro... In natura la possibilità di compiere cambiamenti si vede ogni generazione ed è affidata alla rare mutazioni chiamate verticali, invece la cultura ci permette di realizzare dei cambiamenti in linea orizzontale. Vale anche per gli animali dove si trovano culture incredibili, con sistemi di comunicazione molto sofisticati. Basti pensare alle formiche o alle api. Ma nel mondo umano le idee sono l'equivalente delle mutazioni in campo genetico e si possono trasmettere a chiunque sia in grado di comprenderle. Questa è la ragione per cui l'evoluzione culturale è immensamente più veloce di quella genetica. Per adattarci ai climi freddi della Siberia 25-30mila anni fa fu possibile grazie all'innovazione culturale dell'abito da pelliccia e dopo migliaia d'anni i corpi si sono adattati all'ambiente gelido. Basti pensare alle narici lunghe e sottili che servono a riscaldare l'aria gelata prima che arrivi ai polmoni e ai cuscinetti di grasso sotto l'occhio per non far gelare il liquido del globulo oculare e ancora gli occhi sottili tipici delle popolazioni mongole. Adattamenti biologici si trovano ad ogni latitudine e hanno richiesto millenni. Mentre oggi si compra un'attrezzatura adeguata, un buon paio di occhiali antivento e l'adattamento culturale ci permette di fare un salto di 10mila anni di adattamento biologico...

Ma la selezione poi si fa anche sulla diversità culturale tra "umani"?

Ovviamente sì. Ma non ne conosciamo sempre la direzione. Prendiamo un cittadino metropolitano occidentale e un contadino povero che zappa sul Medio Atlante marocchino. Il metropolitano può sembrare il massimo della civiltà e l'altro un povero disgraziato ma metti solo che si produca una crisi energetica da petrolio chi ne uscirà meglio? Il contadino di sicuro continuerà la sua vita. Ma noi? E' il senso biologico della compresenza di culture diverse.

E uno scienziato come si spiega il razzismo?

Non se lo spiega. Se non come lo scontro tra tifosi di diverse squadre: l'appartenenza a un gruppo dà sicurezza, identità fino a inventarsi un nemico per affermarsi. Non c'è spiegazione scientifica.

E la paura? Perché quello che conta nel crescente clima di allarme sociale esagerato, urlato, inventato è la fabbrica della paura...

Credo che la paura nasca semplicemente dal senso di insicurezza del futuro. Non sono i tanti migranti o meno in giro è il fatto di non sapere se avremo un lavoro, se ce la faremo, se riusciremo a mantenere il livello di vita dei nostri figli... Per due generazioni si è affermata la convinzione che fosse possibile per tutti una grande stabilità e sicurezza ai più alti livelli della scala sociale: sanità, istruzione, case, benessere. Questo senso di sicurezza si sta dissipando, soprattutto per la crisi economica e credo che da questo nasca la paura. Lo straniero non c'entra nulla. E' il capro espiatorio. A lui tutti i mali benché sia falso pure statiscamente. Chi commette più delitti? Chi commette più stupri? I numeri dicono gli italiani.

E cosa preoccupa di più uno scienziato?

La preoccupante e scarsissima conoscenza nelle cose più elementari della scienza da parte dei cittadini, ma vale anche per la cronoca, per i fatti, se posso permettermi. Eppure il grande vantaggio che abbiamo oggi è proprio la disponibilità straordinaria di consocenza scientifiche e tecnologiche rispetto al passato. Però sembrano non interessare. Che sia in campo biologico o per trasformare l'Italia in un paese a energie rinnovabili. Si può fare. Invece attendiamo la fine dei fossili, le catastrofi e la natura che deciderà per noi.


Autore: Claudio Jampaglia
Fonte: Liberazione




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