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Svizzera, 60% Sì a libera circolazione dei lavoratori UE

09.02.2009 - Ginevra

Gli Svizzeri hanno chiaramente detto Sì alla libera circolazione dei lavoratori tra l'UE e la Confederazione. Mentre i sondaggi prevedevano un risultato sul filo di lana, un netto 59,6 % degli elvetici ha oggi approvato il rinnovo dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea e la sua estensione a Romania e Bulgaria. Per la destra nazional-conservatrice che aveva promosso il referendum contro l'Accordo la sconfitta è cocente, mentre il governo, che si era mobilitato per l'approvazione, tira un profondo sospiro di sollievo. In gioco era infatti anche la salvaguardia dell'insieme delle intese bilaterali raggiunte negli anni tra UEe Svizzera. Solo in Ticino, il "no" ha stravinto con una valanga di 65,8 % di pareri contrari, mentre dei 26 cantoni della Confederazione, solo altri tre hanno votato contro, Svitto (Schwyz), Appenzello Interno (Appenzell) e Glaroni (Glarus), ma con percentuali molto meno nette.

Le incertezze legate alla crisi economica non hanno spinto gli Svizzeri all'isolazionismo, malgrado la massiccia campagna dei fautori del "no" che hanno agitato lo spettro dell' invasione di lavoratori a basso costo e di un aumento della disoccupazione. Hanno invece fatto breccia gli argomenti del governo che, appoggiato dagli imprenditori e dal mondo economico, ha messo in guardia dalla via solitaria. Le relazioni tra Svizzera e UE- di gran lunga il più importante partner economico del Paese alpino - sono disciplinate da accordi bilaterali e in particolare dagli accordi economici dei Bilaterali I, approvati a grande maggioranza dagli svizzeri nel 2000. L'Accordo sulla libera circolazione delle persone è giuridicamente legato agli altri sei accordi dei Bilaterali I: se non fosse stato rinnovato, anche gli altri accordi rischiavano di decadere con gravi conseguenze per l'economia svizzera. Infatti - ha martellato il governo - gli accordi con l'UE migliorano l'accesso delle aziende svizzere al mercato dell'UE.

In Svizzera, inoltre, un franco su tre è guadagnato grazie alle relazioni con l'Ue. Infine, un abitante su otto in Svizzera ha un passaporto europeo e più di 400 mila svizzeri vivono e lavorano nell'UE. L'odierno "sì" degli Svizzeri non spalanca le porte della libera circolazione a Bulgaria e Romania, che avverrà solo gradualmente. "Sono molto fiera questa sera d'essere Svizzera", ha esclamato stasera la ministra degli esteri Calmy-Rey. Soddisfatto anche il partito socialista - secondo partito politico - per il quale l'elettorato elvetico ha dimostrato chiaramente la volontà di continuare e intensificare il dialogo con l'UE. Amari, gli esponenti dell'Udc, prima forza politica svizzera e solo partito membro della coalizione del governo ad aver fatto campagna per il "no": "Eravamo soli contro tutti" ed i fautori del Sì dovranno assumersi le responsabilità per la pressione sui salari, l'aumento della disoccupazione e la crescita della criminalità, ha detto il parlamentare dell'Udc Hans Fehr. Ma le parole più severe sono giunte dal Ticino, dove i frontalieri italiani sono circa 45 mila.

Il Ticino vota tradizionalmente contro l'Europa, ma il "no" non aveva mai raggiunto un risultato così ampio, tanto che la Lega dei Ticinesi ha chiesto oggi alle autorità federali di introdurre contingenti dei lavoratori provenienti dall'Ue e più controlli alle frontiere. Per il rappresentante del Partito popolare democratico, Giovanni Jelmini "il no del Ticino è anche un appello legittimo indirizzato a Berna, che chiede maggiore attenzione e considerazione per i problemi di frontiera e di sicurezza, ma anche per quelli della reciprocità negli scambi commerciali, soprattutto con la vicina Italia". La partecipazione al voto è stata del 51,5%, superiore alla media.


Fonte: ANSA




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