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Prospettive positive per i Paesi dell’Est

25.05.2005 - Milano

“Le prospettive economiche della Nuova Europa rimangono positive e le previsioni di crescita della regione si attestano, per il 2005, al 5,0 p.c. su base annua a seguito di una leggera revisione al rialzo delle stime rispetto al trimestre precedente. La dinamica di crescita appare sempre più robusta”. Così gli analisti di Ubm e dei nuclei di ricerca del network New Europe di UniCredit nell’esporre i dati inerenti i principali motori di crescita nella zona considerata: Croazia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Romania.

Entrando nel dettaglio della situazione che scaturisce dagli indicatori economici gli esperti rilevano: “Gli unici paesi che dovrebbero evidenziare un’espansione più moderata rimangono l’Ungheria (per la quale, nel 2005, si stima una variazione del 3,3 p.c.) che risente dei persistenti squilibri e fattori di rischio di carattere macroeconomico e la Croazia che paga il prezzo della sostenibilità esterna conseguita di recente e si ferma di conseguenza a una percentuale pari a 3,6”.

Il quadro esposto nella relazione che si prefigge di offrire uno spaccato dell’andamento congiunturale dell’area che sempre più spesso si usa definire con il termine di Nuova Europa anche per sottolineare la vicinanza i stretti legami istituiti tra queste realtà e l’Unione Sono gli investimenti il motore dello sviluppo Unico collante a livello di composizione della domanda interna risultano essere solo gli investimenti che si presentano alla stregua di un contributo significativo in tutta la regione.

È, infatti, mediante le spese in conto capitale, destinate in larga misura all’ampliamento della capacità produttiva e sostenute dai buoni fondamentali microeconomici, che le imprese stanno gettando le basi del futuro rafforzamento competitivo. In particolare, investimenti importanti si prevedono in Polonia, in Slovacchia e in Bulgaria, mentre un andamento calante sembra caratterizzare sia la Repubblica Ceca sia la Romania che nonostante rivelino una performance ancora positiva, esternano tutti i segnali di un comparto avviato alla graduale stabilizzazione.

Diversificato il settore consumi

Per quanto concerne la spesa destinata ai consumi privati lo spaccato si presenta particolarmente interessante. Dopo una fase di decelerazione registrata nel periodo scorso, la voce considerata dovrebbe mettere a segno un recupero nella maggior parte dei mercati della regione.

Entrando nel dettaglio delle peculiarità a livello di singoli paesi si denota che mentre la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia godono ancora dell’influenza positiva sul reddito personale scaturita dall’adesione e prevedono quindi una progressiva ripresa dei consumi la situazione si presenta diametralmente opposta in Ungheria dove la crescita dei salari inferiore alle attese potrebbe frenare la spesa delle famiglie.

I consumi privati si attestano su livelli piuttosto contenuti anche in Croazia, a causa delle politiche economiche prudenziali in atto dal 2003. La spesa al consumo rimane robusta, ma in fase di stabilizzazione, anche in Romania e Bulgaria.

In crescita il comparto export

Le esportazioni hanno esibito una performance più vigorosa del previsto nella maggior parte dei paesi della regione, malgrado l’apprezzamento valutario del primo trimestre. L’export si sta rivelando sempre più come la forza trainante di Croazia, Polonia e Repubblica Ceca. Il contributo netto delle esportazioni alla crescita si va invece riducendo in Slovacchia, principalmente a causa del rafforzamento delle importazioni. In Bulgaria sono emersi segnali preoccupanti sul fronte dell’export nei settori del tessile e dei metalli.

Allontanato il rischio inflazione

Come previsto, nei primi mesi del 2005 le pressioni inflazionistiche si sono notevolmente attenuate in tutta la regione nonostante le continue tensioni sul mercato petrolifero.

Grazie ai prezzi particolarmente bassi dei prodotti alimentari, le prospettive di inflazione appaiono decisamente favorevoli in Europa centrale. Probabile, in questo scenario, una riduzione del tasso di inflazione in Polonia e in Repubblica Ceca, poiché le banche centrali dei due paesi intendono prevenire l’insorgere di un meccanismo deflazionistico nel periodo estivo. Solo in Ungheria, l’indice dei prezzi appare esposto a rischi di rialzo a causa dei persistenti squilibri fiscali. Le prospettive di inflazione appaiono particolarmente positive in Romania, paese che vanta risultati brillanti e sostenibili sul piano della disinflazione e che si vede avviato a una chiusura di esercizio con un tasso inflazionistico attestato di poco sopra il tasso obiettivo, senza implicazioni significative in termini di performance economica.

Andamento dei cambi e politiche monetarie

Sul fronte dei cambi, i fondamentali segnalano una tendenza all’apprezzamento sia nominale che reale, ma dall’inizio della seconda settimana di marzo tutti i principali mercati della Nuova Europa hanno evidenziato una dinamica di deprezzamento nominale. Questo, però, a detta degli analisti, è stato reso possibile anche dallo scenario inflazionistico favorevole il quale ha consentito alle banche centrali di adottare politiche di allentamento monetario e quindi, alla luce delle continue pressioni generate dagli elevati prezzi del petrolio, non è soggetto a una lunga durata nel tempo dato che “in futuro sarà indispensabile conseguire il giusto equilibrio tra tassi d’interesse, disinflazione e forza dei cambi”. Dopo gli interventi restrittivi realizzati nel secondo semestre del 2004, il Comitato di politica monetaria (MPC) della Polonia ha modificato il proprio orientamento nel mese di febbraio, effettuando due tagli dei tassi tra marzo e aprile.

Un approccio improntato all’allentamento monetario è stato adottato anche dalla Banca Nazionale Ceca che dopo gli interventi di gennaio e marzo ha sorpreso i mercati con un’ulteriore manovra espansiva a fine aprile. Duplice obiettivo, invece, quello perseguito dalla Banca Centrale Slovacca: disinflazione e lotta contro un forte apprezzamento valutario mentre l’autorità monetaria ungherese continua a varare misure tese a imporre uno stop al recente indebolimento del fiorino e alle conseguenti prospettive inflazionistiche di medio periodo.

La politica monetaria di Bulgaria e Croazia è vincolata a obiettivi di stabilità del tasso di cambio. In Bulgaria, le tanto attese iniziative mirate a contenere la crescita degli impieghi e la domanda interna sono state finalmente annunciate a marzo e rafforzate ad aprile, dopo che alcune banche commerciali hanno prontamente cercato di aggirarle. In Croazia, l’orientamento di politica monetaria rimane invariato e la banca centrale continua a perseguire una bassa crescita dell’offerta di moneta, del credito e dell’indebitamento estero delle banche.

Alla luce degli importanti risultati conseguiti negli ultimi anni, il controllo dell’inflazione rimane l’obiettivo principale per le banche centrali di Romania.

Dalla disciplina all’allentamento fiscale

La disciplina fiscale rimane cruciale per tutti i paesi della regione e soprattutto per i paesi candidati all’ingresso nell’UE e dipende in maniera importante dalla performance macroeconomica complessiva. L’allentamento fiscale in atto in Bulgaria non sembra di entità tale da mettere a rischio la stabilità macroeconomica, purché la banca centrale riesca a centrare gli obiettivi di contenimento degli impieghi bancari.

In Croazia, il proseguimento del programma di consolidamento fiscale richiede interventi massicci in termini di riforma sanitaria, ristrutturazione delle aziende statali in perdita e accelerazione delle privatizzazioni. In conclusione, le prospettive dell’intera regione e dei singoli paesi dipendono dal quadro politico sia internazionale sia nazionale. Sul piano internazionale, il processo di integrazione nell’UE e il clima generale nei confronti dell’UE hanno svolto un ruolo importante negli ultimi mesi.

La Bulgaria e la Romania beneficiano della recente sottoscrizione dei Trattati di adesione. In Croazia, invece, il rinvio dei negoziati per l’ingresso nell’UE, causato dalla mancata collaborazione con il Tribunale dell’Aja, comporta il rischio di un rallentamento della crescita e di un maggiore euroscetticismo.

Un eventuale ritardo prolungato potrebbe arrecare conseguenze negative per l’economia del paese in termini di minori flussi di capitali e decelerazione congiunturale. Infine, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Polonia e la Bulgaria attraversano una fase “politicamente movimentata” che non sembra, però, influire sulla situazione economica di breve termine. Anzi, nel complesso, le prospettive della regione su base annua rimangono positive malgrado le differenze a livello di singoli paesi e alcuni fattori da monitorare.


Fonte: La Voce del Popolo


Per approfondire: Notizie di Economia



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