Home | Notizie | Forum | Club | Cerca 
Subscribe
Share/Save/Bookmark

Bulgaro
     
         Utente: non registrato, entra
  
I generali hanno deciso di "liberare" la Bulgaria

21.11.1989 - Sofia

Ha scelto la platea migliore, giovani e operai qualificati, per il suo primo bagno di folla alla Gorbaciov. Ha promesso di costruire uno Stato di diritto insieme al popolo, come i suoi amici ungheresi. Bulgaria, alba della libertà: Petar Mladenov, il nuovo leader bulgaro, ha parlato ieri alla Sredez, la più moderna fabbrica della capitale, che insieme a ditte italiane produce ed esporta piccoli veicoli industriali, e ha trovato il pubblico per rispondere con una mano tesa ai cinquantamila scesi in piazza sabato all’appello dell’opposizione. Operai in tuta blu e coppie anziane che avevano rimesso gli abiti buoni del tempo antico, poi tanti giovani in jeans e scarpe da jogging, erano ad ascoltarlo. Non possiamo crederci dicevano è finita un' epoca.

Mladenov ricorda che il famigerato articolo 273 del codice penale è stato appena abolito: chi critica il governo non rischia più due anni di gulag, e l’amnistia è decretata. Gli anziani si guardano commossi, giovani coppie si tengono a braccetto, molti sventolano rose e garofani. Nei volti come nelle prime, timide audacie del look delle ragazze, è scomparso l’antico segno di trentacinque anni di paura, ha fatto posto all’euforia e alla speranza. Una folla felice, restituita al carattere allegro dei bulgari, festeggia sotto un sole invernale la più giovane delle primavere dell’altra Europa.

Non possiamo ancora crederci dopo trentacinque anni non ci crediamo ancora, questi nuovi dirigenti potevano perdere la loro battaglia, ora noi improvvisamente respiriamo, è ancora soltanto un inizio dal futuro incerto, dice il giovane scrittore Ivancev. Altre testimonianze gli danno ragione. Mladenov e i suoi hanno rischiato fino all’ultimo che su di loro si abbattesse la vendetta del patriarca.

Ecco la storia della Rivoluzione d' Ottobre, il colpo di palazzo dei giovani leoni vittoriosi grazie alla scelta morale di un alleato inatteso ma invincibile, il primo soldato del paese. E' il 24 ottobre quando Petar Mladenov, allora ministro degli Esteri, presenta a Zhivkov una lettera di dimissioni indignata ed amara. Burocrazia, corruzione, nepotismo, portano il paese alla rovina, scrive.

Mladenov aveva digerito a fatica le purghe dei liberal e la repressione della minoranza turca. Ma l’ultimo passo la promozione imposta del figlio di Zhivkov, Vladimir, a responsabile della Cultura, era troppo. Zhivkov l’aveva ottenuta in estate, preparava per l’autunno un congresso della cultura in cui il rampollo sarebbe stato consacrato a forza da un' intellighentia ribelle e fedele alle sue antiche radici europee.

Mladenov non era solo, con lui erano oltre agli intellettuali perseguitati il super ministro dell’Economia Lukanov, il primo ministro Atanassov, il capo del partito nella capitale Panev. Quattro su dieci nel Politbjuro, troppo poco contro il dittatore: Zhivkov aveva dalla sua il fedele segretario Balev, Griscia Filippov, l’amico di Breznev che aveva sciolto il ministero delle Finanze per sabotare la riforma economica, i vecchi Stojanov e Kubadinski. Così il dittatore respinge il gran rifiuto di Mladenov e si prepara a un Plenum di rivincita con un gesto che gli sarà fatale.

Difendi mio figlio, io aiuterò tua figlia nella carriera, dice Zhivkov al vecchio compagno della guerra partigiana Dobri Dzurov. Eroe della resistenza, soldato di professione, ministro della Difesa è il Kiszczak bulgaro. Conoscenze a Mosca, Budapest e Varsavia, un curriculum impeccabile di soldato e di patriota. In quei giorni d' autunno, il primo soldato di Bulgaria passa le ore più sofferte.

Solo, nel suo studio al ministero, ricorda gli anni eroici con l’amico Zhivkov alla macchia insieme contro i nazisti, ma anche altre memorie. L’amarezza per i suoi soldati usati nella repressione, la nostalgia del figlio Cavdar, pilota da caccia morto su un Mig in avaria, i racconti della figlia Aksinia, docente di storia e italianistica all’università che rifiuta le promozioni politiche offerte dal dittatore. Attento papà, la gente non è più con noi e presto scenderà in piazza, dice. Lo stesso narrano il rettore dell’università, l’economista Popov, gli accademici, i rapporti dei servizi militari, e in confidenza gli amici sovietici, l’ambasciatore Ciarapov e il suo bravissimo vice Ivanissov, uomo di Shevardnadze a Sofia. Dalle finestre del suo studio, Dzurov vede i primi cortei dei verdi e dei comunisti espulsi del club della perestrojka chiedere verità e riforme, e da solo matura la scelta finale. Voglio uno Stato di diritto Mladenov vola a Mosca, Dzurov e i giovani leoni prendono in suo nome contatti informali con i gruppi del dissenso: ecoglasnost, gli attivi ecologisti, il club della perestrojka, il movimento per l’accordo di Helsinki e il sindacato indipendente Podkrepa.

Ci sono forse contatti anche con Budapest e Varsavia. Il generale fa anche altri conti: e se il patriarca resistesse? Duemila guardie personali difendono la sua residenza. Ma dalle migliori unità militari i baschi rossi, commandos d' élite, i reparti corazzati, poi le squadriglie di Mig gli viene la garanzia dell’appoggio. Nuovi segni di svolta: il Forum ecologico europeo si tiene a Sofia, e torna in Bulgaria da eroina una redattrice di Radio Europa Libera che era esule da trent’anni. Così si arriva al 9 dicembre, l’ufficio politico si riunisce. Zhivkov ha già pronto un intervento da vincitore quando apprende che deve presentare le dimissioni, il suo compagno d' armi ha scelto la fedeltà al paese.

E il giorno dopo il Cc orfano si piega ai nuovi leader. Dzurov ha gettato nella battaglia tutto il suo peso. Ha convinto il vecchio Kubadinski e altri indecisi a votare per Mladenov. E' il voto, finisce un regime. Voglio uno Stato di diritto e poteri reali per il Parlamento, promette due giorni dopo il nuovo leader all’assemblea nazionale.

Venerdì scorso, ha poi ricevuto a sorpresa i capi del dissenso promettendo libertà per la cultura, poi i massimi dirigenti militari ringraziandoli del loro appoggio. Si arriva così alla manifestazione di sabato, i dissidenti chiedono un processo al dittatore deposto ma appoggiano Mladenov forti della piazza.

Domenica, l’ultimo strappo: al più popolare programma televisivo torna il giornalista Kevorkian epurato da Zhivkov mesi prima e manda in onda reportage sul dissenso, sul corteo di sabato, sui terremoti politici di Berlino e Praga. Gli accademici e gli economisti escono allo scoperto, si svelano come alleati di Mladenov e del generale.

Si arriva così a ieri, al bagno di folla in cui il nuovo leader ha chiesto aiuto a giovani e operai. E' una tiepida sera d' inverno a Sofia, nelle strade alberate del centro gruppi di giovani e di soldati si mischiano attorno alle radio che diffondono le noti dei cantautori russi Vissotski e Okudzhava, Sting, e il rock ungherese. Musica della euforia ribelle fino a ieri. Si brinda all’amnistia e alla perestrojka, a ungheresi e polacchi, ai ragazzi di Praga e alla futura libertà dei rumeni, e alla speranza che l’Occidente capisca e non deluda.


Autore: Andrea Tarquini
Fonte: La Repubblica




Commenta questa notizia



Notizie

04.12.1989L’Italia apre alla Bulgaria: le nuove strade del commercio
26.11.1989Danieli firma una joint venture: la prima società mista Italia-Bulgaria
24.11.1989L’Italia apre alla Bulgaria: arrivano nuove intese e una linea di credito
21.11.1989I generali hanno deciso di "liberare" la Bulgaria
19.11.1989A Sofia in centomila in piazza
18.11.1989A Sofia Mladenov diventa presidente e la folla si rivolta contro Zhivkov
17.11.1989Comincia la purga in Bulgaria



Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)