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Italia - Bulgaria, ormai è pace fatta

22.09.1988 - Sofia

Una nuova Reykjavik che faccia decollare i colloqui di Vienna sulle armi convenzionali ed apra la strada ad un accordo tra Est e Ovest su questo spinoso problema. E' questa l’idea (le proposte le può fare solo il Consiglio dei ministri) che Andreotti lancia da Sofia dove si trova da martedì sera in visita ufficiale. Il viaggio in Bulgaria del ministro degli Esteri ha avuto il duplice intento di ricucire definitivamente le relazioni tra Roma e Sofia, dopo gli anni di gelo seguiti all’attentato al papa e alla scoperta della pista bulgara, e di saggiare la disponibilità del blocco orientale ad accelerare il dialogo sul disarmo.

La prima parte della missione avviata dallo stesso Andreotti con il viaggio a Sofia del febbraio 1987 è stata portata a termine martedì sera in un salone della residenza privata del presidente Zhivkov a Pravetz, la piccola cittadina a circa settanta chilometri da Sofia che ha dato i natali al capo di Stato bulgaro.

Chiuso il capitolo papa (è un fatto superato, non so chi sia stato ad organizzare l’attentato, certamente qualcuno che voleva sabotare il dialogo Est-Ovest, ha detto Andreotti) il ministro degli Esteri ha affrontato il problema del disarmo. Inutile lamentarsi che gli accordi vengano fatti direttamente dalle superpotenze, se poi non si riescono a trovare forme che consentano partecipazioni più larghe in tempi non eterni. Su questo punto Andreotti ha trovato in Zhivkov un interlocutore più che attento ed ha quindi lanciato l’idea della nuova Reykjavik, del colpo di teatro che sblocchi lo stallo in corso a Vienna. Il leader bulgaro da parte sua si è spinto addirittura a proporre una cooperazione tra i paesi dei Balcani e quelli del Mediterraneo.

Se l’incontro con Zhivkov svoltosi alla presenza dei soli interpreti è servito a ricucire lo strappo con Sofia, i colloqui di ieri con il primo ministro Atanassov e con il ministro degli Esteri Mladenov, sono serviti ad Andreotti per mettere a punto l’interscambio tra i due paesi che dopo il gelo degli anni scorsi era precipitato a livelli minimi. La nuova fase è stata suggellata dalla firma con cui i responsabili delle due diplomazie hanno siglato un accordo sulle doppie imposizioni. D' ora in poi le imprese italiane che hanno scambi commerciali con la Bulgaria pagheranno le tasse solo nel paese di origine e non, come avveniva finora anche al governo di Sofia. Zhivkov ha poi informato Andreotti della nuova legislazione che permetterà alle imprese straniere di possedere o avere una partecipazione di maggioranza nelle società bulgare, con la possibilità di trasferire gli utili nel proprio paese.

Andreotti non ha mancato di informarsi sulla situazione interna all’Unione Sovietica. Stato-satellite di Mosca per eccellenza, la Bulgaria è un ottimo osservatorio delle vicende moscovite. Passato indenne attraverso le tempeste politiche degli anni di Stalin, Krusciov e Breznev, Zhivkov navigato pilota nei mari del socialismo reale non ha atteso un attimo per aderire al nuovo corso del Cremlino. Pur segnalando le difficoltà incontrate da Gorbaciov, per altro note, il leader bulgaro si è detto convinto che la linea della perestrojka è irreversibile e che non vi sono in Urss forze che possano effettivamente comprometterla.

Ieri Andreotti ha incontrato anche i tre vescovi bulgari, due di rito ortodosso e uno di rito latino. Quest’ultimo che con i suoi ventotto anni è il più giovane vescovo esistente e che ha terminato da poco gli studi a Roma (cosa che non mi dispiace affatto, ha detto Andreotti), ha potuto incontrare il ministro degli Esteri italiano nella chiesa di San Giuseppe in realtà un piccolo appartamento privato adibito a luogo di culto cattolico dopo la messa delle 7,30.


Autore: Alberto Flores D' Arcais
Fonte: La Repubblica


Per approfondire: Notizie di Economia



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