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Oggi a Sofia consulto dell’est Gorbaciov si prepara al summit

22.10.1985 - Sofia

Alla testa di una nutrita delegazione Gorbaciov è volato a Sofia per la riunione del Comitato politico consultivo del Patto di Varsavia: il summit di novembre si avvicina, siamo al "serrate le file" nei due campi e l’Est tiene il suo vertice tre giorni prima di quello occidentale a New York. Le finalità dei paesi leader sono le stesse, ottenere dagli alleati la ratifica palese della strategia negoziale, e mostrare all’avversario che lo schieramento è compatto.

Un vertice dei capi comunisti dell’Urss, di Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Germania orientale, Bulgaria e Romania era stato previsto nello scorso gennaio, dopo quell’appuntamento a Ginevra tra Shultz e Gromiko che apriva la strada alla ripresa del negoziato e già lasciava intravvedere sullo sfondo la probabilità di un incontro Usa-Urss al massimo livello. Ma quel vertice saltò per il progredire del male di Cernienko, morto poi ai primi di marzo, e la successiva riunione per la proroga ventennale del Patto militare si esaurì ad aprile in una cerimonia largamente formale nel corso di una mattinata.

Gorbaciov ha incontrato brevemente gli altri capi comunisti convenuti a Mosca per le esequie di Cernienko, ha avuto un colloquio a Varsavia con Jaruzelski dopo la cerimonia del rinnovo del Patto, e ha poi ricevuto in visita ufficiale al Cremlino il bulgaro Zhivkov e l’ungherese Kdr. Ma quella che la capitale bulgara ospita per due giorni è la prima discussione politica collegiale al massimo livello dei leaders comunisti dalla elezione di Gorbaciov, che dei suoi colleghi è mediamente più giovane di circa una ventina d' anni.

Il segretario del Pcus si presenta con una nuova èquipe all’appuntamento, sono cambiati rispetto alla cerimonia di aprile il primo ministro e il ministro degli Esteri. Ma della delegazione fa parte anche Andrei Gromiko - con Rizkhov, Shevardnadze, il ministro della Difesa Sokolov, il segretario del Comitato centrale per i rapporti con i paesi socialisti Rusakov, e il nuovo ministro del Commercio estero Aristov nominato appena domenica scorsa - a conferma che il presidente del Presidium mantiene come membro autorevolissimo del Politburo un ruolo certamente non trascurabile nella formulazione della politica estera sovietica.

Questa politica ha nondimeno fatto registrare dall’avvento di Gorbaciov vari segni di una complessa rielaborazione in corso, alla ricerca di una minore rigidità di impostazione ed esecuzione e di un maggior ventaglio di opzioni. E per quello che si può giudicare dai contorni generali di questa linea, rispetto ad un recente passato dovrebbe essere più agevole per il Cremlino far valere sugli alleati una esigenza di compattezza, riassorbendo alcune spinte autonome che si erano manifestate nel periodo di maggior tensione e incomunicabilità tra Mosca e Washington.

L’unanimismo rituale dei documenti non ha potuto coprire infatti una certa misura di dialettica, di articolazione e differenziazione nello schieramento della alleanza, allorchè non solo Bucarest ma anche Berlino, Budapest e persino Sofia manifestavano la tendenza a muoversi in proprio, sia pure nei margini ristretti possibili, sul fronte europeo. La tensione che si produsse nell’estate del 1984 attorno al progettato viaggio di Honecker nella Germania federale, poi rientrato chiaramente per imposizione di Mosca, ha rappresentato la manifestazione più esplicita di questa tendenza alimentata dall’immobilismo e dalla rigidità di un Cremlino paralizzato dall’alternarsi di capi malati e dall’aspro scontro di potere di cui era teatro. Rispetto a quel momento molti elementi del quadro sono cambiati, a cominciare dal consolidarsi al potere di una nuova leadership dinamica spinta da cocenti priorità di ordine interno a ricercare attivamente un netto miglioramento del clima internazionale e ad esplorare sino in fondo possibilità effettive di riduzione degli armamenti.

La novità maggiore sta tuttavia nel contesto più flessibile e articolato in cui questi obbiettivi vengono perseguiti, e in particolare nella ricerca di un approccio concettualmente nuovo alla questione dei rapporti fra le due Europe e di una riduzione della tensione sul continente. Ancora giovedì scorso la "Pravda" ha riproposto in un editoriale "l’utilità di stabilire relazioni più concrete tra il Comecon e la Comunità europea", e l’opportunità di un dialogo "su questioni internazionali specifiche" con la Comunità "nella misura in cui si presenta come una entità politica". Ripetendo allo stesso tempo che per migliorare il clima dovrebbe essere possibile creare un "modus vivendi" tra i due blocchi e arrivare a stabilire contatti fra il Patto di Varsavia e la Nato "in quanto organizzazioni".

Almeno sulla carta, è un approccio in cui i paesi dell’Europa orientale dovrebbero riconoscersi più di quanto non sia avvenuto in anni recenti, ed è motivo di interesse vedere in che misura nel comunicato finale del summit socialista questa tematica verrà ripresa e sviluppata. Per il resto non occorre molta fantasia per dire che il documento conterrà una lettura allarmata della situazione internazionale e del modo in cui ci si avvia al vertice di Ginevra, condannerà i progetti spaziali di Reagan, riaffermerà l’unità di intenti degli alleati e la determinazione di far fronte ad ogni sfida, e plaudirà alle proposte negoziali formulate dal Cremlino.


Autore: Rodolfo Brancoli
Fonte: La Repubblica


Per approfondire: La Bulgaria e la NATO | Le basi militari USA in Bulgaria



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