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Esclusione e "Social Card". La deriva del "diritto differenziale"

17.12.2008

I recenti provvedimenti assunti dal governo attraverso il cosiddetto "decreto legge anticrisi", che restringono ai soli cittadini italiani residenti l’accesso alle pur limitate prestazioni della "social card", configurano, di fatto, un istituto fondato su un meccanismo discriminatorio.

La gravità delle misure governative è rappresentata dal tentativo di riproporre la cittadinanza italiana come requisito di accesso ai diritti fondamentali; tentativo che è una pressione costante sul diritto, ma che rischia oggi di prestare legittimazione ad interventi analoghi proposti a livello di amministrazione centrale e locale.

Sotto il profilo strettamente formale, è evidente il contrasto di queste disposizioni con i principi generali di non discriminazione e di parità di trattamento, sanciti dalla carta costituzionale e dalle convenzioni, dai trattati internazionali ratificati dal nostro paese. Senza considerare le violazioni che queste stesse disposizioni determinano relativamente a normative specifiche come quelle riguardanti i cittadini non comunitari lungo soggiornanti, i rifugiati, fino a risultare in contrasto con lo stesso Testo Unico in materia di immigrazione.

Da una prospettiva più generale di analisi delle politiche del governo su stato sociale e condizione migrante, va rilevata la forte volontà politica di introdurre dispositivi di diritto separato e differenziale. Elemento della differenziazione che risulta facile oggetto di propaganda, giustificato come necessario, in un grave momento di crisi, a garantire sicurezza sociale a coloro che posseggono la cittadinanza italiana.

Sulla base di queste considerazioni, da un punto di vista giuridico è possibile intraprendere iniziative importanti in grado di ottenere risultati concreti. Iniziative che devono però esser parte di un’estesa battaglia di civiltà, radicata nella capacità di determinare su un terreno sociale una larga opposizione alle politiche dell’esclusione e del nuovo razzismo. Una mobilitazione che sappia ampliare il "noi" de "la crisi non la paghiamo" che risuona nelle piazze e nelle strade attraversate in questi mesi dai precari e dagli studenti. Un "noi" capace di parlare il linguaggio di una cittadinanza senza confini, una cittadinanza solidale contro le forme del nuovo sfruttamento.


Autore: Avv. Paolo Cognini
Fonte: meltingpot.org




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